giovedì 24 giugno 2021

IperWriters - History & Lies II

Foto: Ian Taylor from Unsplash

Editoriale di Claudia Salvatori

Venerdì ore 13. Dunque, i container portano anche un po' di Storia. Giusto un pochino, perché è un'impresa ardua riacciuffare la Storia dall'archeologia e dagli strati sedimentati di menzogne che ci sono state raccontate nei secoli dei secoli.
Ma oggi, e sottolineo oggi, chi scrive Storia ha un nemico ben più grande da affrontare delle mistificazioni passate.
Si tratta della presentificazione della Storia. Di quel sentimento che vuole mettere il “granello di sabbia” che è diventato l'essere umano e il mondo in cui vive oggi al posto di ogni altra ipotesi o proposta di civiltà. Un eterno presente non mistico, non primigenio come il serpente che si chiude sulla sua coda, ma un concepire la Storia come una serie di granelli di sabbia tutti uguali al granello di oggi, il migliore mai esistito e pertanto terminale e imprescindibile.

Gianfranco Manfredi, uno scrittore che ha attraversato con molteplici esperienze creative la storia d'Italia, e di cui abbiamo pubblicato La fuga del cavallo morto, in una nostra vecchia intervista a proposito del suo romanzo La freccia verde parla di “tirannia della contemporaneità”: “Viviamo in un periodo, soprattutto in Italia, di autentico rifiuto della Storia. Il contemporaneo detta l'agenda della scrittura in una versione ancor più limitata, cioè quella, scandita dalla televisione, dalla stampa e dal web, dell'Attualità. Letterariamente ciò significa che il giornalismo si mangia la scrittura. Lìaspetto specificamente tirannico è la convinzione che la Storia, la nostra Storia, nasca (o debba rinascere) da zero, governata dalla pura e semplice Volontà. E' sempre da qui, dal Punto Zero, che originano le istanze palingenetiche, che in buona sostanza significano: prendiamoci la Storia Presente e rivoltiamola come un calzino. L'incapacità di saper leggere le dinamiche storiche (che non originano da noi) ci lascia in mano, in realtà, un calzino bucato e puzzolente.”

Lui parla di punto zero, io parlerei di final destinationIl concetto è lo stesso: oggi si richiede dagli scrittori di romanzi storici che Alessandro Magno, Carlo Magno e chiunque sia Magno pensino, parlino e agiscano come se fossero appena usciti da un bar di provincia. Lo scopo è che siano e siano stati uguali a noi, non di meno ma sicuramente non di più.
Il seguito nei prossimi container.


giovedì 3 giugno 2021

Iperwriters - History & Lies I



Photo: Ian Taylor from Unsplash

Iperwriters - Editoriale di Claudia Salvatori

Venerdì, ore 13. La nave Iperwriters porta storie e la Storia.
Perché la Storia con la S maiuscola e non tante piccole non-storie senza inizio, centro e fine che si snodano da una situazione all'altra?
Confesserò che la mia più grande ambizione sarebbe stata scrivere non gialli, né romanzi storici, ma una saga in diversi volumi, trasversale a tutta una società, per raccontare il mondo in cui mi è capitato di nascere. La catastrofica velocità attuale frustra ogni tentativo di mettere in cantiere un simile progetto. Non c'è tempo per narrare una società, neppure in dissoluzione: è già dissolta, e non importa più niente a nessuno.
E d'altra parte nel pensiero moderno si vive nella convinzione di abitare una specie di Eden tecnologico e politico che di migliori non potrebbero essercene. Su che cosa potrebbe far leva una scrittura di impegno civile?
Un teorema letterario simbolico, critico, emblematico?
La mia amica Serenissima, scrittrice italiana emigrata a Berlino, mi scrive:
“Mi domando da un sacco di tempo dove e come possa svolgersi un'epica contemporanea. Non la posso più ritrovare, personalmente, negli esempi passati, perché sono già stati sfatati... e sono stati sfatati dal post-moderno che, dando una nuova prospettiva, you cannot unsee."
Per me il post-moderno (nella filosofia derivata dalla linguistica e nella letteratura) è difficile da ignorare: mi ha fatto sostituire la ricerca del sapere con l'archeologia del sapere, l´ontologia con l´epistemologia, ecc. Ma, insomma, si può ancora creare qualcosa di epico, di sturmunddranghesco, di pieno di pathos, in un vortice di aneliti e di quei moti che danno l'impressione che ci sia un collante unico dell'esistente, che all'esistente dà senso?”
E' diventato forse impossibile raccontare la contemporaneità? E farlo con un'opera che abbia tutti i requisiti di un futuro classico della nostra non- epoca?
Gli insoddisfatti, quelli che non si adattano a raccontare un granello di sabbia calcificato, si danno ai generi letterari, che garantiscono la possibilità di evadere in (o creare) altri mondi, o altre strutture di narrazione che sono sempre altri mondi.
O sprofondano nella Storia antica, per sognare. Sognare quel collante unico dell'esistente' che forse è esistito nelle civiltà passate.
Il seguito nei prossimi container.





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