Iperwriters - Editoriale di Claudia Salvatori
Letteratura italiacana - 87 - Il lungo addio alle nuvole parlanti
Venerdì, ore 13. Mentre mi sto affannando a dare il mio modesto contributo alla letteratura italiacana, continuo a guadagnarmi da vivere scrivendo fumetti. Ma nel mondo delle nuvole parlanti le cose stanno cambiando: si affacciano nubi di tempesta (per alcuni) e nubi cariche d'oro (per altri).
Recentemente ho letto interventi e dibattiti sul passaggio dal fumetto come intrattenimento popolare al fumetto d'élite, la graphic novel assimilata ai prodotti delle letterature “alte”. La stessa transizione per cui è passato il giallo/noir/thriller, con le dovute differenze.
Un fenomeno che ha accompagnato e rispecchiato il mutamento sociale in corso negli ultimi decenni del Novecento: contrazione del mercato, concentrazione della promozione su una intellighenzia pomposa, cazzeggiante e arrogante, ed emarginazione di tutto il resto. I ricchi sempre più ricchi, i poveri sempre più poveri.
Questo fenomeno, io l'ho attraversato. Più o meno consapevole degli avvenimenti in corso, ma sempre fiutando la brutta aria che tirava .
Vedevo con sospetto corsi di scrittura creativa e corsi di sceneggiatura per film e fumetti in un contesto da sempre in crisi e ora al collasso. Plotoni di gente nutrita di belle speranze, pronta a piantare trionfalmente la bandierina sul proprio pezzo di terra, come coloni di un nuovo mondo. Ma il mondo era vecchio, e le poche terre fruttifere già occupate. Dove mai avrebbero lavorato, se gli editori chiudevano e l'inflazione di scrittori/sceneggiatori faceva crollare il valore del loro stesso lavoro?
Vedevo con sospetto le presentazioni di libri. Credo di aver assistito alle ultime presentazioni prestigiose e in grado di suscitare interesse all'inizio degli anni Ottanta. Poi, quando ha cominciato a presentare l'amico del cugino del cognato del vicino di casa, il pubblico si è giustamente allontanato. Vedevo con sospetto la microeditoria che lanciava libri destinati a sparire e poi spariva, in un flusso incessante di quella che in un'intervista definivo polvere creativa sparsa.
Ma il fumetto ha resistito più a lungo della narrativa, e io ho continuato a lavorare finché non sono uscita dall'ingranaggio, o meglio l'ingranaggio è franato. Ho smesso di sceneggiare istantaneamente, ma l'addio alle nuvole parlanti è stato lungo.
(Immagine: fumetti senza nuvole parlanti, da un fotogramma del film Fahrenheit 451 di François Truffaut, tratto dall'omonimo romanzo di Ray Bradbury)
Recentemente ho letto interventi e dibattiti sul passaggio dal fumetto come intrattenimento popolare al fumetto d'élite, la graphic novel assimilata ai prodotti delle letterature “alte”. La stessa transizione per cui è passato il giallo/noir/thriller, con le dovute differenze.
Un fenomeno che ha accompagnato e rispecchiato il mutamento sociale in corso negli ultimi decenni del Novecento: contrazione del mercato, concentrazione della promozione su una intellighenzia pomposa, cazzeggiante e arrogante, ed emarginazione di tutto il resto. I ricchi sempre più ricchi, i poveri sempre più poveri.
Questo fenomeno, io l'ho attraversato. Più o meno consapevole degli avvenimenti in corso, ma sempre fiutando la brutta aria che tirava .
Vedevo con sospetto corsi di scrittura creativa e corsi di sceneggiatura per film e fumetti in un contesto da sempre in crisi e ora al collasso. Plotoni di gente nutrita di belle speranze, pronta a piantare trionfalmente la bandierina sul proprio pezzo di terra, come coloni di un nuovo mondo. Ma il mondo era vecchio, e le poche terre fruttifere già occupate. Dove mai avrebbero lavorato, se gli editori chiudevano e l'inflazione di scrittori/sceneggiatori faceva crollare il valore del loro stesso lavoro?
Vedevo con sospetto le presentazioni di libri. Credo di aver assistito alle ultime presentazioni prestigiose e in grado di suscitare interesse all'inizio degli anni Ottanta. Poi, quando ha cominciato a presentare l'amico del cugino del cognato del vicino di casa, il pubblico si è giustamente allontanato. Vedevo con sospetto la microeditoria che lanciava libri destinati a sparire e poi spariva, in un flusso incessante di quella che in un'intervista definivo polvere creativa sparsa.
Ma il fumetto ha resistito più a lungo della narrativa, e io ho continuato a lavorare finché non sono uscita dall'ingranaggio, o meglio l'ingranaggio è franato. Ho smesso di sceneggiare istantaneamente, ma l'addio alle nuvole parlanti è stato lungo.
(Immagine: fumetti senza nuvole parlanti, da un fotogramma del film Fahrenheit 451 di François Truffaut, tratto dall'omonimo romanzo di Ray Bradbury)



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