giovedì 3 settembre 2026

Iperwriters - Sublime crudeltà

Illustrazione di Richard Andre, 1891

Iperwriters - Editoriale di Claudia Salvatori

Letteratura italiacana - 97 - Sublime crudeltà

Venerdì, ore 13. Bene, cominciamo dai cattivi presagi di Courmayeur. Alla presentazione di Sublime anima di donna non c'è pubblico: solo persone dello staff organizzativo e... gli scrittori che erano con me nella cinquina dei finalisti. Vorrei che fosse rimasta una registrazione di quel pomeriggio. A un certo punto dico di rimpiangere il tempo dell'impegno civile degli scapigliati, di rimpiangere perfino le persecuzioni e le carceri, i roghi dei secoli addietro, perché il contraltare era che si valeva, si veniva temuti e combattuti, si esisteva. Mentre oggi, per eliminare un eretico, lo si derealizza, si finge che non esista.
Infatti.... i nemici se ne stanno zitti? Certamente, ma non per pudore o rispetto. Per cancellarmi meglio.
Ma la vera disillusione, questa sì sublime, si compie tempo dopo. Forse due o tre anni dopo, mentre sto consultando alcuni agenti letterari sul mio curriculum e sulle mie possibilità future.
Incontro una donna di famiglia altolocata (gli agenti letterari lo sono quasi tutti) a cui devo riconoscere il merito della sincerità.
Sublime anima di donna? Nessuno lo avrebbe pubblicato. La Scapigliatura Lombarda è un argomento di nicchia, anzi di nicchissima. Quasi nessuno la conosce (in effetti, avrei visto su una quarta di copertina di uno dei più “alti” editori italiani che i fratelli Boito diventavano un solo). Non è certo di forte richiamo, e nessun editore avrebbe voluto vederla mixata a un thriller. A parte Tropea, a cui ho regalato il premio Scerbanenco, come un gatto che porta in bocca un topo morto al suo umano.
Già. Questo è strano e inspiegabile, no? Non affatichiamoci a spiegarlo.
I miei progetti? Mi sarebbe piaciuto curare un'antologia di autori vari su un fenomeno endemico: la nuova sofferenza maschile derivante dall'evoluzione della società e delle donne negli ultimi decenni. Difficile da proporre e da collocare. E poi, se a qualcuno venisse un'idea del genere, la curatrice sarebbe una saggista femminista pluridecorata, o un'accademica, non una persona come te.
Intendeva dire: una che nessuno si aspetta? Un'eccentrica senza famiglia e amicizie? Una troppo bassa per mirare in alto?
Non gliel'ho chiesto.
Sublime crudeltà è il titolo di un'intervista che ho rilasciato ad Andrea Carlo Cappi, uscita su M-Rivista del Mistero.

(Immagine: la regina malvagia di Biancaneve, da Grimm, "Household Fairy Tales", MacLoughlin Brothers, New York, 1891)



venerdì 14 agosto 2026

Iperwriters - Sublime illusione


Iperwriters - Editoriale di Claudia Salvatori

Letteratura italiacana - 96 - Sublime illusione

Venerdì, ore 13. Il saggio di Nicoletta di Ciolla per l'università di Manchester e la recensione di Sergio Pent sono i punti più forti della mia (uso il diminutivo intenzionalmente) carrierina. Ora so che non c'erano carriere per noi, ma nel 2001 mi pare di essere all'inizio (non al culmine) di qualcosa di solido.
Lo stato di grazia continua fin quasi all'estate, quando partecipo alla manifestazione Chiaroscuro ad Asti (12-17 giugno). Tropea sta cercando di promuovermi con grande impegno. Mi inserisce in due interventi, il mercoledì e il sabato:
Questo libro non vi farà dormire con Jake Arnott, Pieke Biermann, Laura Grimaldi, Bianca Pitzorno, Paco Ignacio Taibo II, condotto da Filippo La Porta
Questi Fantasmi con Danilo Arona, Reynaldo Gonzales, Gianfranco Nerozzi, Helga Shneider, condotto da Vittorio Lingiardi
Non ricordo bene gli avvenimenti, a parte una sensazione di gratificazione e di agio che non avrei quasi più provato e una grande corte aperta piena di pubblico, che non avrei mai più rivisto.
Al mio intervento del mercoledì (credo fosse il mercoledì) una domanda del conduttore mi spinge a rispondere che all'origine della scrittura, quando ero ancora una bambina, c'era il mio appartarmi e fantasticare, correggendo tutto quello che di sbagliato mi stava accadendo per renderlo bello e giusto. Prendo un grande applauso a scena aperta, il primo e l'ultimo della mia vita (per ora).
A cena, mi trovo seduta accanto a John Rechy, un mito, uno scrittore di cui a vent'anni avevo letto City of night, che mi aveva fulminata. John Rechy mi sorride e mi riempie il bicchiere.
Vengo invitata all'università di Verona dal professor Stefano Tani, docente di Letterature comparate, che tiene un corso monografico su Il feuilleton e la città. Spiego ai suoi allievi che gran parte del mio lavoro tratta dell'influenza dell'immaginario sulla vita e che aver vinto il Premio Scerbanenco è la chiusura di un cerchio: ero “discesa” al fumetto e ora tornavo alla letteratura “alta”. Stefano è tuttora un caro amico.
Sono esperienze che scaldano il cuore, quel che si dice “avere delle belle soddisfazioni”. Ma ero “arrivata”?
No.


(Immagine da "2001 - Odissea nello spazio")



venerdì 31 luglio 2026

Iperwriters - Sublime vincitrice


Iperwriters - Editoriale di Claudia Salvatori

Letteratura italiacana - 95 - Sublime vincitrice

Venerdì, ore 13. Quando mi telefona la segreteria del Premio Scerbanenco sono convinta che vogliano prendere accordi per la mia ospitata al Noir in Festival di Courmayeur. Invece mi annunciano la vittoria.
Un'esplosione di euforia, e un festeggiamento in famiglia (Max, io e i gatti).
Dopo, due o forse tre settimane di completo benessere. Non la chiamerei felicità, piuttosto equilibrio. Equilibrio col mondo, un sentirsi finalmente al giusto posto. Ricompensata, dopo la perdita di un lavoro importante, un anno di gestazione faticosa e un parto molto travagliato. Per non parlare degli anni pregressi, passati ad aspettare risposte da editori snob, a digerire talmente tante cattiverie e umiliazioni che se mi aprissero lo stomaco non troverebbero rospi, ma dinosauri. Sto talmente bene che mi sento perfino disposta a perdonare.
Il sito ufficiale del Premio titola: Sublime vincitrice. Si dà spazio al fatto che sia la prima donna a vincere, e avrei preferito di no, ma era scontato che lo facessero.
Certo, mi domando come sia stato possibile. Componenti della giuria che mi stimavano da tempo e il voto del pubblico online, un'incognita che credevo sfavorevole. Ma è andata. E Dio sa se me lo sono meritato. Una underdog arrivata al livello dei dog con pedigree. Sarò finalmente un cane degno di partecipare alle mostre canine? Sarò finalmente una “maestra”? Una voce autorevole? E i nemici, (i detrattori, i minimizzatori, i boicottatori, i ridicolizzatori, i falsicriticicostruttivi, i falsibenevolmente concessivi) se ne staranno finalmente zitti e a cuccia?
Anche l'esperienza a Courmayeur, tutto considerato, è abbastanza positiva. A parte qualche nota stonata. Scarsa afflluenza di pubblico vero alla mia presentazione, e la sensazione che tutto ruoti soprattutto intorno ai film, e l'interesse per i libri sia poco o nullo.
E poi la serata conclusiva con consegna ufficiale del premio che mi lascia l'amaro in bocca, come il DopoTedeschi.
Ma che cosa mi avrebbe portato il Premio Scerbanenco?
In quel periodo giocavo spesso a interrogare i King, con lancio di monetine. Il responso a questa domanda (lo ricordo ancora) è stato: Hai calpestato la coda della tigre, ma era voluto dal Cielo e non ne avrai alcun danno.

(Immagine: chinese tiger, British Museum)



mercoledì 29 luglio 2026

Floret Silva Nobilis (Versión en español)


 
Desde Buenos Aires, Argentina. la versión en español del cuento "Floret Silva Nobilis" de Andrea Carlo Cappi, traducido por Sergio Gaut vel Hartman: un argentino en la Milán de los ricos y corruptos.

sabato 11 luglio 2026

I "rossi" di Wild Bill: una storia segreta


Recensione di Andrea Carlo Cappi

Quando un libro racconta vicende autentiche ma sconosciute di spionaggio, portando alla luce non solo fatti e documenti, ma anche il lato umano delle persone coinvolte, ci rivela intere pagine di Storia finora ingiustamente trascurate. Ed è questo che fa il saggista Antonio Martino con il suo Segnali di Guerra Fredda - Gli agenti comunisti dell'OSS nella campagna d'Italia (1943-1946) (354 pagine, 27,37 euro su Amazon).
Ho conosciuto e presentato Martino alcuni anni fa, dopo avere letto il suo libro Azione di guerra, del quale scrissi anche la prefazione. In quell'occasione, l'autore ricostruiva con dovizia di dettagli un episodio dimenticato della guerra arabo-israeliana che ebbe come teatro Varazze nel 1949: agenti del neonato stato ebraico organizzarono un attentato, poi fallito, ai cantieri Baglietto, per impedire la consegna di imbarcazioni che avrebbero potuto essere impiegate nel conflitto.
Quando un anno fa Martino mi annunciò l'uscita di Segnali di Guerra Fredda, me lo procurai immediatamente, trovando molto di più di quanto promettono titolo e sottotitolo. Lo recensisco solo ora, con colpevole ritardo, ma questo non è certo un libro che perda di valore con il passare del tempo.

Durante la Seconda guerra mondiale, gli USA istituiscono il loro primo vero servizio di spionaggio, l'OSS diretto dal generale William "Wild Bill" Donovan, agenzia che nel dopoguerra sarà trasformata per breve tempo nel CIG e in seguito nella CIA, tuttora operaiva. Nell'ambito dell'OSS venne formato il cosiddetto "Communist Desk", sotto la guida del capitano Irving Goff, di cui fanno parte reduci della Brigata Lincoln della Guerra di Spagna 1936-39: i primi statunitensi ad avere combattutto contro i nazifascisti.
Come si può intuire del soprannome del gruppo, Goff e gli altri sono tutti comunisti. A loro infatti l'OSS affida i rapporti e lo scambio di informazioni con i partigiani "rossi" in Italia. E, finché il comune nemico in Europa è l'Asse, l'alleanza si rivela proficua, anche se i servizi segreti russi temono che la manovra possa consentire un'infiltrazione dell'intelligence americano tra i comunisti degli USA. 
Ma, dopo la guerra, per l'Occidente torna il pericolo dell'espansionismo stalinista, già manifestatosi anni prima con il Patto Molotov-Ribbentrop e con l'invasione russa della Finlandia, dei Paesi Baltici e della Polonia. E ora l'URSS ha sotto controllo l'Est europeo, mentre in Italia il PCI di Togliatti, strettamente legato a Mosca, è il più vasto partito comunista al di fuori del futuro Patto di Varsavia. Negli USA il Communist Desk viene sospettato di complicità con il PCI e con lo spionaggio Mosca, tanto che lo stesso generale Donovan deve giustificare la propria scelta degli agenti "rossi", malgrado fossero i più adatti in quel contesto.

Segnali di Guerra Fredda parte in realtà da molto prima, raccontando la storia completa fin dal principio: le attività del PCUSA (il partito comunista degli Stati Uniti), le biografie dei protagonisti sullo sfondo della Guerra di Spagna (scoppiata novant'anni fa in questi giorni), la nascita dell'OSS (che, aggiungo io, vide tra i consulenti un ufficiale del servizio segreto dell'Ammiragliato britannico, Ian Fleming, futuro creatore di James Bond), fino alle operazioni durante la Seconda guerra mondiale e allo "scandalo" postbellico del Communist Desk.
Il tutto è arricchito da documenti di vari servizi di intelligence e trascrizioni delle udienze della HUAC, la temuta commissione sulle attività antiamericane che scatenò la "caccia alle streghe" negli Stati Uniti del dopoguerra. Insomma, quello di Antonio Martino è un lavoro di ricerca tanto accurato quanto prezioso, anche riguardo a tematiche che - come dicevo - vanno oltre la vicenda annunciata nel titolo.
Un libro irrinunciabile non solo per chi si interessa alla realtà dello spionaggio (si trovano persino interessanti fake news d'epoca, analizzate con scrupolo dall'autore) ma anche ai più attenti cultori della Storia del Novecento.



venerdì 10 luglio 2026

Spy Game incontra Alessandro Cirillo

 

Alessandro Cirillo

Nell'ambito degli incontri con autori e autrici della collana in ebook Spy Game - Storie della Guerra Fredda di Delos Digital, oggi parliamo con Alessandro Cirillo, autore distintosi in questi ultimi anni sul campo della spy story italiana, che esordisce in "Spy Game" con il romanzo breve Nebbia di Stato e che prossimamente ritroveremo sulla pagine di Segretissimo Mondadori.



Spy Game: Raccontaci qualcosa di "Nebbia di Stato" e del suo protagonista.

Alessandro Cirillo: L’idea di “Nebbia di Stato” nasce da un soggetto diverso da quello che poi ha definito la trama finale. Tempo fa ho fatto visita a una signora che non vedevo da un po’. In quella occasione mi ha raccontato un aneddoto riguardante il marito, purtroppo mancato alcuni anni prima. Ricordo che ha parlato di documenti di vario genere rinvenuti nel suo ufficio - niente di compromettente, per carità - ma la mia mente ha iniziato a macinare una storia per un romanzo breve: una vedova che, venuta in possesso di alcune carte appartenute al marito, scopriva una torbida vicenda avvenuta negli anni Settanta in cui erano invischiati i servizi segreti.
Ho pensato a un personaggio adatto e subito mi è venuto in mente Valeriano Giraudo, agente del SID che avevo già utilizzato in un mio precedente romanzo intitolato “Pericolo all’ombra degli Invincibili”. Essendo quella storia ambientata a Torino, volevo che anche il nuovo progetto avesse la stessa collocazione.
Ho iniziato a documentarmi sul periodo storico, trovando spunti interessanti come le bische clandestine in mano alla criminalità, la Fiat che schedava i propri operai con l’aiuto di elementi delle Forze dell’Ordine, il nascente terrorismo “rosso” e la rete clandestina che il KGB utilizzava per carpire segreti industriali occidentali.
Tutto materiale perfetto per la mia trama. In “Nebbia di Stato” Giraudo si ritrova a indagare sull’omicidio del caro amico Bobo Vigliotti, progettista di Fiat Aviazione. Gli inquirenti parlano di rapina finita male, ma a lui qualcosa non torna.
Il risultato è una storia di spionaggio avvincente e realistica arricchita da alcune scene d’azione. Alla fine, l’unica cosa che manca è la vedova. Magari sarà per la prossima storia.


SG; Questa è la tua prima apparizione nella collana in ebook fondata nel 2019 da Stefano Di Marino. E nel 2025 hai curato, insieme ad Andrea Carlo Cappi, l'antologia di racconti "I Professionisti", uscita come volume 1 della collana "M-Rivista del Mistero presenta" di Ardita Edizioni, che oltre a proporre una storia di Di Marino e ad alcuni suoi brevi saggi, rappresentava un omaggio nei suoi confronti da parte degli autori italiani di spionaggio. Che cos'ha rappresentato lui per te?

AC: Nel 2021 stavo preparando un articolo per il blog "Thriller Café" riguardante il thriller d’azione. In rete c’erano diverse informazioni, tuttavia, avevo bisogno di una fonte più autorevole. Mi venne in mente di contattare l’autore che avrebbe potuto darmi tutte le risposte che cercavo: Stefano Di Marino.
Confesso che gli scrissi convinto che non mi avrebbe mai risposto. Niente di più sbagliato. Non solo Stefano mi rispose, ma mi diede degli spunti preziosi per confezionare l’articolo.
Anche se non ho avuto l’opportunità di conoscerlo di persona, penso che la sua disponibilità nei confronti di un autore emergente definisca bene la bontà d’animo e l’amore per la scrittura. Fare parte di una collana da lui fondata mi onora.


SG: Quale è stata la tua iniziazione alla spy story e perché hai scelto questo filone?

AC: Ho iniziato a scrivere dedicandomi all’action thriller. I miei primi lavori sono caratterizzati da trame lineari e tanta azione. Con il tempo la scrittura è migliorata, anche grazie ai consigli dell’amico e scrittore Giancarlo Ibba. A quel punto ho sentito l’esigenza di concepire trame che avessero un intreccio più complesso. Mi è sembrato naturale virare verso la spy story.
La mia iniziazione è avvenuta con il racconto “Lethal Omega-Diserzioni non autorizzate”, finalista del Premio Di Marino 2024. Si tratta della mia prima spy story pura, seppur caratterizzata da un esplosivo finale d’azione. Il racconto è stato pubblicato nel volume 1 di “M-Rivista del Mistero presenta”, l'antologia "I Professionisti".


SG: Alla nascita della scuola italiana di spy story, la maggior parte delle firme italiane doveva scegliere protagonisti stranieri e celarsi dietro pseudonimi esotici. Negli anni le cose sono cambiate. Nel tuo percorso tu stesso hai sempre scelto una matrice italiana.

AC: Il mio percorso come scrittore nasce da una viscerale passione per l’action thriller. Fin da ragazzo ho letto di tutto, soprattutto autori come Tom Clancy e Patrick Robinson. Con il passare del tempo ho però sentito l’esigenza di storie con protagonisti italiani, terreno che fino a una quindicina d’anni fa era molto meno battuto di oggi.
Quando ho iniziato a scrivere il mio primo romanzo, “Attacco allo Stivale”, ho pensato a una storia che avrei voluto leggere. Il mio protagonista doveva essere un agente segreto italiano e così è stato.
Negli anni e nelle pubblicazioni successive ho mantenuto questa impronta. Ho conosciuto altri autori emergenti che la pensavano come me e insieme abbiamo battezzato i nostri romanzi “Action Tricolore”.
Scrittori come Alan Altieri, Stefano di Marino e Andrea Carlo Cappi hanno dimostrato che l’azione e la spy story potevano parlare italiano. Si è trattato di un contributo importantissimo, perché per la prima volta è stato chiarito il concetto che per leggere dei buoni romanzi appartenenti a questi generi, non bisognava per forza andare a cercare autori stranieri.
Con Action Tricolore, mi piace pensare che, nel mio piccolo, anche io ho dato qualche colpo di martello per scardinare i preconcetti sugli autori e le storie italiane.

SG: Cosa distingue, secondo te, la spy story italiana da quella di altre origini?

AC: A mio parere, all’estero parlare di servizi segreti evoca subito intrighi internazionali e storie da Guerra Fredda. Da noi in Italia, complici le troppe oscure vicende che hanno caratterizzato i decenni dai Sessanta ai Novanta, i servizi segreti fanno subito pensare a implicazioni con politica e criminalità organizzata. Tutto ciò crea infinite possibilità di spunti per la spy story italiana. Questi aspetti sono in grado di poterci differenziare dagli autori stranieri.


SG; Quella che nella collana "Segretissimo" di Mondadori era stata battezzata "Legione Straniera" o "Italian Foreign Legion" - a causa degli pseudonimi, poi rivelati pubblicamente nel 2009 nell'antologia "Legion" - propone sempre più spesso autrici e autori italiani con il loro vero nome. Tra costoro, sappiamo che presto ci sarai anche tu. Cosa puoi anticiparci del tuo romanzo in uscita da "Segretissimo" nel dicembre 2026?

AC: Innanzitutto lasciatemi dire che entrare nella “Italian Foreign Legion” è per me fonte di grande orgoglio. Fino a qualche anno fa mi sembrava un traguardo inarrivabile e invece oggi mi trovo a pochi mesi dalla pubblicazione su "Segretissimo". Il risultato è frutto di impegno e di accurata ricerca per realizzare un prodotto che rispettasse tutti i canoni della collana.
Il romanzo, intitolato “Lethal Omega-Protocollo Gaashaanka”, è stato finalista al Premio Altieri - Segretissimo del 2025. Seppur non riuscendo a vincere, il lavoro è stato ritenuto pubblicabile nella collana "Segretissimo". I miei sentiti ringraziamenti vanno alla giuria del Premio e a Franco Forte per la fiducia che mi hanno accordato.
“Lethal Omega-Protocollo Gaashaanka” uscirà a dicembre. Si tratta di una storia ambientata a Mogadiscio che in qualche modo affonda le radici in una vicenda tristemente nota, avvenuta nel marzo del 1994. Il protagonista è Ludovico Leo, agente dell’Unità 11, sezione speciale dei servizi segreti italiani incaricata di operazioni particolari.
Leo, nome in codice Lethal Omega, si trova a Mogadiscio per organizzare il rientro in Italia della salma di suo zio, morto in un attentato a un ristorante, rivendicato da Al Shabaab. La sua permanenza nella capitale della Somalia si rivelerà più complicata del previsto, tra pedinamenti, combattimenti corpo a corpo e sparatorie che lo condurranno a scoprire una scomoda verità.


SG: E, in attesa di ritrovare in azione Lethal Omega non solo in "Segretissimo" ma anche in un ulteriore, prossimo volume dedicato alla spy story di "M-Rivista del Mistero presenta", invitiamo il pubblico a fare un salto nel passato, fino agli anni Settanta, con "Nebbia di Stato".



venerdì 3 luglio 2026

Iperwriters - Sublime ambizione


Iperwriters - Editoriale di Claudia Salvatori

Letteratura italiacana - 94 - Sublime ambizione

Venerdì, ore 13.
Scrivendo Sublime anima di donna avevo anche un'ambizione di tipo squisitamente intellettuale: rendere omaggio a Igino Tarchetti ed evidenziare la continuità letteraria fra l'immaginario scapigliato e la recente valorizzazione dei generi letterari di intrattenimento.
Nel romanzo mi permetto di mettere il protagonista scapigliato Gherardo Orsi in contatto con Giovanni Verga, in una corrispondenza epistolare-dibattito fra fiction fantastica alla Tarchetti e verismo.
Istruire divertendo, era l'intenzione di Tarchetti espressa nel suo Idee minime sul romanzo. Tutta la letteratura italiacana dalla seconda metà del novecento avrebbe seguito il principio opposto: Annoiare istruendo il meno possibile.
Avevo insomma raccontato un po' di storia letteraria italiana in un thriller con tutti i crismi del genere, e cercando di far comprendere da dove il genere stesso avesse avuto origine e nutrimento.
All'uscita di Sublime anima di donna c'erano ancora foto, interviste e recensioni su carta stampata. Una in particolare, su Tuttolibri de La Stampa di Torino, a firma Sergio Pent:
La Salvatori mira in alto, nasconde il suo enigma risolto senza clamori per i cultori del genere sotto gli strati di un artificio letterario denso e avviluppante... La lettrice di professione Mariarita Fortis e l'investigatrice d'assalto Stella del Fante risolvono un mistero che spinge le loro ricerche computerizzate ad anni in cui il sessantotto era stato anticipato di un secolo esatto – è il 1878 – da nomi mitici grondanti assenzio, eccessi e tisi: Tarchetti, Praga, i fratelli Boito, Rovani... La ricostruzione del passato è dEliziosa... il pregio maggiore di un thriller che mostra la volontò di cercare vie nuove nel cuore della grande letteratura: proprio qui la Salvatori si conferma la più vivace e stilisticamente attrezzata giallista italiana.
Sono nella cinquina dei finalisti per il Premio Scerbanenco, ma non credo di vincere. Perfino la mia addetta stampa, invece di dirmi cose del tipo: "Siamo i migliori, i più forti, spaccheremo", mi dice: "Sarà difficile, con scrittori di quel calibro in corsa".
Ma in un negozio cinese un commesso mi regala un piccolo budda che, dice, porterà fortuna. Ce l'ho ancora, quel buddino, dipinto di blu.

(Immagine: Igino Tarchetti)



venerdì 12 giugno 2026

Iperwriters - Sublime doppiezza


Iperwriters - Editoriale di Claudia Salvatori

Letteratura italiacana - 93 - Sublime doppiezza

Venerdì, ore 13.
Un lavoro di grande fatica e impegno, Sublime anima di donna. Doppio nei personaggi e doppio nella struttura, richiedeva molta attenzione e concentrazione nell'intrecciare passato e presente, cause ed effetti. La studiosa Nicoletta di Ciolla, nel suo lungo articolo Modernism, Scapigliatura and postmodern genre-crossing in Salvatori’s noir Sublime anima di donna, l'avrebbe decodificata e riprodotta in schemi geometrici che potete vedere qui.
Sublime anima di donna? Devo il titolo a un filone di opere che mi hanno sempre affascinata, per esempio Eva futura di Villiers de L'Isle-Adam. Il bisogno maschile di una donna perfetta, una donna che gli sia pari, dopo aver fatto nei secoli tutto il possibile perché non lo sia. Un sentimento raro e molto delicato, che avevo trattato per accenni anche ne La donna senza testa.
Il romanzo presenta inoltre una ulteriore doppiezza. La trattazione al presente era un'astuta operazione di paraculaggine commerciale, o almeno io la credevo tale. Non so se lo fosse veramente, comunque pensavo di rivolgermi a un pubblico di lettrici mie coeve, colte e in carriera, in transizione fra femminismo e superamento dello stesso. O anche di lettrici meno colte, più anziane (il target delle serie televisive crime) e più giovani che avrebbero potuto trarne stimoli per, come si diceva, “aprire gli orizzonti”. Perché dopo tutto, dai tempi di Jane Austen, sono le donne a leggere romanzi.
La trattazione al passato, invece, era la mia anima, ero io rappresentata in un movimento poetico non “decadente”, come si crede e si etichetta, ma sofferente della decadenza dell'Occidente.
Scrivere la parte al presente era una gran fatica, perché dovevo riferirmi a stati di coscienza e sentimenti che non erano sempre miei. La parte al passato, al contrario, si scriveva felicemente da sola.
La differenza di registro fra le due parti si sentiva, ma l'amalgama era riuscito, e nei libri successivi (Sublime doveva essere il primo di una serie) lo avrei perfezionato.
Come prevedevo, sondando opinioni fra amici e conoscenti, il libro è stato apprezzato in toto dalle donne. Gli uomini si sono divisi in due, trovando in genere odiose le due protagoniste e affascinante la trattazione della Scapigliatura.

(Immagine: copertina della prima edizione di Sublime anima di donna, Tropea)



venerdì 29 maggio 2026

Iperwriters - Sublime casalinga


Iperwriters - Editoriale di Claudia Salvatori

Letteratura italiacana - 92 - Sublime casalinga

Venerdì, ore 13.
Sì, mi ero permessa di abbandonare le nuvole parlanti, ma questo non significa che non ci sia stata una forte delusione, accompagnata da molta amarezza e fiammate di rabbia. Per molto tempo avrei desiderato di rimettermi a sceneggiare, come quando si smette di fumare e si sognano sigarette. Per molto tempo avrei pensato che si sarebbe ripresentata l'occasione di ricominciare.
Ma se mi guardo indietro oggi mi rendo conto che quello era il momento giusto per lasciare. La mia mente stava cambiando. Maturava un flusso di pensiero che mi portava verso i miei primitivi interessi, filosofia e storia, narrativa di altri generi e, negli ultimi anni, saggistica.
Allora mi bruciava, come mi brucia tuttora in altri contesti, essere sottostimata. E come sempre, quando tocco il fondo, reagisco con nuove idee e nuovi progetti.
Una sera, non ricordo quale, ho pensato a una detective donna, che non era certo una novità sui nostri schermi. Ma forse sarebbe stata una novità raddoppiarla. Due detective, due amiche che indagano. Poiché, si sa, le idee sono nell'aria, anche questa sicuramente lo era: e infatti sarebbero apparsi libri e film con due donne indagatrici.
Ero caduta dalle nuvole parlanti soprattutto per la frustrazione di non poter creare nulla, e ora volevo scrivere i miei libri, affermarmi con il mio nome. Credevo nel lavoro che stavo facendo con Tropea, e lui voleva pubblicarmi in hardcover con una tiratura alta.
La mie due detective sarebbero state le indagatrici dell'immaginario, del legame/conflitto fra realtà e sogno, storia e mito. Di come l'una ha origini e conseguenze nell'altro, e di come può generare crimini. La storia sarebbe stata un thriller su due livelli temporali, con un nucleo ambientato nel passato, in un passato fortemente caratterizzato, colmo di personalità, un passato “protagonista”.
E per me questo protagonista sarebbe stato la Scapigliatura Lombarda, la sola vera corrente letteraria che abbiamo avuto in Italia negli ultimi due secoli del primo millennio.
Per un anno, un intero anno, ho lavorato a Sublime anima di donna. Max lavorava a tempo pieno come traduttore e io, per la prima volta nella vita, ero casalinga. Una condizione, vi assicuro, dopo le durezze del mondo del lavoro, di tutto riposo.

(Immagine realizzata mediante AI)



giovedì 7 maggio 2026

Iperwriters - Ritirata senza disonore


Iperwriters - Editoriale di Claudia Salvatori

Letteratura italiacana - 91 - Ritirata senza disonore

Venerdì, ore 13.
Vi chiederete perché, se avevo avuto accesso alle due più ambite case editrici di fumetto italiano, non ho lottato per mantenere le posizioni raggiunte, quello che avevo conquistato.
Intanto, per prima cosa, non avevo conquistato nulla. Fornivo prestazioni seriali su personaggi e testate creati da altri, anche se inoculavo spesso sangue e immaginario miei. Con nessuno dei due editori potevo pubblicare una serie di storie con un personaggio mio.
E le mie quotazioni non erano alte quanto avrei desiderato e creduto di meritare. Quando sono scivolata fuori, nessuno dei due editori ha fatto qualcosa per trattenermi, cosa che mi confermava di non avere una “posizione”.
Alcune persone (poche) mi dicevano: "Non capisco, hanno una personalità come te e non ti usano." Il fatto è che nessuna personalità era più desiderabile. Distinguersi significava solo ingombrare.
Ero stanca. Mi sentivo a un punto morto. Non sarei mai andata oltre. E scrivere a regime forfettario, senza maturare diritti d'autore, è un lavoro usurante.
Mi ero accorta che gli appartenenti alla nuova aristocrazia avevano messo gli occhi sul fumetto, dopo aver ingoiato letteratura e cinema. Non ci sarebbe più stata sana competizione, ma solo affiliazione. Quando l'avversario è troppo forte, la ritirata non è da codardi. Ritirarsi, non smettere di combattere. E come si legge del libro del Samurai, è inutile piangere perché non viviamo nella stagione dei fiori di ciliegio.
Verso la fine della collaborazione con la Disney sono in Brianza per partecipare a un gruppo di studio per sceneggiatori. Ci viene fornita una serie di testi per scrittori e sceneggiatori di film (ne avevo già alcuni), ma la vera sorpresa è l'insegnante. Uno scrittore che ha pubblicato un giallo con Marco Tropea appena un anno dopo di me, per cui sono un'anonima sceneggiatrice, non avendomi mai conosciuta di persona. Ci fa eseguire alcuni esercizi individuali, a coppie o gruppi.
Uno scrittore di livello non superiore al mio, insomma, viene pagato per insegnarmi quello che già ho imparato a fare da sola e per cui da vent'anni mi pagano.
Avevo cominciato a scrivere e sceneggiare perché non tutti potevano farlo. Ora, grazie a un lavoro di ingegneria costruttiva, lo avrebbero fatto tutti.

(Immagine realizzata mediante AI)




giovedì 16 aprile 2026

Iperwriters - Il crepuscolo dei non-dei


Iperwriters - Editoriale di 
Claudia Salvatori

Letteratura italiacana - 90 - Il crepuscolo dei non-dei

Venerdì, ore 13. All'uscita di Superman non muore mai ero stata severamente rimproverata. I fumettisti sono dei tipi tosti che si divertono da paaaazzi! E io invece li avevo dipinti stralunati e disperati. Perché li avevo conosciuti così. Strani frutti della scuola dell'obbligo che pendevano non dagli alberi, ma dai concorsi per insegnanti e dipendenti pubblici. A domandarsi perché avessero un talento per le arti che non poteva trovare impiego. Chi si divertirebbe da pazzi in questa condizione? Piuttosto, pazzi ci si diventa, e non divertendosi affatto.
Ricordate che, molti editoriali fa, raccontavo del figlio di un operaio che aveva voluto diventare disegnatore di fumetti per non andare in fabbrica come suo padre? Bene, mi identificavo in quel disegnatore. Avevo trovato un sentiero adatto a me nella giungla delle belve, una via percorribile da quelli nati nella mia casta che avevano abbastanza immaginazione e disposizione al rischio o all'incoscienza, che poi è lo stesso.
I figli di papà avevano strade già pronte e ben comode. Ma ecco, verso la fine degli anni novanta erano sul nostro sentiero, a farci concorrenza. E loro sì, si divertivano da paaazzi! Il fumetto non era più un ghetto (o piuttosto il ghetto era stato fatto ascendere ai piani alti), e sceneggiare non era più da poveri.
L'editoria di intrattenimento popolare a fumetti è diventata sempre più piccola e stretta, come quegli isolotti erosi dalle maree e dalle eruzioni vulcaniche. Abitata da naufraghi e sorvolata da nostalgici.
Quando i vecchi giornalini straripavano dalle edicole era possibile, al culmine di una buona carriera, guadagnare di che vivere decorosamente. Durante la transizione al fumetto d'élite i compensi per sceneggiatori, anziché aumentare, sono diminuiti. Grazie al corto circuito fra vendite in picchiata e carica di nuovi sceneggiatori disposti a lavorare per pochi soldi, illusi e sfruttati.
Lo stesso è accaduto per la fiction seriale “di serie B”, divenuta un insieme di feudi governati dall'altissima borghesia radical-chic, l'aristocrazia dei giorni nostri.
Non c'era trippa per gatti di strada.
Non ricordo quando e cosa abbia sceneggiato per l'ultima volta, ma mentre scrivero Sublime anima di donna ero già disoccupata.

(Immagine realizzata mediante AI)

venerdì 3 aprile 2026

Iperwriters - Non ci sono più pecore


Iperwriters - Editoriale di Claudia Salvatori

Letteratura italiacana - 89 - Non ci sono più pecore

Venerdì, ore 13.
In realtà, non ho mai fatto parte di un gruppo di lavoro, a parte una settimana trascorsa alla sede di una emittente televisiva, fra sole donne, a ideare una sitcom erotica con sole donne sul modello di Sex and the city. sitcom mai venduta ed esperienza che mi ha confermata nei miei timori sul lavoro collettivo: se hai un'idea brillante viene manipolata, trattata con ammorbidente, limata alle attese generaliste... e infine il merito è diviso fra tutti.
Io, in un gruppo di lavoro, non solo non riesco ad avere idee brillanti, ma non posso neppure pensare e parlare. Avevo scelto di scrivere per alzarmi tardi, evitare autobus e treni e risparmiarmi la presenza fisica quotidiana di capi e colleghi. Capi e colleghi c'erano, e dovevo discutere con loro: ma l'ultima parola l'aveva il mio lavoro: che lo comprassero o no.
Così, con gioie e dolori, sono andata avanti per vent'anni. Se volete approfondire le mie vicissitudini negli anni ottanta leggete questa:
Negli anni novanta ero approdata a Bonelli, e come giallista ero stata assegnata alle testate gialle, Nick Raider (destinato a una prossima chiusura) e Julia (che non era nelle mie corde). Mi ci sono sentita stretta. In altri paesi e case editrici, per esempio la Marvel, uno sceneggiatore poteva intervenire su un personaggio innovandolo, se non sconvolgendolo. Lì non era possibile.
Per le mie vicende disneyane e la catastrofe della mia carriera da Bonelli vi rimando a questa, una delle interviste più complete che abbia rilasciato:
All'inizio degli anni duemila il mondo in cui avevo vissuto e lavorato non esisteva più. L'agenzia dei miei inizi, le case editrici che mi avevano dato di che vivere, come Ediperiodici e Lancio. La Dardo aveva chiuso. Topolino sarebbe passato alla Panini.
Gli sceneggiatori che avevo ammirato come Romano Scarpa e Carlo Chendi (quest'ultimo mio buon amico) erano in pensione. Non so che fine abbiano fatto altri che ho conosciuto a Genova, a Milano e a Roma. Spariti dal mercato, se non dal mondo.
Max e io, passeggiando sulle colline, avevamo fatto amicizia con pastori di pecore. Stavano per chiudere l'attività e non avremmo più visto il loro recinto e i loro agnelli. Noi vecchi fumettisti eravamo come quelle pecore. Non nel senso che seguivamo la coda dell'animale davanti a noi.
Nel senso che ora non si trova più pura lana.

mercoledì 25 marzo 2026

Spy Game incontra Alberto Costantini


Nell'ambito degli incontri con autori e autrici della collana in ebook Spy Game - Storie della Guerra Fredda di Delos Digital, oggi parliamo con Alberto Costantini.
Scopriamo i segreti di un autore che spazia dalla saggistica al fantastico, ma ha sempre tenuto d'occhio la spy story, fino a entrarci a pieno titolo con Missione Iraq, romanzo in tre parti pubblicato tra marzo e maggio 2026.

SG: Parlaci di Missione Iraq, pubblicata in tre uscite consecutive di Spy Game, la collana fondata dal maestro della spy story italiana Stefano Di Marino.

AC: Se è vero, come diceva Oscar Wilde, che “perdere un genitore può essere considerata una disgrazia; perderli entrambi è segno di trascuratezza”, anche perdere una spia da qualche parte in Medio Oriente non è uno scherzo, soprattutto se questa era stata intrufolata ai tempi del Duce e ancora negli anni Ottanta era operativa, nonché al centro di vicende molto, molto delicate.
Bene. Per cercarne le tracce (o rassegnarsi alla sua dipartita), occorre una copertura convincente; niente di meglio, quindi, che affiancare una donna iraqena - che da anni vive in Italia e lavora per i Servizi - ad Andrea, archeologo che ha partecipato a numerose campagne di scavo, con la perfetta, giustificata copertura di dover ispezionare un sito presumibilmente danneggiato nella dura guerra Iran-Iraq.
I due, via Tunisi e Amman, raggiungono l’Iraq, dove Andrea riprende il contatto con gli archeologi locali. Il sito risulta sul serio danneggiato, ma emergono comunque reperti che non erano stati individuati in precedenza.
Anna intanto svolge con discrezione le sue indagini…


SG: Missione Iraq rappresenta (ma se sbagliamo, correggici!) il tuo esordio ufficiale nella narrativa di spionaggio. Cosa ti ha portato a questo genere?

AC: È vero, ma tanto nei romanzi di fantascienza come in quelli storici e di avventura, di missioni non troppo diverse ne avevo già messa in campo più di una.
Qualche esempio. In Stella cadente (Premio Urania 2006), nel terzo episodio una spia americana viene paracadutata per indagare su certi strani scavi operati dai nazisti nel Norditalia, e nei romanzi La guerra dei Multimondi e L’Eresia del Multiverso gli agenti operano addirittura in un universo parallelo.
Ma Napoleone è morto ad Arcole? vede la protagonista, una spia veneta del XVIII secolo al soldo degli Inquisitori di Stato, spedita nel nostro tempo con una delicatissima missione.
Nell’ucronico Il cratere ove gorgoglia il tempo un gruppo di soldati e studiosi è incaricato di dipanare un bel mistero “scoppiato” (letteralmente) in zona nemica.
Passando ai romanzi storici, ne I Figli del Leone il giovane romano Marco deve relazionare la Repubblica sullo stato delle mura e delle difese di Cartagine, e in Attila, il Principe delle Locuste, il protagonista è un ufficiale romano specializzato nell’infiltrarsi fra i barbari.
È altresì vero che Missione Iraq è il mio primo romanzo inserito in una collana di storie di spie.


In questa vicenda, dimostri di conoscere bene il genere spionistico. Quali sono le tue esperienze come lettore o spettatore di storie di spionaggio?

Naturalmente, come tutti, ho visto dozzine di film, e come molti ho letto i classici dello spionaggio, oltre a qualche storia un po’ dozzinale, compresi ovviamente i romanzi di spionaggio-fantascienza, spionaggio-fantapolitica eccetera.
Aggiungo che fin da bambino adoravo leggere saggi di storia, soprattutto del Novecento, e mi sono appassionato alle vicende in cui spie alleate, comuniste o naziste hanno cercato di dare una svolta alla guerra, qualche volta persino riuscendoci.
Una volta deciso di cimentarmi in una spy-story senza più commistioni o simbiosi, sono partito da quello che conoscevo.
Ho insegnato per trentasette anni, quindi niente di strano se il protagonista è un docente. Ho studiato Lettere Antiche, quindi il nostro insegnate delle Medie è altresì uno storico o un archeologo. A questo punto, meglio un archeologo, e la copertura era pronta.
Avevo appena finito di rileggere il volume dedicato da De Felice all’Italia fascista durante la Guerra, comprese certe operazioni diplomatiche, ideologiche e militari in Medio Oriente. Quindi, la scelta è caduta sull’Iraq.
Da ultimo, avevo letto un saggio sul famoso “Lodo Moro”, che peraltro fu faccenda molto più complicata e prolungata nel tempo.
Ora gli ingredienti c’erano tutti; serviva soltanto una storia che reggesse il gioco narrativo.
Naturalmente, una volta impostata la trama, mi sono documentato sugli aspetti specifici e mi dispiace se a quel tempo (otto mesi fa, mica tanto) ignoravo l’esistenza di un Copilot che mi avrebbe reso la ricerca dei luoghi, dei tempi e degli eventi molto più facile.


SG: Raccontaci il tuo percorso come scrittore tra saggi a narrativa di genere.

AC: La mia è una storia bella e istruttiva, tant'è vero che la racconto in tutte le occasioni, aggiungendovi via via sempre qualche nuovo particolare.
Da bambino non sono stato il classico appassionato di romanzi che a dodici anni scrive il primo racconto e a tredici inizia a tormentare i professori perché leggano il suo giovanile capolavoro.
Dirò anzi di più e di peggio: ero il classico ragazzino non lettore, ma la colpa non era tutta mia, bensì di scelte infelici su cosa mettermi in mano; per meglio dire: di libri che sarebbero stati adattissimi a un altro bambino o un ragazzo della mia età ma che io proprio non digerivo.
Di qui la mia predilezione per la saggistica, soprattutto di Storia ma anche di popoli, viaggi, esplorazioni, luoghi strani.
Aggiungo che fin dalla terza media avevo iniziato a seguire con passione le vicende della politica, soprattutto internazionale.
Il servizio militare mi ha dato l'occasione di leggere o rileggere tutti i romanzi che mi mancavano, e gli esami di abilitazione per la scuola mi hanno costretto a un tour de force non indifferente.
A quel punto, ho scoperto che leggere mi piaceva, solo che dovevo essere io a scegliere; e dai quattordici anni in poi sono stato il Dottor Jekyll e Mister Hyde: romanzi classici come insegnante, narrativa “di genere”, possibilmente genere alto, per il mio divertimento.
Quanto allo scrivere qualcosa di mio, non ci pensavo proprio, almeno di narrativa, perché avevo già cominciato a buttare giù i primi saggi.
Le ragioni di questa repulsione le ho spiegate parecchie volte, ma una delle principali era che, soprattutto al tempo in cui ero ragazzo, odiavo i narratori che chiamavo "spudorati", ossia quelli che approfittano della pagina bianca e della finzione narrativa per spiattellare all'universo intero i loro problemi personali o esistenziali.
Così, quando ho trovato finalmente il coraggio di inventarmi io delle storie anziché limitarmi a leggere quelle degli altri, mi sono orientato verso due generi che mi consentivano un sufficiente distacco, ossia la fantascienza e il romanzo storico: come a dire due modi per allontanarmi nello spazio e nel tempo.
Visto poi che quelle storie tutto sommato mi divertivano e piacevano a qualcuno, ho insistito con questi generi, anche con qualche esito positivo, come è stato per le due volte che ho vinto il Premio Urania.
Probabilmente avrei continuato con il binomio fantascienza-storia, se sulla mia strada non avessi incontrato le premiata ditta Delos Digital, che offriva agli autori un ventaglio di possibilità fra i generi più diversi della letteratura di genere, e uso questa ripetizione consapevolmente. 
Giusto qualche giorno fa, un'intelligenza artificiale mi ha raccomandato di non mettere nel curriculum personale, da inviare a una casa editrice, la mia esperienza di scrittore di genere, rimanendo quindi sul generico, perché persino un solo accenno alla fantascienza avrebbe destinato anche un buon romanzo mainstream al cestino.
Io mi rifiuto di credere che le intelligenze artificiali che valutano i manoscritti siano state addestrate a triturare tutta la fantascienza che passa sotto i loro occhi, se occhi hanno; però è un fatto che, quando uno si trova incastrato nella letteratura di genere, viene sempre guardato con un po' di sospetto.
Un sospetto - mi si consenta di dirlo - del tutto incongruo, in quanto si può benissimo scrivere un racconto di anticipazione o un romanzo storico e vederlo vincere il Nobel per la letteratura.
Ma qui il discorso ci porterebbe lontano.
Ho quindi inviato racconti alla serie che pubblica weird e alla collana di romanzi per ragazzi, poi sono entrato nel mondo del fantasy e dei romanzi di indagine...
Tutto sommato, per uno che ha scritto tante storie d'avventura, offrirsi per una spy story non mi e sembrato neanche tanto strano.
E questa è la mia storia.



giovedì 19 marzo 2026

Iperwriters - Scuola di fumetto


Iperwriters - Editoriale di Claudia Salvatori

Letteratura italiacana - 88 - Scuola di fumetto

Venerdì, ore 13. Come dicevo, alle soglie del secondo millennio le accademie di fumetto e le scuole per sceneggiatori immettevano sul mercato vagoni di aspiranti fumettisti. Erano i figli di quelli che (pur dotati di istruzione universitaria) confondevano la sceneggiatura con la scenografia. Certamente, il mestiere di sceneggiatore era mooolto appetibile: così creatiiiiivo, così appagaaaante, così diverteeeeente!!!
Ma la grande editoria a fumetti era in sofferenza. Restavano le roccaforti, molto ambite, della Disney Italia e di Sergio Bonelli Editore. A meno di poter espatriare in America o in Giappone, reami fiabeschi delle nuvole parlanti.
La Disney Italia, dopo un decennio di forte espansione, e Bonelli, passato il boom di Dylan Dog, risentivano di un calo di vendite, come del resto le collane Mondadori di fiction da edicola. La caduta libera de Il Giallo Mondadori è parallela (e si spiega) con l'ascesa del giallo “raffinato” che appariva in libreria. Ogni editore lanciava e sosteneva il suo giallista o noirista di punta, e il pubblico seguiva questa moda, abbandonando le più “rozze” e “semplici” pubblicazioni seriali.
Nel caso del fumetto credo si sia verificato lo stesso passaggio, in modo meno evidente, più sotterraneo, impalpabile, ma con analoghi risultati: dalle edicole (che peraltro oggi sono falcidiate anche come luoghi fisici di vendita) alle fumetterie d'élite e alle fiere per un popolo di collezionisti e appassionati.
Le mie esperienze personali mi lanciavano continui segnali d'allarme. Registravo, per esempio, la tendenza ad agglomerare il lavoro in terribili brainstorming, che per me erano schiacciamenti e spremute di talenti, costitutivi dell'attuale AI. E la tendenza a incanalare i generi di fiction in regole sacre e inviolabili, a cancellare ogni impulso di originalità, stile, peculiarità di immaginario e linguaggio a favore di una omologazione dei prodotti allo scopo di fidelizzare un pubblico che peraltro progressivamente si allontanava sempre di più.
Tutto doveva essere pensato e fatto in gruppo, o da una sola persona tenuta a esprimersi come un gruppo, o da più persone tenute a esprimersi come una sola persona che serviva un target di destinazione.
Ora, io non avevo problemi a clonare strutture e linguaggi. Ma l'idea di far parte di un gruppo di lavoro mi angosciava.

("Gruppo di lavoro", immagine realizzata mediante AI, ça va sans dire)

venerdì 6 marzo 2026

Iperwriters - Il lungo addio alle nuvole parlanti


Iperwriters - Editoriale di Claudia Salvatori

Letteratura italiacana - 87 - Il lungo addio alle nuvole parlanti

Venerdì, ore 13. Mentre mi sto affannando a dare il mio modesto contributo alla letteratura italiacana, continuo a guadagnarmi da vivere scrivendo fumetti. Ma nel mondo delle nuvole parlanti le cose stanno cambiando: si affacciano nubi di tempesta (per alcuni) e nubi cariche d'oro (per altri).
Recentemente ho letto interventi e dibattiti sul passaggio dal fumetto come intrattenimento popolare al fumetto d'élite, la graphic novel assimilata ai prodotti delle letterature “alte”. La stessa transizione per cui è passato il giallo/noir/thriller, con le dovute differenze.
Un fenomeno che ha accompagnato e rispecchiato il mutamento sociale in corso negli ultimi decenni del Novecento: contrazione del mercato, concentrazione della promozione su una intellighenzia pomposa, cazzeggiante e arrogante, ed emarginazione di tutto il resto. I ricchi sempre più ricchi, i poveri sempre più poveri.
Questo fenomeno, io l'ho attraversato. Più o meno consapevole degli avvenimenti in corso, ma sempre fiutando la brutta aria che tirava .
Vedevo con sospetto corsi di scrittura creativa e corsi di sceneggiatura per film e fumetti in un contesto da sempre in crisi e ora al collasso. Plotoni di gente nutrita di belle speranze, pronta a piantare trionfalmente la bandierina sul proprio pezzo di terra, come coloni di un nuovo mondo. Ma il mondo era vecchio, e le poche terre fruttifere già occupate. Dove mai avrebbero lavorato, se gli editori chiudevano e l'inflazione di scrittori/sceneggiatori faceva crollare il valore del loro stesso lavoro?
Vedevo con sospetto le presentazioni di libri. Credo di aver assistito alle ultime presentazioni prestigiose e in grado di suscitare interesse all'inizio degli anni Ottanta. Poi, quando ha cominciato a presentare l'amico del cugino del cognato del vicino di casa, il pubblico si è giustamente allontanato. Vedevo con sospetto la microeditoria che lanciava libri destinati a sparire e poi spariva, in un flusso incessante di quella che in un'intervista definivo polvere creativa sparsa.
Ma il fumetto ha resistito più a lungo della narrativa, e io ho continuato a lavorare finché non sono uscita dall'ingranaggio, o meglio l'ingranaggio è franato. Ho smesso di sceneggiare istantaneamente, ma l'addio alle nuvole parlanti è stato lungo.

(Immagine: fumetti senza nuvole parlanti, da un fotogramma del film Fahrenheit 451 di François Truffaut, tratto dall'omonimo romanzo di Ray Bradbury)

Iperwriters - Sublime crudeltà

Illustrazione di Richard Andre, 1891 Iperwriters - Editoriale di Claudia Salvatori Letteratura italiacana - 97 - Sublime crudeltà Venerdì, o...