mercoledì 23 settembre 2026

Cosa c'entra Marilyn con 007?

Opera originale di Cristina Stifanic (anteprima) 

Associazioni di idee di Andrea Carlo Cappi

"Cosa c'entra Marilyn con 007?" è stato lo slogan di una recente evento a Milano con l'artista pop Cristina Stifanic (quest'anno impegnata in una serie di opere sulla celebre attrice, v. immagine in apertura), l'editore-saggista Riccardo Mazzoni e me. L'incontro si è tenuto all'Admiral Hotel, che ospita tra l'altro la vasta collezione di oggettistica legata a James Bond appartenente a Edward Coffrini Dell'Orto. La risposta più ovvia alla domanda: si tratta di due intramontabili miti cinematografici. E, per chi segue le mie pubblicazioni, la diva hollywoodiana e l'agente segreto britannico sono oggetto di due libri in cui sono presente, usciti alle soglie dell'estate 2026.
Uno, edito da Excalibur Milano, è "Marilyn - La donna più bella del mondo", in cui racconto vita, carriera, morte e misteri della diva; il volume è corredato da un'appendice di Riccardo Mazzoni sulla presenza dell'attrice nei fumetti, di una copertina del pittore Carlo Jacono (per mezzo secolo illustratore de "Il Giallo Mondadori", "Segretissimo", "La Domenica del Corriere" e molto altro), di opere originali di Cristina Stifanic e di immagini di grandi disegnatori italiani (per citarne solo alcuni: Guido Crepax, Ivo Milazzo, Sergio Toppi).
L'altro libro è "Nel mondo di James Bond", pubblicato da Edizioni Neverend, curato da Marco Donna e da questi firmato insieme a me e a Edward Coffrini Dell'Orto: una raccolta di saggi (ben informati e talvolta ironici) sul fenomeno dell'agente 007 in letteratura, cinema e fandom. Ma, risolte le necessità promozionali dei due volumi, la vera risposta alla domanda è che tra Marilyn e 007 ci sono correlazioni più sottili, alcune delle quali vedono l'attrice coinvolta suo malgrado in reali vicende di spionaggio.


Ian Fleming, nato nel 1908 e stratega dell'Ammiragliato britannico durante la Seconda guerra mondiale, diede alle stampe il primo romanzo con protagonista il suo agente segreto nel 1953; lo stesso anno Marilyn Monroe, nata Norma Jeane Mortensen nel 1926, veniva lanciata come protagonista di "Niagara" e girava "Gli uomini preferiscono le bionde". James Bond, nella sua biografia fittizia, non ha una data di nascita precisa, anche se potrebbe essere collocata fra il 1921 e il 1924.
Ambedue vivono un'infanzia da orfani: James perde i genitori da piccolo e viene allevato da una zia; la piccola Norma Jeane - il cui padre biologico si è dato alla macchia ed è stato identificato solo di recente - ha una madre (Gladys Monroe) affetta da disturbi psichici e cresce tra varie famiglie di affidamento.
La trantaseienne Marilyn muore, come sappiamo, nell'agosto 1962, Fleming nell'agosto di due anni dopo, anche se il suo personaggio continua a vivere nei sequel di scrittori autorizzati dalla società detentrce dei diritti letterari (all'epoca denominata Glidrose Ltd., oggi Ian Fleming Publications Ltd.) e nella serie di film di James Bond 007 girati a partire proprio dal 1962.


L'incontro, per così dire, tra l'attrice e l'agente avviene nel romanzo "Dalla Russia con amore" (1957): in un capitolo del libro, a Istanbul, un'enorme affissione pubblicitaria del film "Niagara", con un ritratto dell'attrice, copre l'intera parete di un edficio; un sicario bulgaro, cui Bond dà la caccia, tenta la fuga da una finestrella in corrispondenza della bocca di Marilyn. La scena viene replicata nella versione a fumetti del romanzo, disegnata da John McLusky (v. immagine qui sopra). Nella versione cinematografica del 1963, invece, l'affissione sulla parete riguarda tutt'altro film: Call Me Bwana (1963) dei produttori Saltzman & Broccoli, gli stessi della serie di James Bond, in cui è raffigurata l'attrice Anita Ekberg.
Ulteriori curiosità: nel 1961, il presidente USA John Fitzgerald Kennedy (di lì a poco amante di Marilyn) dichiara alla rivista "Life" che il romanzo di Fleming "Dalla Russia con amore" è uno dei suoi libri preferitI; sembra poi che la relativa versione cinematografica sia l'ultimo film che JFK vede prima di essere assassinato nel novembre 1963.
Va detto che Kennedy e Fleming si conoscevano di persona dal 1960 tramite amici comuni, i Leiter (da cui il cognome del collega americano di James Bond, Felix Leiter, apparso sin dal primo romanzo), i quali avevano fatto scoprire i romanzi di 007 al futuro presidente. Si racconta inoltre che Fleming (che nutriva una vaga simpatia per i rivoluzionari cubani, trasmessa anche a James Bond e riconoscibile nei racconti "Solo per i tuoi occhi" e "Un quantum di sicurezza") avesse sconsigliato di intraprendere azioni contro Fidel Castro, tanto a Kennedy quanto all'allora direttore della CIA, Allen W. Dulles. I suoi consigli non sarebbero stati seguiti. E questo potrebbe essere costato la vita tanto a Marilyn Monroe quanto a JFK, le cui vicende non solo si intrecciano tra loro, ma anche con questioni di spionaggio internazionale.


Ian Fleming non solo ha lavorato nei servizi segreti della britannica Royal Navy durante la Seconda guerra mondiale, ma in quel periodo ha anche contribuito a istruire gli USA su come allestire il loro primo vero servizio di intelligence, l'Office of Strategic Service. Nel dopoguerra, sotto la direzione dell'ex agente dell'OSS Allen W. Dulles, l'organizzazione si trasforma nella Central Intelligence Agency: la CIA, per cui nei romanzi di 007 lavora Felix Leiter.
Dulles conosce Fleming e ne legge i romanzi, tanto da tentare di far realizzare ai suoi tecnici (invano, data la tecnologia dell'epoca) il localizzatore impiegato da 007 in "Missione Goldfinger" per seguire il proprio avversario. A sua volta Fleming e il suo personaggio leggono il libro di non-fiction di Dulles "L'arte del servizio segreto" (menzionato nel romanzo postumo "L'uomo dalla pistola d'oro").
In realtà "L'arte del servizio segreto" non è stato scritto da Dulles, bensì dal suo ghostwriter, il romanziere e spia E. Howard Hunt. Data la sua esperienza come scrittore di thriller, negli anni Sessanta Hunt viene inoltre incaricato dalla CIA di realizzare una serie di romanzi su un "James Bond americano", Peter Ward, che firma con lo pseudonimo David St. John. Ma purtroppo Hunt è abile anche negli intrighi del mondo reale e rappresenta una delle figure più inquietanti dei servizi segreti statunitensi. Come vedremo tra poco, il suo nome emerge a sorpresa nella storia di Marilyn.


Dalla stazione CIA di Città del Messico, il compito principale di Hunt è stato promuovere, tramite influenza politica o veri e propri colpi di stato, l'instaurazione di regimi di estrema destra, alleati degli USA, in America Latina. Come dicevo, Kennedy e Dulles non seguono i consigli di Ian Fleming e nel 1961 tentano di rovesciare il regime castrista, ormai legato all'Unione Sovietica, che ha persino  installato missili nucleari sull'isola; per questo, sotto la direzione di Hunt, vengono addestrati reparti di esuli cubani che tentano lo sbarco a Cuba, nella Baia dei Porci.
Quando la CIA si rende conto che il suo contingente di esuli sta avendo la peggio, chiede un intervento militare su Cuba al presidente Kennedy, che rifiuta, per non coinvolgere gli USA in un'invasione. JFK costringe quindi Dulles alle dimissioni e anche Hunt, che ne è il braccio destro, vede compromessa la propria carriera. Per questo dal 1961 lo scrittore-spia odia a morte i Kennedy
Il che rende molto sospetta una fotografia in cui Hunt sembra trovarsi nella Dealey Plaza a Dallas il giorno dell'assassinio di JFK; del resto, della Commissione Warren che indaga sull'attentato (e stabilisce che l'unico responsabile fosse il fanatico filocubano Lee Harvey Oswald) fa parte anche Allen W. Dulles. Lasciata la CIA nel 1970, E. Howard Hunt passa al servizio personale del presidente Richard Nixon, con l'incarico di danneggiare politicamente l'immagine dei Kennedy superstiti e di spiare il Partito Democratico; ma viene scoperto e condannato per il suo coinvolgimento nello scandalo Watergate, che porta alle dimissioni di Nixon. A seguito della notorietà mondiale procurata a Hunt da tale vicenda, i romanzi con Peter Ward sono pubblicati negli anni Settanta anche in italiano, sotto il vero nome dell'autore, nella collana Segretissimo di Mondadori (con le copertine di Carlo Jacono).

Torniamo al 1962. il presidente John Kennedy è sulla lista nera della CIA, che voleva prendere Cuba; lui e suo fratello Robert, ministro della Giustizia, sono entrambi sulla lista nera di Cosa Nostra, che ha procurato loro voti ma ora è oggetto di una crociata anticrimine condotta proprio da Robert; oltretutto le gang, per le quali Cuba prima della rivoluzione era una seconda Las Vegas, hanno collaborato con la CIA nelle operazioni segrete contro Fidel Castro, sperando di ristabilire i propri traffici nell'isola.
Nel 1962, Marilyn Monroe è amante prima di John Kennedy, poi di Robert Kennedy. Ma lo è stata anche di Frank Sinatra, cantante-attore notoriamente colluso con Cosa Nostra; infatti figura come proprietario del CalNeva (albergo-casinò sul confine tra gli stati di California e Nevada, per sfruttare le leggi di quest'ultimo in favore del gioco d'azzardo), che in realtà appartiene a Sam Giancana, boss di Chicago. Ovviamente Marilyn, come tutti gli amici di Sinatra (dal cantante-attore Dean Martin all'attore Peter Lawford, marito della sorella di John e Robert Kennedy) frequenta il CalNeva.
Ij questo periodo Marilyn è sorvegliata dall'FBI, dalla CIA e da vari detective privati tra cui Fred Otash, famigerato investigatore di Hollywood. La si sospetta persino di essere una spia, perché nel contempo ha una relazione con il regista José Bolaños, che la introduce fra gli intellettuali di sinistra di Città del Messico, alcuni dei quali potrebbero essere a loro volta in contatto con agenti sovietici: la donna che divide il letto con il presidente e il ministro della Giustizia degli USA sarebbe teoricamente in grado di passare informazioni molto riservate a Mosca.

Marilyn e Bolaños, da "Modern Screen", gennaio 1965

C'è però una conttraddizione stridente: Bolaños è nell'ambiente della sinistra a Città del Messico, ma risulta anche essere amico di E. Howard Hunt, che non solo è tuttaltro che di sinistra ed è un nemico dei Kennedy, ma pure un agente della CIA che a lungo ha operato da quelle parti. È una singolare coincidenza, oppure Bolaños è una spia infiltrata da Hunt tra gli intellettuali socialisti e comunisti? Ed è stato messo a fianco di Marilyn (che in quel momento è amante dei Kennedy) per fornire informazioni su di lei? E viene quindi usato da Hunt, forse a sua insaputa, per una vendetta trasversale contro i Kennedy, o addirittura un avvertimento per il destino che attende tanto John quanto Robert (assassinato nel 1968, quando si candida a nuovo presidente)?
Nel mio libro ero riuscito a smontare molte delle tesi complottiste sulla morte dell'attrice: potrebbe non essersi trattato di suicidio, tantomeno di omicidio, bensì di un'overdose accidentale, dovuta alla scarsa attenzione che Marilyn prestava ai farmaci di cui abusava; gli strani movimenti di quella notte in casa della diva potrebbero essere spiegati da una frenetica ricerca di materiale compromettente per i Kennedy, che non doveva arrivare alla stampa; le mancanze dell'inchiesta potrebbero essere dovute a clamorose sviste e a pressioni dall'alto per chiudere in fretta il caso.
Eppure, quando pensavo di avere smontato ogni tesi cospirazuonista, in un articolo dello scrittore Norman Mailer ho scoperto il legame Bolaños-Hunt, che mi ha aperto un'intera nuova pista. L'ultima apparizione pubblica di Marilyn fu a New York il 28 maggio 1962, quando cantò "Happy Birthday, Mr. President" per John Kennedy, nato il 29. Festeggiare un compleanno in anticipo porta sfortuna: Marilyn e JFK sarebbero entrambi morti entro diciotto mesi. E nei due casi, in un modo o nell'altro, aleggia la presenza di E. Howard Hunt, un agente della CIA che si è conferito da solo la "licenza di uccidere".






giovedì 17 settembre 2026

Iperwriters - Sublime errore

Alexandre Cabanel "L'ange déchu" (1847)

Iperwriters - Editoriale di Claudia Salvatori

Letteratura italiacana - 98 - Sublime errore

Venerdì, ore 13. D'accordo, comprendo di aver mirato troppo in alto e di essermi di conseguenza ancor più abbassata. Niente innovazioni e operazioni di spessore culturale in un thriller. Solo una genialoide routine. E devo ammettere di aver commesso un errore.
I miei due personaggi femminili, una intellettuale (ispirata dalla mia simpatica e ironica editor da Tropea) e una detective privata (non una poliziotta o magistrata) non piacciono agli uomini. Non piacciono molto neppure a me, e mi rappresentano solo in parte, una minuscola parte (la passione per la ricerca di Mariarita e l'audacia di Stella).
Colleghi e conoscenti le trovano antipatiche. Un tipo pubblica online (nel frattempo sono apparsi i webrecensori) un articolo in cui mi demolisce dandomi dell'imitatrice di Danielle Steel, e lamentando che i soli uomini positivi della storia sono scapigliati morti.
Avrei dovuto usare come indagatore un protagonista maschile, come avevo sempre fatto. Le donne, singole o in coppie di poliziotte o magistrate, funzionano solo nelle serie crime televisive, non nei prodotti da libreria. La scarsa conoscenza del mercato e dei gusti del pubblico mi avevano penalizzata proprio quando avevo creduto di aver concepito un'operazione molto scaltrita.
Ma sbaglio in ogni caso, sia quando “vado dove mi porta il cuore” sia quando cerco di intuire e anticipare “quello che tira”.
La diagnosi dei miei amici è la seguente: sono troppo colta per i generi letterari e troppo di genere per le collane editoriali colte. Tradotto in termini miei: sono nata troppo in basso e scrivo troppo alto per essere ammessa fra i “migliori”.
Sublime anima di donna ha venduto poco più di tremila copie. Un successo, se si comincia con una tiratura di mille e poi si ristampa. Una catastrofe, se se ne stampano diecimila.
C'è chi credeva allora (e crede tuttora) che pubblicando un libro sia possibile comprarsi una villa. Non è così. Sono passati i tempi in cui Mondadori regalava una casa a Tellaro a Mario Soldati soltanto come anticipo sull'ultimo romanzo. Max e io volevamo vivere nell'hinterland di Milano, avere una piccola casa colonica ben ristrutturata con giardino, alberi e animali. Pensavamo di averne diritto.
No.
  




giovedì 3 settembre 2026

Iperwriters - Sublime crudeltà

Illustrazione di Richard Andre, 1891

Iperwriters - Editoriale di Claudia Salvatori

Letteratura italiacana - 97 - Sublime crudeltà

Venerdì, ore 13. Bene, cominciamo dai cattivi presagi di Courmayeur. Alla presentazione di Sublime anima di donna non c'è pubblico: solo persone dello staff organizzativo e... gli scrittori che erano con me nella cinquina dei finalisti. Vorrei che fosse rimasta una registrazione di quel pomeriggio. A un certo punto dico di rimpiangere il tempo dell'impegno civile degli scapigliati, di rimpiangere perfino le persecuzioni e le carceri, i roghi dei secoli addietro, perché il contraltare era che si valeva, si veniva temuti e combattuti, si esisteva. Mentre oggi, per eliminare un eretico, lo si derealizza, si finge che non esista.
Infatti.... i nemici se ne stanno zitti? Certamente, ma non per pudore o rispetto. Per cancellarmi meglio.
Ma la vera disillusione, questa sì sublime, si compie tempo dopo. Forse due o tre anni dopo, mentre sto consultando alcuni agenti letterari sul mio curriculum e sulle mie possibilità future.
Incontro una donna di famiglia altolocata (gli agenti letterari lo sono quasi tutti) a cui devo riconoscere il merito della sincerità.
Sublime anima di donna? Nessuno lo avrebbe pubblicato. La Scapigliatura Lombarda è un argomento di nicchia, anzi di nicchissima. Quasi nessuno la conosce (in effetti, avrei visto su una quarta di copertina di uno dei più “alti” editori italiani che i fratelli Boito diventavano un solo). Non è certo di forte richiamo, e nessun editore avrebbe voluto vederla mixata a un thriller. A parte Tropea, a cui ho regalato il premio Scerbanenco, come un gatto che porta in bocca un topo morto al suo umano.
Già. Questo è strano e inspiegabile, no? Non affatichiamoci a spiegarlo.
I miei progetti? Mi sarebbe piaciuto curare un'antologia di autori vari su un fenomeno endemico: la nuova sofferenza maschile derivante dall'evoluzione della società e delle donne negli ultimi decenni. Difficile da proporre e da collocare. E poi, se a qualcuno venisse un'idea del genere, la curatrice sarebbe una saggista femminista pluridecorata, o un'accademica, non una persona come te.
Intendeva dire: una che nessuno si aspetta? Un'eccentrica senza famiglia e amicizie? Una troppo bassa per mirare in alto?
Non gliel'ho chiesto.
Sublime crudeltà è il titolo di un'intervista che ho rilasciato ad Andrea Carlo Cappi, uscita su M-Rivista del Mistero.

(Immagine: la regina malvagia di Biancaneve, da Grimm, "Household Fairy Tales", MacLoughlin Brothers, New York, 1891)



venerdì 14 agosto 2026

Iperwriters - Sublime illusione


Iperwriters - Editoriale di Claudia Salvatori

Letteratura italiacana - 96 - Sublime illusione

Venerdì, ore 13. Il saggio di Nicoletta di Ciolla per l'università di Manchester e la recensione di Sergio Pent sono i punti più forti della mia (uso il diminutivo intenzionalmente) carrierina. Ora so che non c'erano carriere per noi, ma nel 2001 mi pare di essere all'inizio (non al culmine) di qualcosa di solido.
Lo stato di grazia continua fin quasi all'estate, quando partecipo alla manifestazione Chiaroscuro ad Asti (12-17 giugno). Tropea sta cercando di promuovermi con grande impegno. Mi inserisce in due interventi, il mercoledì e il sabato:
Questo libro non vi farà dormire con Jake Arnott, Pieke Biermann, Laura Grimaldi, Bianca Pitzorno, Paco Ignacio Taibo II, condotto da Filippo La Porta
Questi Fantasmi con Danilo Arona, Reynaldo Gonzales, Gianfranco Nerozzi, Helga Shneider, condotto da Vittorio Lingiardi
Non ricordo bene gli avvenimenti, a parte una sensazione di gratificazione e di agio che non avrei quasi più provato e una grande corte aperta piena di pubblico, che non avrei mai più rivisto.
Al mio intervento del mercoledì (credo fosse il mercoledì) una domanda del conduttore mi spinge a rispondere che all'origine della scrittura, quando ero ancora una bambina, c'era il mio appartarmi e fantasticare, correggendo tutto quello che di sbagliato mi stava accadendo per renderlo bello e giusto. Prendo un grande applauso a scena aperta, il primo e l'ultimo della mia vita (per ora).
A cena, mi trovo seduta accanto a John Rechy, un mito, uno scrittore di cui a vent'anni avevo letto City of night, che mi aveva fulminata. John Rechy mi sorride e mi riempie il bicchiere.
Vengo invitata all'università di Verona dal professor Stefano Tani, docente di Letterature comparate, che tiene un corso monografico su Il feuilleton e la città. Spiego ai suoi allievi che gran parte del mio lavoro tratta dell'influenza dell'immaginario sulla vita e che aver vinto il Premio Scerbanenco è la chiusura di un cerchio: ero “discesa” al fumetto e ora tornavo alla letteratura “alta”. Stefano è tuttora un caro amico.
Sono esperienze che scaldano il cuore, quel che si dice “avere delle belle soddisfazioni”. Ma ero “arrivata”?
No.


(Immagine da "2001 - Odissea nello spazio")



venerdì 31 luglio 2026

Iperwriters - Sublime vincitrice


Iperwriters - Editoriale di Claudia Salvatori

Letteratura italiacana - 95 - Sublime vincitrice

Venerdì, ore 13. Quando mi telefona la segreteria del Premio Scerbanenco sono convinta che vogliano prendere accordi per la mia ospitata al Noir in Festival di Courmayeur. Invece mi annunciano la vittoria.
Un'esplosione di euforia, e un festeggiamento in famiglia (Max, io e i gatti).
Dopo, due o forse tre settimane di completo benessere. Non la chiamerei felicità, piuttosto equilibrio. Equilibrio col mondo, un sentirsi finalmente al giusto posto. Ricompensata, dopo la perdita di un lavoro importante, un anno di gestazione faticosa e un parto molto travagliato. Per non parlare degli anni pregressi, passati ad aspettare risposte da editori snob, a digerire talmente tante cattiverie e umiliazioni che se mi aprissero lo stomaco non troverebbero rospi, ma dinosauri. Sto talmente bene che mi sento perfino disposta a perdonare.
Il sito ufficiale del Premio titola: Sublime vincitrice. Si dà spazio al fatto che sia la prima donna a vincere, e avrei preferito di no, ma era scontato che lo facessero.
Certo, mi domando come sia stato possibile. Componenti della giuria che mi stimavano da tempo e il voto del pubblico online, un'incognita che credevo sfavorevole. Ma è andata. E Dio sa se me lo sono meritato. Una underdog arrivata al livello dei dog con pedigree. Sarò finalmente un cane degno di partecipare alle mostre canine? Sarò finalmente una “maestra”? Una voce autorevole? E i nemici, (i detrattori, i minimizzatori, i boicottatori, i ridicolizzatori, i falsicriticicostruttivi, i falsibenevolmente concessivi) se ne staranno finalmente zitti e a cuccia?
Anche l'esperienza a Courmayeur, tutto considerato, è abbastanza positiva. A parte qualche nota stonata. Scarsa afflluenza di pubblico vero alla mia presentazione, e la sensazione che tutto ruoti soprattutto intorno ai film, e l'interesse per i libri sia poco o nullo.
E poi la serata conclusiva con consegna ufficiale del premio che mi lascia l'amaro in bocca, come il DopoTedeschi.
Ma che cosa mi avrebbe portato il Premio Scerbanenco?
In quel periodo giocavo spesso a interrogare i King, con lancio di monetine. Il responso a questa domanda (lo ricordo ancora) è stato: Hai calpestato la coda della tigre, ma era voluto dal Cielo e non ne avrai alcun danno.

(Immagine: chinese tiger, British Museum)



mercoledì 29 luglio 2026

Floret Silva Nobilis (Versión en español)


 
Desde Buenos Aires, Argentina. la versión en español del cuento "Floret Silva Nobilis" de Andrea Carlo Cappi, traducido por Sergio Gaut vel Hartman: un argentino en la Milán de los ricos y corruptos.

sabato 11 luglio 2026

I "rossi" di Wild Bill: una storia segreta


Recensione di Andrea Carlo Cappi

Quando un libro racconta vicende autentiche ma sconosciute di spionaggio, portando alla luce non solo fatti e documenti, ma anche il lato umano delle persone coinvolte, ci rivela intere pagine di Storia finora ingiustamente trascurate. Ed è questo che fa il saggista Antonio Martino con il suo Segnali di Guerra Fredda - Gli agenti comunisti dell'OSS nella campagna d'Italia (1943-1946) (354 pagine, 27,37 euro su Amazon).
Ho conosciuto e presentato Martino alcuni anni fa, dopo avere letto il suo libro Azione di guerra, del quale scrissi anche la prefazione. In quell'occasione, l'autore ricostruiva con dovizia di dettagli un episodio dimenticato della guerra arabo-israeliana che ebbe come teatro Varazze nel 1949: agenti del neonato stato ebraico organizzarono un attentato, poi fallito, ai cantieri Baglietto, per impedire la consegna di imbarcazioni che avrebbero potuto essere impiegate nel conflitto.
Quando un anno fa Martino mi annunciò l'uscita di Segnali di Guerra Fredda, me lo procurai immediatamente, trovando molto di più di quanto promettono titolo e sottotitolo. Lo recensisco solo ora, con colpevole ritardo, ma questo non è certo un libro che perda di valore con il passare del tempo.

Durante la Seconda guerra mondiale, gli USA istituiscono il loro primo vero servizio di spionaggio, l'OSS diretto dal generale William "Wild Bill" Donovan, agenzia che nel dopoguerra sarà trasformata per breve tempo nel CIG e in seguito nella CIA, tuttora operaiva. Nell'ambito dell'OSS venne formato il cosiddetto "Communist Desk", sotto la guida del capitano Irving Goff, di cui fanno parte reduci della Brigata Lincoln della Guerra di Spagna 1936-39: i primi statunitensi ad avere combattutto contro i nazifascisti.
Come si può intuire del soprannome del gruppo, Goff e gli altri sono tutti comunisti. A loro infatti l'OSS affida i rapporti e lo scambio di informazioni con i partigiani "rossi" in Italia. E, finché il comune nemico in Europa è l'Asse, l'alleanza si rivela proficua, anche se i servizi segreti russi temono che la manovra possa consentire un'infiltrazione dell'intelligence americano tra i comunisti degli USA. 
Ma, dopo la guerra, per l'Occidente torna il pericolo dell'espansionismo stalinista, già manifestatosi anni prima con il Patto Molotov-Ribbentrop e con l'invasione russa della Finlandia, dei Paesi Baltici e della Polonia. E ora l'URSS ha sotto controllo l'Est europeo, mentre in Italia il PCI di Togliatti, strettamente legato a Mosca, è il più vasto partito comunista al di fuori del futuro Patto di Varsavia. Negli USA il Communist Desk viene sospettato di complicità con il PCI e con lo spionaggio Mosca, tanto che lo stesso generale Donovan deve giustificare la propria scelta degli agenti "rossi", malgrado fossero i più adatti in quel contesto.

Segnali di Guerra Fredda parte in realtà da molto prima, raccontando la storia completa fin dal principio: le attività del PCUSA (il partito comunista degli Stati Uniti), le biografie dei protagonisti sullo sfondo della Guerra di Spagna (scoppiata novant'anni fa in questi giorni), la nascita dell'OSS (che, aggiungo io, vide tra i consulenti un ufficiale del servizio segreto dell'Ammiragliato britannico, Ian Fleming, futuro creatore di James Bond), fino alle operazioni durante la Seconda guerra mondiale e allo "scandalo" postbellico del Communist Desk.
Il tutto è arricchito da documenti di vari servizi di intelligence e trascrizioni delle udienze della HUAC, la temuta commissione sulle attività antiamericane che scatenò la "caccia alle streghe" negli Stati Uniti del dopoguerra. Insomma, quello di Antonio Martino è un lavoro di ricerca tanto accurato quanto prezioso, anche riguardo a tematiche che - come dicevo - vanno oltre la vicenda annunciata nel titolo.
Un libro irrinunciabile non solo per chi si interessa alla realtà dello spionaggio (si trovano persino interessanti fake news d'epoca, analizzate con scrupolo dall'autore) ma anche ai più attenti cultori della Storia del Novecento.



Cosa c'entra Marilyn con 007?

Opera originale di Cristina Stifanic (anteprima)  Associazioni di idee di Andrea Carlo Cappi "Cosa c'entra Marilyn con 007?" è...