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mercoledì 23 settembre 2026

Cosa c'entra Marilyn con 007?

Opera originale di Cristina Stifanic (anteprima) 

Associazioni di idee di Andrea Carlo Cappi

"Cosa c'entra Marilyn con 007?" è stato lo slogan di una recente evento a Milano con l'artista pop Cristina Stifanic (quest'anno impegnata in una serie di opere sulla celebre attrice, v. immagine in apertura), l'editore-saggista Riccardo Mazzoni e me. L'incontro si è tenuto all'Admiral Hotel, che ospita tra l'altro la vasta collezione di oggettistica legata a James Bond appartenente a Edward Coffrini Dell'Orto. La risposta più ovvia alla domanda: si tratta di due intramontabili miti cinematografici. E, per chi segue le mie pubblicazioni, la diva hollywoodiana e l'agente segreto britannico sono oggetto di due libri in cui sono presente, usciti alle soglie dell'estate 2026.
Uno, edito da Excalibur Milano, è "Marilyn - La donna più bella del mondo", in cui racconto vita, carriera, morte e misteri della diva; il volume è corredato da un'appendice di Riccardo Mazzoni sulla presenza dell'attrice nei fumetti, di una copertina del pittore Carlo Jacono (per mezzo secolo illustratore de "Il Giallo Mondadori", "Segretissimo", "La Domenica del Corriere" e molto altro), di opere originali di Cristina Stifanic e di immagini di grandi disegnatori italiani (per citarne solo alcuni: Guido Crepax, Ivo Milazzo, Sergio Toppi).
L'altro libro è "Nel mondo di James Bond", pubblicato da Edizioni Neverend, curato da Marco Donna e da questi firmato insieme a me e a Edward Coffrini Dell'Orto: una raccolta di saggi (ben informati e talvolta ironici) sul fenomeno dell'agente 007 in letteratura, cinema e fandom. Ma, risolte le necessità promozionali dei due volumi, la vera risposta alla domanda è che tra Marilyn e 007 ci sono correlazioni più sottili, alcune delle quali vedono l'attrice coinvolta suo malgrado in reali vicende di spionaggio.


Ian Fleming, nato nel 1908 e stratega dell'Ammiragliato britannico durante la Seconda guerra mondiale, diede alle stampe il primo romanzo con protagonista il suo agente segreto nel 1953; lo stesso anno Marilyn Monroe, nata Norma Jeane Mortensen nel 1926, veniva lanciata come protagonista di "Niagara" e girava "Gli uomini preferiscono le bionde". James Bond, nella sua biografia fittizia, non ha una data di nascita precisa, anche se potrebbe essere collocata fra il 1921 e il 1924.
Ambedue vivono un'infanzia da orfani: James perde i genitori da piccolo e viene allevato da una zia; la piccola Norma Jeane - il cui padre biologico si è dato alla macchia ed è stato identificato solo di recente - ha una madre (Gladys Monroe) affetta da disturbi psichici e cresce tra varie famiglie di affidamento.
La trantaseienne Marilyn muore, come sappiamo, nell'agosto 1962, Fleming nell'agosto di due anni dopo, anche se il suo personaggio continua a vivere nei sequel di scrittori autorizzati dalla società detentrce dei diritti letterari (all'epoca denominata Glidrose Ltd., oggi Ian Fleming Publications Ltd.) e nella serie di film di James Bond 007 girati a partire proprio dal 1962.


L'incontro, per così dire, tra l'attrice e l'agente avviene nel romanzo "Dalla Russia con amore" (1957): in un capitolo del libro, a Istanbul, un'enorme affissione pubblicitaria del film "Niagara", con un ritratto dell'attrice, copre l'intera parete di un edficio; un sicario bulgaro, cui Bond dà la caccia, tenta la fuga da una finestrella in corrispondenza della bocca di Marilyn. La scena viene replicata nella versione a fumetti del romanzo, disegnata da John McLusky (v. immagine qui sopra). Nella versione cinematografica del 1963, invece, l'affissione sulla parete riguarda tutt'altro film: Call Me Bwana (1963) dei produttori Saltzman & Broccoli, gli stessi della serie di James Bond, in cui è raffigurata l'attrice Anita Ekberg.
Ulteriori curiosità: nel 1961, il presidente USA John Fitzgerald Kennedy (di lì a poco amante di Marilyn) dichiara alla rivista "Life" che il romanzo di Fleming "Dalla Russia con amore" è uno dei suoi libri preferitI; sembra poi che la relativa versione cinematografica sia l'ultimo film che JFK vede prima di essere assassinato nel novembre 1963.
Va detto che Kennedy e Fleming si conoscevano di persona dal 1960 tramite amici comuni, i Leiter (da cui il cognome del collega americano di James Bond, Felix Leiter, apparso sin dal primo romanzo), i quali avevano fatto scoprire i romanzi di 007 al futuro presidente. Si racconta inoltre che Fleming (che nutriva una vaga simpatia per i rivoluzionari cubani, trasmessa anche a James Bond e riconoscibile nei racconti "Solo per i tuoi occhi" e "Un quantum di sicurezza") avesse sconsigliato di intraprendere azioni contro Fidel Castro, tanto a Kennedy quanto all'allora direttore della CIA, Allen W. Dulles. I suoi consigli non sarebbero stati seguiti. E questo potrebbe essere costato la vita tanto a Marilyn Monroe quanto a JFK, le cui vicende non solo si intrecciano tra loro, ma anche con questioni di spionaggio internazionale.


Ian Fleming non solo ha lavorato nei servizi segreti della britannica Royal Navy durante la Seconda guerra mondiale, ma in quel periodo ha anche contribuito a istruire gli USA su come allestire il loro primo vero servizio di intelligence, l'Office of Strategic Service. Nel dopoguerra, sotto la direzione dell'ex agente dell'OSS Allen W. Dulles, l'organizzazione si trasforma nella Central Intelligence Agency: la CIA, per cui nei romanzi di 007 lavora Felix Leiter.
Dulles conosce Fleming e ne legge i romanzi, tanto da tentare di far realizzare ai suoi tecnici (invano, data la tecnologia dell'epoca) il localizzatore impiegato da 007 in "Missione Goldfinger" per seguire il proprio avversario. A sua volta Fleming e il suo personaggio leggono il libro di non-fiction di Dulles "L'arte del servizio segreto" (menzionato nel romanzo postumo "L'uomo dalla pistola d'oro").
In realtà "L'arte del servizio segreto" non è stato scritto da Dulles, bensì dal suo ghostwriter, il romanziere e spia E. Howard Hunt. Data la sua esperienza come scrittore di thriller, negli anni Sessanta Hunt viene inoltre incaricato dalla CIA di realizzare una serie di romanzi su un "James Bond americano", Peter Ward, che firma con lo pseudonimo David St. John. Ma purtroppo Hunt è abile anche negli intrighi del mondo reale e rappresenta una delle figure più inquietanti dei servizi segreti statunitensi. Come vedremo tra poco, il suo nome emerge a sorpresa nella storia di Marilyn.


Dalla stazione CIA di Città del Messico, il compito principale di Hunt è stato promuovere, tramite influenza politica o veri e propri colpi di stato, l'instaurazione di regimi di estrema destra, alleati degli USA, in America Latina. Come dicevo, Kennedy e Dulles non seguono i consigli di Ian Fleming e nel 1961 tentano di rovesciare il regime castrista, ormai legato all'Unione Sovietica, che ha persino  installato missili nucleari sull'isola; per questo, sotto la direzione di Hunt, vengono addestrati reparti di esuli cubani che tentano lo sbarco a Cuba, nella Baia dei Porci.
Quando la CIA si rende conto che il suo contingente di esuli sta avendo la peggio, chiede un intervento militare su Cuba al presidente Kennedy, che rifiuta, per non coinvolgere gli USA in un'invasione. JFK costringe quindi Dulles alle dimissioni e anche Hunt, che ne è il braccio destro, vede compromessa la propria carriera. Per questo dal 1961 lo scrittore-spia odia a morte i Kennedy
Il che rende molto sospetta una fotografia in cui Hunt sembra trovarsi nella Dealey Plaza a Dallas il giorno dell'assassinio di JFK; del resto, della Commissione Warren che indaga sull'attentato (e stabilisce che l'unico responsabile fosse il fanatico filocubano Lee Harvey Oswald) fa parte anche Allen W. Dulles. Lasciata la CIA nel 1970, E. Howard Hunt passa al servizio personale del presidente Richard Nixon, con l'incarico di danneggiare politicamente l'immagine dei Kennedy superstiti e di spiare il Partito Democratico; ma viene scoperto e condannato per il suo coinvolgimento nello scandalo Watergate, che porta alle dimissioni di Nixon. A seguito della notorietà mondiale procurata a Hunt da tale vicenda, i romanzi con Peter Ward sono pubblicati negli anni Settanta anche in italiano, sotto il vero nome dell'autore, nella collana Segretissimo di Mondadori (con le copertine di Carlo Jacono).

Torniamo al 1962. il presidente John Kennedy è sulla lista nera della CIA, che voleva prendere Cuba; lui e suo fratello Robert, ministro della Giustizia, sono entrambi sulla lista nera di Cosa Nostra, che ha procurato loro voti ma ora è oggetto di una crociata anticrimine condotta proprio da Robert; oltretutto le gang, per le quali Cuba prima della rivoluzione era una seconda Las Vegas, hanno collaborato con la CIA nelle operazioni segrete contro Fidel Castro, sperando di ristabilire i propri traffici nell'isola.
Nel 1962, Marilyn Monroe è amante prima di John Kennedy, poi di Robert Kennedy. Ma lo è stata anche di Frank Sinatra, cantante-attore notoriamente colluso con Cosa Nostra; infatti figura come proprietario del CalNeva (albergo-casinò sul confine tra gli stati di California e Nevada, per sfruttare le leggi di quest'ultimo in favore del gioco d'azzardo), che in realtà appartiene a Sam Giancana, boss di Chicago. Ovviamente Marilyn, come tutti gli amici di Sinatra (dal cantante-attore Dean Martin all'attore Peter Lawford, marito della sorella di John e Robert Kennedy) frequenta il CalNeva.
Ij questo periodo Marilyn è sorvegliata dall'FBI, dalla CIA e da vari detective privati tra cui Fred Otash, famigerato investigatore di Hollywood. La si sospetta persino di essere una spia, perché nel contempo ha una relazione con il regista José Bolaños, che la introduce fra gli intellettuali di sinistra di Città del Messico, alcuni dei quali potrebbero essere a loro volta in contatto con agenti sovietici: la donna che divide il letto con il presidente e il ministro della Giustizia degli USA sarebbe teoricamente in grado di passare informazioni molto riservate a Mosca.

Marilyn e Bolaños, da "Modern Screen", gennaio 1965

C'è però una conttraddizione stridente: Bolaños è nell'ambiente della sinistra a Città del Messico, ma risulta anche essere amico di E. Howard Hunt, che non solo è tuttaltro che di sinistra ed è un nemico dei Kennedy, ma pure un agente della CIA che a lungo ha operato da quelle parti. È una singolare coincidenza, oppure Bolaños è una spia infiltrata da Hunt tra gli intellettuali socialisti e comunisti? Ed è stato messo a fianco di Marilyn (che in quel momento è amante dei Kennedy) per fornire informazioni su di lei? E viene quindi usato da Hunt, forse a sua insaputa, per una vendetta trasversale contro i Kennedy, o addirittura un avvertimento per il destino che attende tanto John quanto Robert (assassinato nel 1968, quando si candida a nuovo presidente)?
Nel mio libro ero riuscito a smontare molte delle tesi complottiste sulla morte dell'attrice: potrebbe non essersi trattato di suicidio, tantomeno di omicidio, bensì di un'overdose accidentale, dovuta alla scarsa attenzione che Marilyn prestava ai farmaci di cui abusava; gli strani movimenti di quella notte in casa della diva potrebbero essere spiegati da una frenetica ricerca di materiale compromettente per i Kennedy, che non doveva arrivare alla stampa; le mancanze dell'inchiesta potrebbero essere dovute a clamorose sviste e a pressioni dall'alto per chiudere in fretta il caso.
Eppure, quando pensavo di avere smontato ogni tesi cospirazuonista, in un articolo dello scrittore Norman Mailer ho scoperto il legame Bolaños-Hunt, che mi ha aperto un'intera nuova pista. L'ultima apparizione pubblica di Marilyn fu a New York il 28 maggio 1962, quando cantò "Happy Birthday, Mr. President" per John Kennedy, nato il 29. Festeggiare un compleanno in anticipo porta sfortuna: Marilyn e JFK sarebbero entrambi morti entro diciotto mesi. E nei due casi, in un modo o nell'altro, aleggia la presenza di E. Howard Hunt, un agente della CIA che si è conferito da solo la "licenza di uccidere".






martedì 5 marzo 2024

Bond Anno Zero

 

Riflessioni di Andrea Carlo Cappi

Se nel 2023 sono passati settant'anni dalla pubblicazione del romanzo Casinò Royale, nel 2024 ricorre per James Bond un altro importante anniversario: il 12 agosto 1964 moriva a cinquantasei anni il suo creatore Ian Fleming e solo qualche mese dopo nel mondo intero scoppiava la cosiddetta Bondmania, con l'uscita natalizia del film Agente 007 - Missione Goldfinger (terzo della serie, che però in Italia sarebbe stato proiettato dal febbraio 1965).
In occasione di questo doppio sessantennale, dal 5 marzo 2024 a Milano la Fondazione Culturale San Fedele (piazza San Fedele 4) organizza Bond Anno Zero, una rassegna cinematografica con l'intervento di esperti e l'amichevole partecipazione di Edward Coffrini Dell'Orto, co-autore con me di vari saggi sul "Mondo Bond". La domanda è: cos'è stato e cosa diventerà James Bond? Vengono proposti, in lingua originale e sottotitolati, cinque ottimi film dell'agente 007, tra cui a mio avviso i due migliori in assoluto, vale a dire Dalla Russia con amore (1963, ma in Italia la prima ebbe luogo il 31 gennaio 1964) e Casinò Royale (2006, che da noi arrivò il 5 gennaio 2007).
Nella rassegna il protagonista appare con i volti di cinque interpreti diversi: nell'ordine, Sean Connery, Roger Moore, Timothy Dalton, Pierce Brosnan e Daniel Craig (manca all'appello solo George Lazenby, che sostituì Sean Connery per un unico episodio, Al servizio segreto di Sua Maestà del 1969). Ma c'è un ulteriore criterio per la selezione delle pellicole: ognuna è molto indicativa dell'epoca in cui è state realizzata. I cinque appuntamenti, di cui qui sotto trovate il programma, mi portano quindi a riflettere sui rapporti tra lo 007 cinematografico e i tempi in cui è stato proposto sul grande schermo.


Dalla Russia con amore
, tratto dal quinto romanzo di Fleming (datato 1957), è il secondo film della serie realizzata dalla EON Productions dopo l'esordio di Sean Connery nel ruolo di James Bond in Licenza di uccidere (1962) che invece si basava sul sesto libro della saga; ma, per varie ragioni, la continuity cinematografica è diversa da quella letteraria. Sotto molti aspetti tuttavia Dalla Russia con amore rappresenta una "prima volta": è il primo Bond movie ad aprirsi con una sequenza prima dei titoli di testa, i quali dal canto loro assumono qui lo stile che diverrà caratteristico dell'intera serie; è il primo in cui appaia l'attore Desmond Llewelyn nel ruolo di "Q", ideatore delle attrezzature che il protagonista userà in missione; inoltre è il primo in cui l'intera colonna sonora sia opera di John Barry, il musicista che, dopo avere orchestrato il celebre James Bond Theme di Monty Norman nel film precedente, delinea ora lo stile classico dello score di 007.
Sean Connery interpreta un Bond più "anni Sessanta" rispetto ai libri, un agente segreto playboy più che un tormentato operativo del servizio segreto britannico. Pur con qualche ritocco della trama in chiave spettacolare, il film Dalla Russia con amore rimane pressoché fedele alla vicenda di spionaggio del libro. Ma, anche se vengono rispettati il contesto della Guerra Fredda e la contesa tra agenti segreti britannici e sovetici, nel passaggio da libro a film cambiano i "veri" avversari di Bond: è in azione la SPECTRE. Questa organizzazione internazionale era stata concepita proprio pensando al cinema e, apparsa nei romanzi di Fleming dal 1961, è stata immediatamente inserita nelle sceneggiature di 007 tratte anche da libri precedenti. Alla SPECTRE fanno infatti capo quasi tutti i nemici di James Bond nel suo primo decennio sullo schermo.
Nondimeno, Dalla Russia con amore è il film più vicino a Ian Fleming come epoca e atmosfere. Nella realizzazione del regista Terence Young si avverte persino un certo sapore hitchcockiano, con la bionda attrice italiana Daniela Bianchi nel ruolo di Tatiana Romanova, coinvolta in un gioco che la vede pedina involontaria.

Il secondo film della rassegna è Vivi e lascia morire, ottavo della serie e primo in cui Roger Moore indossa i panni di James Bond nella versione più ironica già adottata da Sean Connery negli ultimi anni. Nel primo decennio sul grande schermo, la serie 007 si è arricchita non solo di humour e azione, ma anche di elementi fantascientifici e di parecchie infedeltà (quando non veri e propri tradimenti) rispetto ai romanzi originali.
Il libro Vivi e lascia morire del 1954 (il secondo scritto da Fleming) era a metà tra noir spionistico negli USA e avventura esotica nella Giamaica tanto amata dallo scrittore; e l'avversario di Bond era "Mister Big", primo grande boss della malavita afroamericana, legato a un culto voodoo e in loschi affari con i servizi segreti sovietici. Il film stavolta rinuncia alla fantascienza e recupera dal libro i temi del gangsterismo e del voodoo, cui viene dato ampio spazio, addirittura con qualche sottile suggestione esoterica che ispirerà anche Indiana Jones: una celebre gag de I predatori dell'arca perduta proviene proprio da questo film...
Ma soprattutto Vivi e lascia morire viene girato vent'anni dopo che Fleming ha scritto il romanzo. E nel 1973 negli USA è appena esplosa la moda della blaxploitation, il cinema con protagonisti afroamericani, che vede nella serie Shaft (dai romanzi di Ernest Tidyman) la risposta "nera" a 007. Sicché il film Vivi e lascia morire non solo è per stile e costumi vicino alla blaxploitation, ma è anche popolato da varie star afroamericane di quella stagione: mi permetto di citare Gloria Hendry nel ruolo di Rosie Carter, le cui scene d'amore interrazziale con 007 furono censurate nel Sudafrica dell'apartheid. E persino la colonna sonora, per la quale John Barry si prende una pausa, si divide tra la title song di Paul McCartney e lo score di George Martin (il "quinto Beatle") dalle sonorità molto 70's.

Il terzo film della rassegna è Vendetta privata, del 1989, sedicesimo della serie ufficiale della EON (in mezzo si era introdotta nel 1983 una pellicola di produzione "rivale", Mai dire mai, in cui Sean Connery riprendeva la parte di 007) oltre che secondo e ultimo con Timothy Dalton nel ruolo di James Bond.
Con lui si cerca di tornare a un approccio più serio e noir al personaggio, riavvicinando la serie cinematografica ai romanzi da cui spesso si è distaccata. La sceneggiatura non si basa però su alcun libro, eccetto alcuni capitoli di Vivi e lascia morire - tra cui uno molto drammatico - che non erano stati usati per il film del 1973. L'intreccio fa pensare ai romanzi dedicati a 007 da John Gardner, all'epoca continuatore ufficiale della saga letteraria, che di questo film firma infatti la novelization. Curiosamente, il titolo in inglese della pellicola è Licence to Kill ("Licenza di uccidere") ma per l'edizione italiana dev'essere cambiato, dal momento che da noi era stato impiegato per la prima pellicola della serie, nell'edizione originale Doctor No.
Ma a rendere questo film forse il più rappresentativo del Bond anni Ottanta è la vicinanza per stile e argomento alla serie tv di maggior successo di quel decennio, Miami Vice. Qui infatti Bond affronta tra Florida e America Centrale uno spietato narcotrafficante con cui ha un conto aperto a livello personale; per compiere la sua private vendetta arriva al punto di farsi sospendere dal servizio segreto britannico e fingersi un mercenario, in modo da infltrarsi nell'organizzazione del suo avversario e distruggerla dall'interno. Lo score di Michael Kamen si alterna a numerosi brani cantati, secondo la tradizione degli album delle colonne sonore del decennio.

La proposta successiva della rassegna, GoldenEye, è la pellicola seguente nella saga, uscita dopo un lungo intervallo nel 1995, e la prima con Pierce Brosnan, da anni in lista d'attesa per il ruolo di 007. Nel frattempo ha avuto luogo il crollo dell'URSS, la Guerra Fredda è finita (o almeno così si crede a quel tempo) e si può persino girare parte delle scene in Russia. Di certo questo film rappresenta un'epoca di transizione particolarmente rilevante nel campo della spy story, in cui le ombre del passato sovietico e del KGB rischiano di soffocare lo spirito della perestrojka.
Perciò James Bond, in una storia scritta appositamente per lo schermo (con puntuale novelization di John Gardner) deve debellare un ex collega che si rivela in realtà un pericoloso avversario equipaggiato con la più avanzata tecnologia che si possa rubare. Be', d'accordo, il nemico è interpretato da Sean Bean, quindi oggi sappiamo tutti che il suo personaggio avrà scarse probabilità di sopravvivere.
Le musiche, atipiche, sono del lucbessoniano Eric Serra, mentre la canzone dei titoli vede la collaborazione fra Tina Turner e parte degli U2. In realtà GoldenEye fu il nome in codice di un'operazione segreta concepita da Ian Fleming durante la Seconda guerra mondiale, quando lavorava presso il servizo segreto della Royal Navy: con esso lo scrittore battezzò poi la propria casa in Giamaica, in cui dal 1952 ogni anno si ritirava a scrivere un romanzo di James Bond. Per questo Goldeneye era stato anche il titolo di un interessante tv movie sulla vita di Fleming, ben interpretato da Charles Dance.

Ultimo appuntamento della rassegna: Casinò Royale, primo film della pentalogia con Daniel Craig giunta sugli schermi tra il 2006 e il 2021, tratto però dal primissimo romanzo di Ian Fleming, pubblicato nel 1953. Lo scrittore ne aveva venduto l'anno dopo i diritti televisivi (grazie ai quali ne era stato subito realizzato un adattamento per la tv nel 1954) e cinematografici, questi ultimi però a una compagnia che non ne aveva fatto nulla. Quando la EON cominciò a girare la serie nel 1962, non potê acquisire i diritti, che seguirono invece un bizzarro percorso e generarono nel 1967 un film "concorrente", parodistico e psichedelico, intitolato James Bond 007 - Casinò Royale.
Ma, dopo mezzo secolo, finalmente la EON ha la possibilità di portare il libro sullo schermo e decide di fare un vero e proprio reboot con un "nuovo" James Bond che acquisisce la licenza di uccidere negli anni Duemila (anche se il ruolo del suo capo, M, tocca a Judi Dench, apparsa nella stessa parte nei film con Pierce Brosnan). Da anni si percepisce il desiderio di tornare allo spirito più serio di Ian Fleming, sia al cinema con occasionali tentativi, sia (con successo) nei romanzi, grazie al nuovo ciclo scritto da Raymond Benson tra il 1997 e il 2002. Il problema è che il pubblico cinematografico da 007 si aspetta più un action movie sfrenato che un cupo noir spionistico anni Cinquanta, come appunto il romanzo Casinò Royale.
Una brillante sceneggiatura che recupera l'intera trama del libro, riadattandola ai tempi e inserendola in una cornice credibile con la giusta dose di azione, permette di realizzare una perfetta simbiosi tra tutti gli elementi. Così nel 2006 arriva sullo schermo un James Bond più fedele al personaggio letterario rispetto a tutte le sue incarnazioni precedenti. E finalmente si vedono in scena due personaggi fondamentali di Fleming: Vesper Lynd (Eva Green) e René Mathis (Giancarlo Giannini), accompagnati da una canzone di Chris Cornell e da uno score di David Arnold, degno erede di John Barry. Alla regia è stato chiamato Martin Campbell, che già aveva rivitalizzato la serie 007 dirigendo GoldenEye.

Così arriviamo ai nostri tempi. Ora che Daniel Craig ha concluso il suo percorso come James Bond, con il finale di No Time To Die che richiama quello (mai usato precedentemente al cinema) del romanzo Si vive solo due volte, ci si aspetta quanto promesso dalla consueta frase nei titoli di coda: James Bond will return.
Ma come tornerà? Con un nuovo reboot o con un autentico sequel che vedrà in scena il nuovo interprete, chiunque sia? E riuscirà a mantenere lo spirito di Ian Fleming, in tempi come questi in cui persino i suoi romanzi scritti negli anni Cinquanta e Sessanta rischiano di essere ritoccati, nella presunzione di adattarli a un nuovo linguaggio politicamente corretto?
Se si dovesse ripartire sul serio da zero, in realtà varrebbe la pena di recuperare uno 007 filologico, che dovrebbe essere ambientato proprio negli anni Cinquanta e girato in bianco e nero, con lo stesso sapore hardboiled dei libri... Lo vedo improbabile. In ogni caso, James Bond non è certo un personaggio che si possa esaurire in un fugace e dimenticabile reel su un social network.

domenica 22 ottobre 2023

70 anni di 007



Non si direbbe, ma nel 2023 James Bond ha compiuto settant'anni. Il primo romanzo di Ian Fleming con protagonista il celebre agente segreto, Casinò Royale, fu pubblicato infatti nell'aprile 1953. Inoltre lo scorso 5 ottobre si è celebrato il "Global James Bond Day", ormai una ricorrenza annuale che corrisponde alla data di uscita del primo film, Agente 007 - Licenza di uccidere, nel 1962.
Per questo la Ian Fleming Publications Ltd., che detiene i diritti letterari del personaggio, ha deciso di ripubblicare proprio in questi giorni tre libri della saga narrativa di James Bond. Ma non scelti tra quelli del suo creatore Fleming, ormai più volte apparsi sul mercato di lingua inglese: sono stati selezionati invece tre volumi tra i più significativi degli autori che hanno proseguito la serie.
Comincio da quello più recente, Zero Minus Ten, uscito a suo tempo in Italia con il titolo 007 - Conto alla rovescia: fu il primo romanzo che lo scrittore americano (e da allora mio caro amico) Raymond Benson dedicò al personaggio; ne avrebbe scritti poi altri cinque, oltre a tre novelization e a tre racconti. Il libro fu pubblicato nel 1997 ed era una storia "in presa diretta" che si svolgeva durante il delicato passaggio di consegne del territorio di Hong Kong dal Regno Unito alla Cina. Fu anche il primo romanzo di Raymond che ho avuto il piacere di tradurre: in seguito mi sono occupato di quasi tutti i suoi James Bond e di alcuni degli splendidi noir che scrive tuttora.


Ma in assoluto il primo romanzo con 007 concepito dopo la prematura scomparsa di Ian Fleming nel 1964 è Colonel Sun, edito in Italia come Il Colonnello Sun e da noi apparso per la prima volta a puntate sulla Domenica del Corriere. Fu scritto dal romanziere britannico Kingsley Amis e pubblicato nel 1968 sotto lo pseudonimo (confessato) "Robert Markham". Ora per la prima volta Kingsley Amis appare ufficialmente come autore nella nuova copertina. Ho avuto modo di tradurre anche questo romanzo, qualche anno fa, per una sua nuova edizione italiana che temo però non sia più disponibile.
Il terzo titolo di 007 riproposto in questi giorni è il più particolare di tutti. Si tratta dell'autobiografia... o meglio della "biografia autorizzata di 007", pubblicata nel 1973. L'autore John Pearson, già amico e biografo di Ian Fleming, finge di avere incontrato personalmente James Bond e di essersi fatto raccontare da lui tutto ciò che fino a quel momento non si sapeva del suo passato.
Ma oltre a queste uscite - purtroppo solo in lingua inglese - con protagonista James Bond, ce ne sono due in italiano che riguardano Ian Fleming. Per cominciare, la casa editrice La Nave di Teseo annuncia per il 26 novembre 2023 la ripubblicazione del suo appassionante libro di non-fiction dal titolo Thrilling Cities - Le città dell'avventura, anche questo tradotto da me. Ma sta per arrivare persino un romanzo inedito (italiano) di spionaggio che vede Fleming tra i protagonisti.


Ho già parlato in questa rubrica delle esperienze di Fleming - classe 1908 - nei servizi segreti della Royal Navy durante la Seconda guerra mondiale, argomento che ho ripreso in un altro articolo in occasione dell'uscita del film L'arma dell'inganno, basato su fatti realmente accaduti, che lo vede tra i personaggi. Presto potrete ritrovarlo in veste di agente segreto in un vero e proprio romanzo storico.
Da qualche tempo ho ereditato il ruolo di curatore della collana in ebook Spy Game - Storie della Guerra Fredda creata dallo scomparso Stefano Di Marino e pubblicata da Delos Digital, cui partecipano esclusivamente autrici e autori italiani. Se nelle storie di spionaggio solitamente prevale l'azione, in questa collana si dà invece molto più spazio all'atmosfera.
Ho proposto la sfida anche a un grande scrittore italiano di mystery ben noto al pubblico de Il Giallo Mondadori, Enrico Luceri, sicuro che sarebbe stato in grado di affrontare la materia in modo brillante e originale. E così è stato. A breve uscirà il suo Caccia alla strega, una spy-story raffinata, colta ed elegante in cui sono coinvolti Ian Fleming e altre importanti figure del Novecento, alla ricerca della soluzione di un reale enigma della Storia. Il romanzo sarà pubblicato (esclusivamente in ebook) in due parti, la prima martedì 12 dicembre 2023, la seconda martedì 16 gennaio 2024. Sarà una lettura affascinante, a riprova del fatto che la spy story italiana ha raggiunto la sua maturità.

Dall'intervento andato in onda su Radio Number One martedì 17 ottobre 2023, nel programma Happy Hour di Lukino.

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Leggi anche Bond Story - 1
Leggi anche 20 anni al servizio di 007 (2015)

lunedì 28 settembre 2020

Le spie di Treviso Giallo 2020


Cronaca di Andrea Carlo Cappi


Treviso Giallo, sabato 26 settembre 2020: per la prima volta in un convegno pubblico in Italia – come sottolinea il conduttore e organizzatore dell’evento Pierluigi Granata, criminologo e specialista di open source intelligence – la questione dello spionaggio viene esaminata su tutti i possibili fronti: non solo quelli contrapposti della realtà e della finzione, ma anche quelli solitamente separati dell’università e della narrativa. Non potrebbe essere altrimenti dato che il festival Treviso Giallo ha come ispiratore il professor Elvio Guagnini, già artefice per anni della manifestazione Grado Giallo. 


L’evento intitolato Giallo: spie e spionaggio si è tenuto tra le 15.00 e le 16.30 al Museo Bailo di Treviso, dove già il giorno prima si era celebrato l’incontro su Diabolik presentato da me, con la partecipazione dal vivo del disegnatore Giuseppe Palumbo e in collegamento video degli storici fumettisti Mario Gomboli e Alfredo Castelli, seguito dall’inaugurazione della mostra Diabolik – Una vita in nero (aperta sino al 4 ottobre). Gli ospiti accademici dell’appuntamento del 26 settembre dedicato al mondo dei servizi segreti sono stati, in ordine di apparizione, i professori Francesco Sidoti, Vittoria Feola e Paolo Bertinetti. In rappresentanza della narrativa italiana di spionaggio c’ero io. 

L'inaugurazione della mostra

Il professor Sidoti ha provveduto innanzitutto a chiarire l’equivoco linguistico tra i termini spionaggio e intelligence: se il primo è relativo a figure non sempre nobilissime che vendono informazioni a una potenza straniera, il secondo è un’attività di importanza fondamentale per un paese e per la sua difesa da minacce esterne e dal terrorismo, che giusto in questi giorni sta facendo di nuovo sentire la sua presenza. Né bisogna credere che il mondo dei servizi segreti – volendo usare questa definizione – sia totalmente deviato, come potrebbe farci pensare la triste stagione delle stragi in Italia. Il docente ha citato figure ligie al loro compito, come l’ammiraglio Fulvio Martini e Carlo Mosca, direttori rispettivamente del SISMI e del SISDE, che non ha esitato a definire galantuomini. 

F. Walshingham ritratto da J De la Cruz

Il concetto di servizio di informazioni può sembrare un’invenzione recente, ma la professoressa Feola ne ha raccontato le origini risalenti all’Inghilterra del XVI secolo, dove la regina Elisabetta I – divenuta bersaglio del terrorismo di matrice cattolica su istigazione del pontefice in persona – affidò a sir Francis Walshingham la creazione del primo intelligence service. Gli agenti dell’epoca (compreso il drammaturgo Christopher Marlowe, che probabilmente perse la vita in servizio, come poi ha ricordato il professor Bertinetti), non solo tutelarono l’incolumità della sovrana, ma applicarono i metodi di ricerca ed elaborazione delle informazioni riguardo all’Armada spagnola, che per la prima volta non fu più così invencible. La docente ha dimostrato che, se gli attori sono diversi, le situazioni non sono molto cambiate nel corso dei secoli. 

Sun Tzu

Non deve stupire, ho commentato io, che le origini dell’intelligence siano così antiche. Si può andare molto più indietro nel tempo, al generale cinese Sun Tzu, che già intorno al 500 a.C. teorizzava l’importanza degli esploratori, di fatto gli agenti segreti. Ne L’arte della guerra esponeva tutto ciò che era necessario a un generale per vincere la battaglia prima ancora di scendere in campo: non solo la raccolta di informazioni (mediante indagini dirette o fonti in territorio nemico) ma anche la disinformazione attiva nei confronti degli avversari. 


Quest’ultimo è un metodo impiegato tuttora attraverso web magazines che dietro la facciata di notizie indipendenti forniscono propaganda e fake news all’ignaro pubblico di Internet, che poi le condivide sulle reti sociali. Ma, ha precisato il dottor Granata, a disinformazione e la propaganda utilizzano varie forme che vanno anche oltre Internet. Questo però è il territorio su cui si muove lo spionaggio economico e industriale, oggi una delle minacce principali da cui ci dobbiamo guardare.

Graham Greene

Il professor Bertinetti, curatore delle più recenti edizioni di Graham Greene e John Le Carré, ha esposto il percorso di questi due autori tra letteratura e spionaggio. Il primo, con le sue opere, è stato sotto certi aspetti un riflesso della posizione del Regno Unito a cavallo della Seconda guerra mondiale: se fino a questo spartiacque storico le storie di Greene erano ambientate perlopiù in Inghilterra – il luogo in cui accadevano gli eventi più importanti, in seguito le ambientazioni si sono estese, arrivando sino all’Indocina, Haiti e Cuba. Lo scrittore ormai era conscio che il destino del mondo si basava sulla contrapposizione USA-URSS. Le Carré, la cui carriera nello spionaggio si è svolta proprio in epoca di Guerra Fredda, è nato come autore di gialli (a sfondo spionistico ma non solo, ricordando Un delitto di classe) basati sulle sue esperienze personali per poi arrivare con La spia perfetta – in parte autobiografico – che lo ha consacrato, al pari di Greene, come romanziere senza etichette. 

John Le Carré

Il professor Bertinetti ha poi raccontato un aneddoto riguardante un suo amico britannico che solo dopo quarant’anni di conoscenza si lasciò sfuggire che il padre, durante la guerra, aveva lavorato in un ufficio all’Ammiragliato di Londra in cui operava Ian Fleming (all’epoca stratega della Naval Intelligence Division, il servizio segreto della Royal Navy, in seguito creatore di James Bond). Nella cultura inglese esiste una forte componente di discrezione che ben si adatta al mondo dell’intelligence, ha osservato il professor Bertinetti; dopodiché ha rievocato la vicenda dei Cinque di Cambridge, le talpe sovietiche (Kim Philby in testa) che, su basi ideologiche e per motivazioni storiche passarono all’URSS segreti dall’interno dei servizi britannici.

Ian Fleming

A me è toccato il compito di rivelare l’esistenza di una scuola italiana di spy-story. È emersa dalle pagine di Segretissimo, la collana di spionaggio edita da Mondadori fin dal 1960, che soprattutto negli ultimi vent’anni ha dato spazio crescente agli autori nazionali; ma è presente anche in pubblicazioni in ebook come la serie Spy Game-Storie della Guerra Fredda di Delos Digital o – per quanto mi riguarda – in una collezione personale di Oakmond Publishing. 



Ci dichiariamo romanzieri di avventure e di intrattenimento e siamo figli non solo di maestri come Greene, Le Carré e Fleming, ma anche di autori dichiaratamente commerciali, compresi quelli della scuola francese come Jean Bruce o Gérard De Villiers, quest’ultimo di fatto l’autore di spionaggio più venduto del mondo, nonostante non scrivesse in inglese. In ciò che scriviamo c’è decisamente una quota di intelligence, non solo perché intendiamo fare intrattenimento intelligente, ma perché ci ispiriamo a tecniche, modalità, eventi e tensioni internazionali riprese dal mondo reale, che raccontiamo in diretta o, a volte, con un lieve anticipo: mi sono permesso di citare il fatto che nel 2013 in un romanzo ho menzionato come minaccia imminente l’ISIS, di cui il mondo si sarebbe reso conto solo nel 2015.

Gérard De Villiers

Per quale motivo, a fronte dell’oggettivo successo commerciale degli scrittori italiani di spionaggio (ho citato in particolare Alan D. Altieri e Stefano Di Marino) non si parla mai di loro? A questa domanda di Pierluigi Granata ho risposto provocatoriamente che in Italia si pensa che il giallo debba essere perlopiù la narrativa che riguarda i commissari e vanno considerati solo gli scrittori che si definiscono noir. Tutto ciò che esce da tali etichette non viene compreso.
 

Quel che è peggio, c’è anche una sorta di disinformazione sotterranea: agli autori di spy-story viene applicata un’erronea etichetta ideologica che potremmo definire fascio-maschilista, dipingendo ciò che scriviamo – per citare il Thomas Mann de La montagna incantata – come politicamente sospetto. Gli intellettuali impegnati a sinistra se ne devono pertanto tenere lontani, così come le lettrici in toto, laddove gli uni e le altre sono stati in passato avidi consumatori di questo tipo di letteratura. Quindi, malgrado il nostro vasto pubblico, a livello mediatico i nostri libri rimangono oggetti ignoti. E, come dico sempre, l’uomo ha paura dell’ignoto. 

Devo ringraziare allora Treviso Giallo, in particolare Lisa Marra e Pierluigi Granata per avermi invitato: questo incontro ha portato per la prima volta la spy-story italiana a stretto contatto con i più profondi conoscitori delle tematiche di intelligence a livello accademico, a dispetto dell’inerzia dell’informazione e della critica italiane.

(Foto dell'evento: Giaco. Nella foto di apertura: John Le Carré)

mercoledì 15 luglio 2020

Iperwriters - Sublime nulla

Iperwriters - Editoriale di Claudia Salvatori Letteratura italiacana - 99 - Sublime nulla Venerdì, ore 13. E dopo non succede niente. Ma non...