venerdì 22 settembre 2023

Iperwriters - Inverno giallo

Photo: Griffin Wooldridge on Unsplash

Iperwriters - Editoriale di Claudia Salvatori

Letteratura italiacana - 30 - Inverno giallo

Venerdì, ore 13.
È l'inverno dell'84 e fa molto freddo. Come sempre, la stagione mi manda in letargo, ma è uno stato onirico attraversato da idee e scene visualizzate. Sono chiusa in casa di Max. Ho sulle ginocchia il nostro gatto di allora, una femmina nera. intelligentissima e divenente, che abbiamo chiamato Stregatta. Fra me, l'animale e la macchina per scrivere Olivetti lettera 32 c'è una specie di sinergia. Un mese di lavoro per comporre il testo con cui partecipare al Premio Tedeschi.
Mi è tutto chiaro fin dall'inizio: giallo italiano e mystery inglese. Avrei usato un commissario corredato da una presenza femminile trasversale alle indagini, in una cornice ereditata da Agathe Christie, con riunione finale degli indiziati per lo svelamento del colpevole (mi è sempre piaciuta). In questa struttura avrei sceneggiato le mie esperienze personali, i personaggi (perché erano già personaggi nella vita reale) che avevo conosciuto, i movimenti segreti che avevo intuito sotto la superficie della “normalità”.
Una graphic novel in prosa. Tutto facile e felice. Ero stata così bene scrivendo che era probabile che vincessi. Potevo vincere? il lavoro era buono, ma si prestava a scivolare verso la categoria del giallo “femminile”, pur non contenendo temi rosa. Avrebbe vinto un uomo con un noir metropolitano duro e politicizzato, genere da sempre collocato al di sopra del giallo “femminile”. Secondo Max non era detto: il mystery è popolare, ha una maggiore presa sul pubblico, si addice di più alla collana di destinazione.
Mi (ci) è stato rimproverato in seguito questo atteggiamento poco “artistico”. Pensare al pubblico e alla testata escludono ispirazione e passione? Nel mio caso no. il punto centrale di La filosofa (poi diventato Più tardi da Amelia per un leit motiv del teaser) è l'odio maschile verso le donne dì talento. E anche la scelta di questo tema può sembrare un'operazione di vile ruffianesimo. Non è così. Quello che ho deciso di raccontare l'avevo vissuto con il mio corpo e sangue, ce l'avevo nell'utero e sulla pelle.
Una nevicata epica, insolita per la mia città. Con la neve alle caviglie vado all'ufficio postale a spedire il dattiloscritto. In primavera, la telefonata dalla redazione.
A Segrate, durante il pranzo con Laura Grimaldi, Gian Franco Orsi e Lía Volpatti, un tappo di spumante sparato da un altro tavolo mi colpisce. Non mi fa male e mi dicono che porterà fortuna.

venerdì 8 settembre 2023

Iperwriters - Campo di decentramento

Photo: Andreas Dittberner on Unsplash

Iperwriters - Editoriale di Claudia Salvatori

Letteratura italiacana - 29 - Campo di decentramento

Venerdì, ore 13.
1984. Pieno decentramento culturale, e pienone di artisti locali. Tutti a guardarmi dall'alto dei cieli in cui volano gli autori.
Non che io sia senza peccato. Ci sono cascata, e ho provato a fare l'autore. C'era una miriade di corsi per imparare a fare l'artista e ne ho frequentati diversi. Ho realizzato dei film in formato Super8, che allora richiedevano tecnica e fatica (li guardo oggi riversati in dvd e credo che sarei riuscita, come cineasta), ho messo in scena un paio di spettacoli teatrali (pochi lo sanno, ma i miei primi tentativi letterari erano rivolti verso il teatro).
Niente da fare. Quella che in una intervista ho chiamato polvere creativa sparsa vorticava incessantemenente, ma il risultato era l'immobilità. E gli artisti continuavano a volare sopra di me come eleganti aironi. Felici, loro, anzi giulivi. Io ero in preda a uno strisciante malessere.
C'era il Premio Tedeschi della Mondadori per un giallo italiano inedito. Max mi diceva tenta, tenta. Un nostro amico, immigrato dalle capanne degli schiavi dell'ex regno delle due Sicilie, era appassionato di fumetti, gialli e cinema (sarebbe diventato proiezionista) e anche lui mi diceva tenta, tenta. Insomma, l'idea mi stava entrando in testa.
Vedevo bene che le esperienze da artista locale venivano vanificate, e non potevo avere accesso al fumetto d'autore, mancandomi il talento per il disegno. Tornando alla prosa, alla scrittura, avrei volato come un airone, o almeno un'anatra.
Avevo aderito al censimento dei giovani artisti della mia città, ed ero apparsa in poche righe su un volumetto: copertina grigio marciapiede costellata di cicche. I giovani artisti erano mozziconi di sigaretta gettati via?
Poco tempo dopo l'apparizione di questo catalogo, un giornale locale esce con un articolo in cui vengono sbeffeggiati gli artisti come imbecilli velleitari e autoreferenziali. E scelgono ad esempio me, facendo il mio nome. E' troppo.
Ovviamente non rispondo, non invio lettere al vetriolo. Ma implodo per il furore. Perdio, impreco, basta. Preferisco scrivere i miei fumetti che vengono distribuiti e letti su tutto il territorio mazionale, che sfinirmi in attività inutili ed essere insultata al posto di altri. E vaffanculo agli artisti.
Urgeva un cambiamento, al più presto possibile. C'era il Premio Tedeschi, e Max mi diceva tenta, tenta, tenta.

Iperwriters - Ricevuta di ritorno

Photo: Johan Taljaard on Unsplash Iperwriters - Editoriale di Claudia  Salvatori Letteratura italiacana - 48 - Ricevuta di ritorno Venerdì, ...