lunedì 2 febbraio 2026

Manuel Aguilera Povedano e il segreto nel Mediterraneo

Maiorca sotto il controllo italiano (1936-39), in grigio
il terreno acquistato per la colonia segreta.


Intervista di Andrea Carlo Cappi 

Nel luglio 1936, novant’anni fa, i nazionalisti del generale Francisco Franco si ribellarono al governo democratico della Repubblica di Spagna, dando inizio a tre anni di sanguinosa guerra civile, con il sostegno di Italia e Germania. In agosto il Duce inviò alla conquista di Maiorca i suoi legionari, agli ordini dello squadrista Arconovaldo Bonacorsi, ribattezzatosi Conte Rossi, che guidò una brutale repressione.
Al fianco dei nazionalisti, le truppe italiane presero parte anche ai combattimenti nella Spagna peninsulare. il 26 aprile 1937 l’Aviazione Legionaria si unì alla Legione Condor tedesca nel bombardamento di Guernica, causando centinaia di vittime tra i civili: è l'episodio ricordato dal celebre quadro di Picasso Guernica e la conferma che la Guerra di Spagna era il laboratorio dell'imminente Seconda guerra mondiale: nazifascismo contro democrazia. 
L’Italia dominò su Maiorca, Ibiza e Formentera fino al 1939, quando ufficialmente - dietro forti pressioni internazionali per l'occupazione illecita del territorio - restituì le isole alla Spagna, ormai peraltro caduta sotto la dittatura di Franco. Hitler e Mussolini contavano che l’alleato iberico, per gratitudine, si unisse a loro nella Seconda guerra mondiale, ma Franco preferì evitarlo, anche perché le condizioni in cui versava il paese dopo tre anni di conflitto interno erano disperate. Il dittatore spagnolo sarebbe così rimasto al potere fino alla morte, nel 1975, alla quale fecero seguito il periodo della Transizione, la democrazia e la Costituzione del 1978.

Manuel Aguilera (foto: Tolo Balaguer)

Quell’anno a Maiorca nacque Manuel Aguilera Povedano. Nel 2005, impegnato nel dottorato di ricerca in Storia, scovò nell’archivio della Stanford University, California, il dossier su una trattativa segreta del 1937: la Spagna era pronta a lasciare all’Italia le Baleari e a cederle altri territori, se in cambio Mussolini e Hitler avessero cessato di sostenere Franco. Per Aguilera fu l’inizio di un’inchiesta durata quindici anni, che avrebbe svelato pagine ignote di storia, poi raccolte nel libro Un’occasione d’oro per Mussolini (2023) pubblicato in Italia da LoGisma (El oro de Mussolini, Arzalia, 2022).
Manuel Aguilera Povedano lavora attualmente come giornalista presso il quotidiano Ultima Hora, dove pubblica articoli di storia, ed è noto anche come giocatore di calcio per la squadra FC La Cervantina, in cui militano esclusivamente scrittori Entrato in contatto con lui grazie all'amico scrittore Andrea Coco, che collaborava con il suo editore italiano, nel 2024 ho incontrato Manuel per farmi raccontare di persona le sue scoperte: appuntamento al Bar Goa in plaza Progreso a Palma di Maiorca, in cui ogni tanto ambiento scene dei miei libri.
Una versione immaginaria della conversazione figura nel mio romanzo Agente Nightshade – Legione Ombra (2024, in cui mi sostuisce l’alter ego Paco Torrent; l'intervista fu pubblicata quell’estate su Cronaca vera.


Il tuo libro Un’occasione d’oro per Mussolini si apre con una scena degna di un romanzo di Ken Follett, ma realmente avvenuta: l’incontro tra un agente segreto della Repubblica Spagnola e un collega italiano, per discutere la cessione a Roma delle Baleari, in cambio del ritiro di Mussolini dalla Guerra Civile.

Quando lessi il rapporto sull’incontro tra le due spie e vidi che si stava negoziando la vendita delle Isole Baleari, rimasi profondamente scandalizzato. Per prima cosa feci una ricerca su Google: non risultava niente. Quindi consultai esperti spagnoli e italiani: nessuno ne sapeva nulla. A quel punto mi resi conto di essere di fronte a una scoperta senza precedenti.

Da quel momento ebbe inizio la tua ricerca. Nel libro racconti anche la tua vita personale, i tuoi viaggi e i tuoi incontri durante l'inchiesta. 

Sulle prime pensavo di scrivere un reportage, ma poi capii che avrei dovuto esaminare altri testi e altri archivi. Da qui cominciò un’odissea che mi condusse a Madrid, Roma, Londra, Edimburgo, in California e di nuovo a Maiorca. Ogni viaggio era un’avventura e ho approfittato di tutte quelle esperienza per rendere più amena la lettura.

Manuel Aguilera Povedano (foto: Tolo Balaguer)

Alla fine hai portato alla luce due segreti inconfessabili. Il primo è la trattativa segreta tra Spagna e Italia (e Germania): la cessione di isole e territori a potenze straniere per non perdere tutto il resto del Paese. Significa che la Spagna già si vedeva sconfitta di fronte all’alleanza tra Franco, Mussolini e Hitler, due anni prima della fine della Guerra Civile?

Sì, nel gennaio 1937 il governo della Repubblica Spagnola era cosciente che non avrebbe potuto battere Hitler e Mussolini. Gli aiuti sovietici arrivavano tardi e male. Restava solo da giocare la carta più rischiosa: corrompere il nemico. Anche a costo di perdere territori nazionali, come le isole e il Marocco spagnolo.

Com’è possibile che non se ne sia saputo nulla, prima della sua inchiesta?

Era un tema delicatissimo. Qualche storico, come Ángel Viñas, vi accennò senza dargli peso, credo a causa della sua simpatia per la Repubblica: sapeva che parlarne gli avrebbe fatto perdere prestigio. Ora, a più di ottant’anni, la verità deve uscire alla luce, soprattutto per non ripetere mai più gli stessi errori.

Il porto di Palma di Maiorca, nel 1936 base navale italiana (fotocappi)

Nel 1936-39 Mallorca, Ibiza... tutte le Baleari eccetto Minorca erano sotto il controllo di Mussolini, tanto che - come ricordi nel tuo libro - durante il fascismo i testi scolastici di geografia le indicavano come isole italiane. Come fu vissuta quell’esperienza?

Fu una colonizzazione economica, culturale e militare. Se ce ne fosse stato il tempo, lo sarebbe stata anche a livello sociale, con l’invio previsto di centomila coloni: un abitante su quattro sarebbe stato italiano. Il Conte Rossi rovinò l’enorme prestigio di cui godeva l’Italia a Maiorca con la sua brutale repressione dell’antifascismo: fu coinvolto in centinaia di esecuzioni clandestine. Molti sostenitori della destra tradizionale e frange dell’esercito spagnolo arrivarono a odiarlo.

Il Conte Rossi in una foto celebrativa d'epoca

E così arriviamo alla seconda rivelazione: Mussolini si stava già preparando alla Seconda guerra mondiale e voleva Maiorca come base militare strategica nel Mediterraneo. Tuttavia subiva forti pressioni internazionali perché restituisse le Baleari alla Spagna. Lo promise e, in apparenza, lo fece quando Franco vinse la Guerra Civile nel 1939. In realtà aveva un piano di riserva...

Infatti: comprare proprietà agricole a Maiorca e popolarle di coloni. Era lo stesso sistema che aveva impiegato a Tunisi, trasferendovi italiani e aprendo scuole e giornali.

La mappa della prevista colonia italiana a
La Albufera (Maiorca), scoperta a Roma da Manuel Aguilera

Ma alla fine né l'invasione silenziosa, né la colonia clandestina di Mussolini videro mai la luce. Anche se in teoria il terreno a La Albufera – la più estesa proprietà di tutta l'isola, oggi riserva naturale – sarebbe ancora di proprietà italiana, come forse altri terreni sull’isola. Né si sa se qualcuno abbia approfittato di quelle tenute segrete, per esempio negli anni della Guerra Fredda.

Nel mio libro dimostro, con tanto di documenti, che lo Stato italiano acquistò per cinque milioni di pesetas La Albufera, con cinque chilometri di costa a nord di Maiorca. Utilizzò alcuni prestanome del luogo che, dopo la sconfitta italiana nella Seconda guerra mondiale e la sparizione delle persone coinvolte nell’acquisto, si tennero il prezioso terreno. Ma c’è ragione di credere che l’Italia potrebbe tuttora reclamarne il possesso, poiché ci sono le prove che il suo governo l’abbia comprato.

Nel romanzo Agente Nightshade - Legione Ombra ho parlato di ipotetici sviluppi successivi delle proprietà segrete italiane a Maiorca non solo nella Guerra Fredda ma anche nella Strategia della Tensione, ricordando che negli anni Settanta proprio qui si nascose Gianni Nardi, membro delle Squadre d'Azione Mussolini, ricercato in Italia per terrorismo e identificato quando morì in un incidente d'auto sull'isola, in località Campos.
Lo scorso anno in Buio sulla frontiera, edito nella collana in ebook Spy Game-Storie della Guerra Fredda (Delos Digital). anticipavo la questione che i personaggi della mia serie Dark Duet devono affrontare nell'episodio successivo della serie, Invasione silenziosa (in vendita dal 10 febbrario 2026): un gruppo di italiani nascosti a La Albufera dal dopoguerra. Ancora una volta colgo l'occasione per ringraziare Manuel Aguilera Povedano per le pagine di storia segreta ma reale che è riuscito a portare alla conoscenza di tutti.






giovedì 22 gennaio 2026

Iperwriters - Iolanda inosservata


Iperwriters - Editoriale di Claudia Salvatori

Letteratura italiacana - 84 - Iolanda inosservata

Venerdì, ore 13. Questa volta l'uscita in libreria, pur sul bancone delle novità, è rischiosa: non posso più contare sulla moda, già evaporata, del porno al femminile. Iolanda è solo un giallo fra i tanti, e io ho commesso un fatale errore di promozione.
Avrei dovuto insistere con l'ufficio stampa perché venisse presentata come un mio personale psicodramma, atto di vivisezione e cannibalismo della mia storia famigliare. Oggi sarebbe una scontata operazione commerciale: vi vendo il femminicidio della mia prozia. Meno scontata allora. Bassa e volgare, lo so, disgustosa, ma ci vengono offerti altri modi per ottenere attenzione?
Iolanda invece è stata proposta come una storia di provincia segreta.
Avevo seminato non indizi, ma informazioni certe che lei fosse stata la mia prozia, ma se n'era accorto solo il mio editore. Fra gli altri, nessuno lo ha notato, o ha finto di non notarlo. In altri tempi se ne sarebbe parlato. E si sarebbe parlato della sindrome generazionale da me ampiamente trattata.
Iolanda, essendo una storia di morti che agiscono sui vivi non attraverso medium ma attraverso l'immaginario, contiene una forte scena necrofila:
Entro nel Mito di tutti i miti, nella Donna di tutte le donne, e lei è fantastica e unica... mi ama... sto scopando una fica morta e leggendaria, terribile e immensa, grande... e c'è molto altro in lei, oltre lei. C'è confusione, una divina confusione. Sto violentando la morte, lei è il Mistero che mi fa godere... giurerei di essere morto anch'io, come lei, e non sono mai stato più vivo.
Cerco di correggere il tiro con una locandina promozionale:
1931. A Nonantola muore assassinata Iolanda Magnoni, antenata della scrittrice. Negli anni settanta tre studenti del Dams di Bologna e un travestito sono affascinati dal fatto di cronaca e progettano di farne un film. Ma l'antico crimine estende la sua influenza fino ai tempi più recenti, in una sequenza di drammatici eventi attraverso gli anni ottanta e novanta. Una storia dark di delitto e necrofilia in cui si intrecciano e si sovrappongono i piani del reale e dell'immaginario.
Un amico, lui pure vincitore del Premio Tedeschi, mi ha organizzato una presentazione alla biblioteca di Villa Spada, a Bologna. La mia prima con un libro da libreria, e con il marchio Tropea.
A questo punto devo raccontare un fatto che mi è penoso perfino ricordare.

(Immagine: copertina di Iolanda Song - La canzone di Iolanda, riedizione da Delos Digital, 2021)


venerdì 19 dicembre 2025

Iperwriters - Iolanda e la sua sindrome

Iperwriters - Editoriale di Claudia Salvatori

Letteratura italiacana - 83 - Iolanda e la sua sindrome

Venerdì, ore 13. Alla fine ce l'ho fatta. Ho scritto un romanzo. Quello a cui pensavano le persone quando mi chiedevano: "A parte i gialli, non ti piacerebbe scrivere un vero romanzo?"
Solo che questo romanzo è anche un giallo, o piuttosto contiene tre fili di thriller. Così sottili che chi legge potrebbe anche non accorgersene. Il tono è piuttosto da romanzo generazionale e ritratto della decadenza di un'epoca.
Ce l'ho fatta: ho chiuso il cerchio fra letteratura “alta” e paraletterature trash per tornare a un prodotto che, contenendo tutte le paraletterature, raggiunge una sua dignità di scrittura. Iolanda, secondo Max, è stato il mio lavoro migliore nell'ambito della narrativa. Piace ancora oggi agli amici che lo leggono. Ha una sua eterna giovinezza.
Su La Stampa di Torino è nella classifica dei migliori thriller dell'anno, ma non entro nella cinquina del premio Scerbanenco.
Secondo me, quello che rende Iolanda unico nel suo genere è la mia analisi dell'immaginario. E' l'immaginario il vero protagonista (e il vero assassino) della storia, nelle modalità in cui muove le vite umane, in un tempo in cui, nutriti a fiction, cinema e televisione, ci si immagina più che vivere. Uno dei miei personaggi, Francine, crede di dover essere una grande attrice per aver avuto un fratello morto suicida. E' la "sindrome del fratello di Francine":
"… tutti hanno, tutti abbiamo, qualcuno o qualcosa, se non un fratello suicida, almeno una nonna protofemminista, una zia pazza che girava con la carabina a tracolla, un padre maniaco religioso... insomma tutti hanno un accidente qualsiasi, un trauma, una piaga, uno stravolgimento che li giustifichi... a diventare grandi romanzieri, grandi artisti, grandi attori, grandi qualsiasicosa.
Se non ce l’hanno nel passato, si ingegnano a crearselo nel presente, e così potete assistere a tutta una passerella di gente che si fa le pere, o si spara in moto a duecento all’ora, o trinca una bottiglia di vodka al giorno, o ruba senza averne la necessità, o fa sesso pesante nei cessi delle stazioni, o vive in case sudicie con un conto in banca di nove zeri ... gente disposta allo sregolamento più pazzo pur di essere in regola, gente che si sbatte per avere un fratello di Francine, convinta che sia il visto d’ingresso per gli Stati Uniti della creatività."

(Immagine: copertina di Iolanda Song - La canzone di Iolanda, riedizione da Delos Digital, 2020)


lunedì 8 dicembre 2025

Alex Miozzi sulle tracce della Storia


Recensione di Andrea Carlo Cappi

Sulle tracce di Agnese di Alex Miozzi è un libro, fondamentalmente noir ma non solo, scritto proprio per i miei gusti. Chi mi legge conosce la mia passione per i romanzi che procedono su diversi piani narrativi e qui se ne trovano ben tre, perfettamente correlati fra loro in un attento montaggio alternato. Due, paralleli, si svolgono tra il 1944 e il 1945; il terzo - l'elemento portante dell'intera struttura - nella Milano ancora in fase di ricostruzione del 1949. 
Un percorso segue il "Lince", capo di un gruppo di partigiani attivo a Milano, bersagliato però da agguati e arresti che lasciano sospettare un tradimento. Un altro, nello stesso periodo, svela gradualmente la verità su Agnese Carta, insegnante di Lettere presso la scuola G. B. Tiepolo in piazza Ascoli a Milano (luogo che ben conosco, non solo perché storico esempio di architettura razionalista, ma anche perché ci ho fatto le medie negli anni '70); la donna, arrestata e deportata nel lager femminile di Ravensbrück in Germania, viene in seguito liberata perché possa svolgere un incarico inaspettato.
Il percorso narrativo principale, tra i cui capitoli sono sapientemente incastonati i flashback (tutti ben corredati da luogo e data degli eventi), vede invece una donna di nome Anna Bomard arrivare a Milano anni dopo e dare inizio a un'indagine sulle tracce, appunto, di Agnese. Si rivolge quindi a Pietro Missaglia, un ex partigiano che campa come investigatore privato (attività che in Italia cominciò a essere codificata negli anni '30, la stessa epoca che vedeva il successo della collana Il Giallo Mondadori).

Nell'arco di cinque anni molte cose sono cambiate e diverse persone coinvolte in queste storie sono scomparse durante la guerra, da un lato o dall'altro della barricata. C'è ancora qualcuno che potrebbe fare luce sul mistero di Agnese, ma forse non è un caso se muore prima che possa parlare con i protagonisti. E ben presto gli stessi Anna e Pietro diventano i bersagli di chi non vuole che si scoprano certi vecchi segreti. Alla fine però tutto viene svelato e le tre storie tra Italia e Germania si riuniscono in una sola, che riguarda da vicino il passato dei personaggi principali.
L'ambientazione dominante è la Milano a cavallo della guerra, ricostruita non solo con luoghi e atmosfere, ma anche con qualche inserto dialettale nei dialoghi (tutti resi peraltro comprensibili dall'autore), dal momento che in quegli anni si parlava ancora moltissimo il milanese. A emergere è anche un aspetto triste ma reale: la metamorfosi dei lacché di regime in personaggi falsamente immacolati nell'immediato dopoguerra, pronti prima a giocare senza pietà con le vite altrui per dimostrare il proprio zelo e dopo ad attribuire ad altri - innocenti - le proprie colpe.
Del resto, Milano con i suoi angoli oscuri rimane una città fondamentale nella storia del mystery e del noir italiani, scelta come scenario già negli anni '30 da Augusto De Angelis, per poi passare tra le mani di Giorgio Scerbanenco, Renato Olivieri e Andrea G. Pinketts.

Un altro aspetto fondamentale di questo romanzo è che, nel raccontare una storia di circa ottant'anni fa, sottolinea un aspetto che sta tornando nuovamente attuale in tutto l'Occidente. Per amor di quieto vivere, gli esseri umani non esitano ad assecondare qualsiasi regime, anche il più aberrante; anzi, talvolta lo esaltano come vera "libertà", a dispetto dei deliri e delle menzogne dei loro leader. Finché sono altri a essere deportati o uccisi, a noi va tutto bene.
Ma ogni tanto c'è qualcuno che osa disobbedire alle leggi più assurde, rischiando per questo la propria vita: in Sulle tracce di Agnese ci sono personaggi che non esitano a esporsi per salvare dal lager una ragazzina ebrea e si trovano cenni all'Operazione Valchiria, il fallito attentato a Hitler messo in atto nel 1944 dai vertici militari tedeschi per porre fine alla guerra.
A volte c'è chi scorge la verità dietro la propaganda e agisce di conseguenza. Anche se, ieri come probabilmente oggi, di solito arriva troppo tardi.

Alex Miozzi, Sulle tracce di Agnese, Neos Edizioni, 240 pagine, 20 euro

giovedì 4 dicembre 2025

Iperwriters - Iolanda e la sua canzone


Iperwriters - Editoriale di Claudia Salvatori

Letteratura italiacana - 82 - Iolanda e la sua canzone

Venerdì, ore 13. Iolanda era la sorella della mia nonna paterna, assassinata nel 1931 a colpi di pistola da un fidanzato “che non accettava di essere lasciato”. Un femminicidio, secondo la definizione odierna. Allora lo chiamavano (e avrebbero continuato a chiamarlo nei thriller fino agli anni '80) “crimine passionale”.
Fin da quando ero molto piccola sentivo raccontare in casa la storia di Iolanda. Una leggenda nera famigliare. Mio padre aveva un suo ritratto, e diceva che ne avevano fatto una canzone (il femminicidio negli anni '30 doveva essere un fatto traumatico per una piccola comunità del modenese, tale da essere elaborata sotto forma di ballata popolare).

Se di Iolanda avevano fatto una canzone, io ne avrei fatto un romanzo. Il prossimo per Tropea.
Sono andata sui luoghi del delitto, ho consultato i giornali d'epoca, parlato con una testimone ancora in vita, scoperto il nome dell'assassino.
Ho lavorato intrecciando temi e storie diversi, in livelli temporali diversi. Ho usato i miei ricordi degli anni '70 (i personaggi alle soglie del 2000 sono quarantenni nostalgici, ex studenti del DAMS e cineasti mancati) volgendoli al maschile, per parlare a un pubblico maschile (le donne leggono bisex abitualmente, gli uomini raramente, se il libro non è erotico o non ha vinto un premio).
L'elemento femminile è Iolanda, una e trina. C'è la storia della prima Iolanda nel 1931. E c'è una seconda Iolanda negli anni '70, impersonata da una drag queen che ne ha assunto l'identità, Iolanda la Tragica, Iolanda la Grande Assassinata. Modellata da suggestioni di Genet e sui travestiti che avevo conosciuto. Una terza Iolanda, negli anni '90, è la giovane nipote di Iolanda la Tragica.
Le tre Iolande vengono uccise in una catena di folle fatalità che si snoda attraverso le epoche.
L'assassino, a prescindere dalla mano che impugna l'arma, è un collettivo immaginante, la favola bella che ieri ci illuse, per citare D'Annunzio.
Al posto della canzone origininale, probabilmente perduta, ho scelto un leit-motiv da un film che la prima Iolanda potrebbe aver visto: La segretaria privata, del 1931, con Elsa Merlini e Sergio Tofano, per la regia di Goffredo Alesandrini.
Fra il mio cervello e il cuor/giammai l'accordo regnerà/l'un ragiona, l'altro vuol sognar...

(Immagine: copertina de La canzone di Iolanda, Marco Tropea Editore, 1998)


domenica 30 novembre 2025

Spy Game incontra Juri Casati

Juri Casati

Nell'ambito degli incontri con autori e autrici della collana in ebook Spy Game - Storie della Guerra Fredda di Delos Digital, oggi parliamo con Juri Casati, noto soprattutto come autore horror, ma attento sperimentatore di tutti i generi letterari, che ora infatti si rivela anche preparatissimo come autore di spionaggio con la sua novelette suddivisa in due volumi dal titolo Alba chiara: la prima parte è uscita all'inizio di novembre del 2025, la seconda parte è disponibile dal 2 dicembre. In questa intervista scopriamo i suoi trascorsi nella narrativa e il suo ingresso nella spy story.

SG: Benvenuto in questa collana fondata da Stefano Di Marino, maestro indimenticato della narrativa di spionaggio made in Italy. Parlaci del tuo Alba chiara.

Come è noto, il 10 luglio 1976 l’azienda chimica Icmesa rilasciò accidentalmente una nube di diossina, un agente chimico estremamente tossico, che avvolse la vicina città di Seveso, in Lombardia.
L’incidente suscitò enormi polemiche poiché l’Icmesa era stata accusata in passato di produrre il cosiddetto “agente arancio”, un’arma chimica che gli americani avevano largamente utilizzato durante la guerra del Vietnam. Ma la guerra in Vietnam era terminata da un anno. Cosa stava producendo adesso l’Icmesa a Seveso?
Ad alimentare ulteriormente le polemiche contribuì anche il comportamento della NATO, che inviò immediatamente a Seveso alcuni suoi uomini per monitorare la situazione. Perché lo fece?
La NATO, la CIA, gli americani insomma, c’entravano forse qualcosa con quello che era successo?
Alba chiara parte qui, da fatti e polemiche realmente avvenuti nell’Italia del 1976.


SG: E a questo punto entrarono in gioco altri attori...

I servizi segreti dei paesi dell’Europa orientale erano convinti che gli americani c’entrassero eccome ed elaborarono una spiegazione sui motivi che potevano aver spinto la NATO a testare gli effetti dell’uso della diossina sui civili. Secondo loro era un nuovo tipo di arma che non provocava vittime al momento, ma che poteva far vincere la Guerra Fredda nel giro di una generazione.
Ma per accusare gli Stati Uniti di un fatto così grave servivano prove, serviva cioè mettere le mani sul dossier che gli agenti della NATO avevano elaborato a Seveso nei giorni successivi al disastro.
Anni dopo, nel 1989, durante gli ultimi giorni della Guerra Fredda, un ufficiale della Stasi, il temibile servizio segreto della Germania Est, capì che era possibile recuperare quel dossier.
La Guerra Fredda sembrava ormai giunta al termine, gli americani e i loro alleati avevano vinto. Quella era l’ultima possibilità che rimaneva ai paesi del Patto di Varsavia di rovesciare l’esito della Storia.
L’intuizione che il dossier fosse ancora recuperabile venne all’ufficiale della Stasi nel modo più incredibile possibile, leggendo cioè un numero di Tv Sorrisi e Canzoni sequestrato a un ragazzo, che riportava un’intervista a Vasco Rossi nel decennale dell’uscita della sua canzone più nota, Albachiara.
Tutti i servizi dell’Europa orientale si mossero per mettere le mani su quel dossier.
Ma non tutti volevano la vittoria del socialismo.


SG: Questa novelette in due parti non era nata per Spy Game ma, quando è arrivata a Delos è risultata perfetta per la collana. Che cosa ti ha ispirato a scegliere questa storia e quel particolare momento storico?

È nato tutto un po’ per caso.
Sono partito da due spunti reali, due curiosità poco note al grande pubblico, che stavo rielaborando in storie diverse.
Da un lato mi aveva colpito leggere che la NATO avesse inviato a Seveso, nelle ore immediatamente successive all’incidente, alcuni esperti per studiare quello che i giornali di allora chiamarono “l’uomo diossinato”, cioè la persona che era stata esposta alla diossina.
Da un altro lato ero rimasto affascinato nell'apprendere che la prima versione del testo di Albachiara riguardasse il disastro di Seveso, che l’autore della prima versione del testo fosse morto di overdose e che il testo originario non fosse mai stato divulgato in seguito.
Poiché queste due curiosità avevano in comune la questione di Seveso, a un certo punto mi è venuto quasi spontaneo unire le due idee di partenza in un’unica storia.
Il genere spy story era inevitabile: se c’era di mezzo la NATO, doveva esserci di mezzo anche il suo omologo opposto, il Patto di Varsavia, cioè l’alleanza militare dei paesi comunisti europei.
Poi si è trattato di scegliere il periodo storico. Fine anni '70 o anni '80?
Devo dire che in un primo momento avevo pensato di collocare la storia direttamente nel 1976, durante le contestazioni studentesche e operaie italiane più violente. Poi però ho pensato che poteva essere la volta buona per scrivere qualcosa ambientato negli anni '80, periodo che non ero ancora riuscito a utilizzare come sfondo delle mie storie. E dire che ho sempre avuto interesse per gli anni '80 – decennio che ho attraversato quando ero bambino e ragazzo – con i suoi eccessi e le sue contraddizioni.

SG: Il che ti ha "portato" a Milano...

Se si parlava di Italia anni '80, la location non poteva che essere Milano, la Milano glamour, la “Milano da bere”, come diceva un fortunato spot pubblicitario dell’epoca. Per rendere meglio l’ambientazione ho trapuntato il testo di modi di dire, musica e cultura pop anni 80. Troverete quindi: commodore 64, paninari, yuppies, cocaina, modelle, Milan di Sacchi, I ragazzi della Terza C, Craxi, cortei sindacali, cantieri per Italia 90, felpe Best Company.
La scelta temporale mi ha anche consentito anche di smorzare i toni. La conflittualità tra spie non sarebbe stata come quella di certi film di 007, dura e pura. Sarebbe stata piuttosto una battaglia in un’epoca ideologicamente decadente – dove si affrontavano persone che non credevano più nei vecchi ideali e persone che tentavano di difenderli – e questo mi avrebbe dato la possibilità di creare personaggi con dubbi e problemi, cioè molto più realistici.

SG: Non sei abitualmente un autore di spy story, ma ti dimostri molto competente. Quali sono le tue esperienze come lettore e spettatore?

Da bravo cultore della storia degli anni '80, ho letto molta saggistica (in questo caso la saggistica equivale alla letteratura, fidatevi) riguardante la Guerra Fredda e gli stati che aderivano al Patto di Varsavia. Mi permetto per esempio di consigliare la lettura di C’era una volta la DDR di Anna Funder.
Per quanto riguarda la letteratura sono ancora legato ai grandi classici di John le Carrè, e credo che a leggerlo non si sbagli mai.
Per quanto riguarda i film il discorso si fa più complesso. Io, più che una storia nel pieno della Guerra Fredda, ho scritto una spy story a confronto quasi finito, quando cioè si erano ben delineati vincitori e vinti, un periodo narrativamente forse più interessante. E, non a caso, ho sempre apprezzato il film vecchio ma sempre bello Caccia a Ottobre Rosso.


SG: Parlaci ora del tuo percorso come scrittore.

Il mio comincia a essere un percorso lungo, ormai superiore ai vent’anni. Ho collaborato con una rivista musicale e ideato contenuti per la radio e per la pubblicità.
Ma soprattutto ho sperimentato sia il formato del racconto sia quello del romanzo, sia in cartaceo sia in digitale, cimentandomi principalmente nei diversi sottogeneri del fantastico: dal weird all’horror, dallo young adult alla fantascienza. Ma ho fatto incursioni anche nella fanfiction e nel giallo tradizionale.
Si tratta quindi di una vasta produzione, che mi ha permesso di pubblicare con diverse case editrici, tra cui Delos, Ponte alle Grazie, Profondo Rosso, La Sirena, DarkZone, Leima, Catnip, Dunwich, Echos, Esescifi, Erga.
In particolare per Delos ho già pubblicato nel 2019 Lo strangolatore di Little Rock, la storia di un serial killer che sembra scegliere le vittime a caso; e nel 2023 Il taccuino, in cui un’iscrizione su una lapide ottocentesca sembra contenere un indizio per risolvere un lontano omicidio, ma chi tenta di indagare muore.
L’ultima pubblicazione prima di oggi è stata nel 2024 con Ucciderò un’influencer, un horror per Profondo Rosso Editore.
Attualmente sto sperimentando il formato della webnovel, che per adesso è poco diffuso in Italia, ma che va per la maggiore in estremo Oriente – Giappone, Cina; Corea – cioè il mercato editoriale più ricco e innovativo.
Giuro che prima o poi scriverò un’altra spy story.

SG: E noi ti aspettiamo, ansiosi di leggerla!

Manuel Aguilera Povedano e il segreto nel Mediterraneo

Maiorca sotto il controllo italiano (1936-39), in grigio il terreno acquistato per la colonia segreta. Intervista di Andrea Carlo Cappi   Ne...