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mercoledì 23 settembre 2026

Cosa c'entra Marilyn con 007?

Opera originale di Cristina Stifanic (anteprima) 

Associazioni di idee di Andrea Carlo Cappi

"Cosa c'entra Marilyn con 007?" è stato lo slogan di una recente evento a Milano con l'artista pop Cristina Stifanic (quest'anno impegnata in una serie di opere sulla celebre attrice, v. immagine in apertura), l'editore-saggista Riccardo Mazzoni e me. L'incontro si è tenuto all'Admiral Hotel, che ospita tra l'altro la vasta collezione di oggettistica legata a James Bond appartenente a Edward Coffrini Dell'Orto. La risposta più ovvia alla domanda: si tratta di due intramontabili miti cinematografici. E, per chi segue le mie pubblicazioni, la diva hollywoodiana e l'agente segreto britannico sono oggetto di due libri in cui sono presente, usciti alle soglie dell'estate 2026.
Uno, edito da Excalibur Milano, è "Marilyn - La donna più bella del mondo", in cui racconto vita, carriera, morte e misteri della diva; il volume è corredato da un'appendice di Riccardo Mazzoni sulla presenza dell'attrice nei fumetti, di una copertina del pittore Carlo Jacono (per mezzo secolo illustratore de "Il Giallo Mondadori", "Segretissimo", "La Domenica del Corriere" e molto altro), di opere originali di Cristina Stifanic e di immagini di grandi disegnatori italiani (per citarne solo alcuni: Guido Crepax, Ivo Milazzo, Sergio Toppi).
L'altro libro è "Nel mondo di James Bond", pubblicato da Edizioni Neverend, curato da Marco Donna e da questi firmato insieme a me e a Edward Coffrini Dell'Orto: una raccolta di saggi (ben informati e talvolta ironici) sul fenomeno dell'agente 007 in letteratura, cinema e fandom. Ma, risolte le necessità promozionali dei due volumi, la vera risposta alla domanda è che tra Marilyn e 007 ci sono correlazioni più sottili, alcune delle quali vedono l'attrice coinvolta suo malgrado in reali vicende di spionaggio.


Ian Fleming, nato nel 1908 e stratega dell'Ammiragliato britannico durante la Seconda guerra mondiale, diede alle stampe il primo romanzo con protagonista il suo agente segreto nel 1953; lo stesso anno Marilyn Monroe, nata Norma Jeane Mortensen nel 1926, veniva lanciata come protagonista di "Niagara" e girava "Gli uomini preferiscono le bionde". James Bond, nella sua biografia fittizia, non ha una data di nascita precisa, anche se potrebbe essere collocata fra il 1921 e il 1924.
Ambedue vivono un'infanzia da orfani: James perde i genitori da piccolo e viene allevato da una zia; la piccola Norma Jeane - il cui padre biologico si è dato alla macchia ed è stato identificato solo di recente - ha una madre (Gladys Monroe) affetta da disturbi psichici e cresce tra varie famiglie di affidamento.
La trantaseienne Marilyn muore, come sappiamo, nell'agosto 1962, Fleming nell'agosto di due anni dopo, anche se il suo personaggio continua a vivere nei sequel di scrittori autorizzati dalla società detentrce dei diritti letterari (all'epoca denominata Glidrose Ltd., oggi Ian Fleming Publications Ltd.) e nella serie di film di James Bond 007 girati a partire proprio dal 1962.


L'incontro, per così dire, tra l'attrice e l'agente avviene nel romanzo "Dalla Russia con amore" (1957): in un capitolo del libro, a Istanbul, un'enorme affissione pubblicitaria del film "Niagara", con un ritratto dell'attrice, copre l'intera parete di un edficio; un sicario bulgaro, cui Bond dà la caccia, tenta la fuga da una finestrella in corrispondenza della bocca di Marilyn. La scena viene replicata nella versione a fumetti del romanzo, disegnata da John McLusky (v. immagine qui sopra). Nella versione cinematografica del 1963, invece, l'affissione sulla parete riguarda tutt'altro film: Call Me Bwana (1963) dei produttori Saltzman & Broccoli, gli stessi della serie di James Bond, in cui è raffigurata l'attrice Anita Ekberg.
Ulteriori curiosità: nel 1961, il presidente USA John Fitzgerald Kennedy (di lì a poco amante di Marilyn) dichiara alla rivista "Life" che il romanzo di Fleming "Dalla Russia con amore" è uno dei suoi libri preferitI; sembra poi che la relativa versione cinematografica sia l'ultimo film che JFK vede prima di essere assassinato nel novembre 1963.
Va detto che Kennedy e Fleming si conoscevano di persona dal 1960 tramite amici comuni, i Leiter (da cui il cognome del collega americano di James Bond, Felix Leiter, apparso sin dal primo romanzo), i quali avevano fatto scoprire i romanzi di 007 al futuro presidente. Si racconta inoltre che Fleming (che nutriva una vaga simpatia per i rivoluzionari cubani, trasmessa anche a James Bond e riconoscibile nei racconti "Solo per i tuoi occhi" e "Un quantum di sicurezza") avesse sconsigliato di intraprendere azioni contro Fidel Castro, tanto a Kennedy quanto all'allora direttore della CIA, Allen W. Dulles. I suoi consigli non sarebbero stati seguiti. E questo potrebbe essere costato la vita tanto a Marilyn Monroe quanto a JFK, le cui vicende non solo si intrecciano tra loro, ma anche con questioni di spionaggio internazionale.


Ian Fleming non solo ha lavorato nei servizi segreti della britannica Royal Navy durante la Seconda guerra mondiale, ma in quel periodo ha anche contribuito a istruire gli USA su come allestire il loro primo vero servizio di intelligence, l'Office of Strategic Service. Nel dopoguerra, sotto la direzione dell'ex agente dell'OSS Allen W. Dulles, l'organizzazione si trasforma nella Central Intelligence Agency: la CIA, per cui nei romanzi di 007 lavora Felix Leiter.
Dulles conosce Fleming e ne legge i romanzi, tanto da tentare di far realizzare ai suoi tecnici (invano, data la tecnologia dell'epoca) il localizzatore impiegato da 007 in "Missione Goldfinger" per seguire il proprio avversario. A sua volta Fleming e il suo personaggio leggono il libro di non-fiction di Dulles "L'arte del servizio segreto" (menzionato nel romanzo postumo "L'uomo dalla pistola d'oro").
In realtà "L'arte del servizio segreto" non è stato scritto da Dulles, bensì dal suo ghostwriter, il romanziere e spia E. Howard Hunt. Data la sua esperienza come scrittore di thriller, negli anni Sessanta Hunt viene inoltre incaricato dalla CIA di realizzare una serie di romanzi su un "James Bond americano", Peter Ward, che firma con lo pseudonimo David St. John. Ma purtroppo Hunt è abile anche negli intrighi del mondo reale e rappresenta una delle figure più inquietanti dei servizi segreti statunitensi. Come vedremo tra poco, il suo nome emerge a sorpresa nella storia di Marilyn.


Dalla stazione CIA di Città del Messico, il compito principale di Hunt è stato promuovere, tramite influenza politica o veri e propri colpi di stato, l'instaurazione di regimi di estrema destra, alleati degli USA, in America Latina. Come dicevo, Kennedy e Dulles non seguono i consigli di Ian Fleming e nel 1961 tentano di rovesciare il regime castrista, ormai legato all'Unione Sovietica, che ha persino  installato missili nucleari sull'isola; per questo, sotto la direzione di Hunt, vengono addestrati reparti di esuli cubani che tentano lo sbarco a Cuba, nella Baia dei Porci.
Quando la CIA si rende conto che il suo contingente di esuli sta avendo la peggio, chiede un intervento militare su Cuba al presidente Kennedy, che rifiuta, per non coinvolgere gli USA in un'invasione. JFK costringe quindi Dulles alle dimissioni e anche Hunt, che ne è il braccio destro, vede compromessa la propria carriera. Per questo dal 1961 lo scrittore-spia odia a morte i Kennedy
Il che rende molto sospetta una fotografia in cui Hunt sembra trovarsi nella Dealey Plaza a Dallas il giorno dell'assassinio di JFK; del resto, della Commissione Warren che indaga sull'attentato (e stabilisce che l'unico responsabile fosse il fanatico filocubano Lee Harvey Oswald) fa parte anche Allen W. Dulles. Lasciata la CIA nel 1970, E. Howard Hunt passa al servizio personale del presidente Richard Nixon, con l'incarico di danneggiare politicamente l'immagine dei Kennedy superstiti e di spiare il Partito Democratico; ma viene scoperto e condannato per il suo coinvolgimento nello scandalo Watergate, che porta alle dimissioni di Nixon. A seguito della notorietà mondiale procurata a Hunt da tale vicenda, i romanzi con Peter Ward sono pubblicati negli anni Settanta anche in italiano, sotto il vero nome dell'autore, nella collana Segretissimo di Mondadori (con le copertine di Carlo Jacono).

Torniamo al 1962. il presidente John Kennedy è sulla lista nera della CIA, che voleva prendere Cuba; lui e suo fratello Robert, ministro della Giustizia, sono entrambi sulla lista nera di Cosa Nostra, che ha procurato loro voti ma ora è oggetto di una crociata anticrimine condotta proprio da Robert; oltretutto le gang, per le quali Cuba prima della rivoluzione era una seconda Las Vegas, hanno collaborato con la CIA nelle operazioni segrete contro Fidel Castro, sperando di ristabilire i propri traffici nell'isola.
Nel 1962, Marilyn Monroe è amante prima di John Kennedy, poi di Robert Kennedy. Ma lo è stata anche di Frank Sinatra, cantante-attore notoriamente colluso con Cosa Nostra; infatti figura come proprietario del CalNeva (albergo-casinò sul confine tra gli stati di California e Nevada, per sfruttare le leggi di quest'ultimo in favore del gioco d'azzardo), che in realtà appartiene a Sam Giancana, boss di Chicago. Ovviamente Marilyn, come tutti gli amici di Sinatra (dal cantante-attore Dean Martin all'attore Peter Lawford, marito della sorella di John e Robert Kennedy) frequenta il CalNeva.
Ij questo periodo Marilyn è sorvegliata dall'FBI, dalla CIA e da vari detective privati tra cui Fred Otash, famigerato investigatore di Hollywood. La si sospetta persino di essere una spia, perché nel contempo ha una relazione con il regista José Bolaños, che la introduce fra gli intellettuali di sinistra di Città del Messico, alcuni dei quali potrebbero essere a loro volta in contatto con agenti sovietici: la donna che divide il letto con il presidente e il ministro della Giustizia degli USA sarebbe teoricamente in grado di passare informazioni molto riservate a Mosca.

Marilyn e Bolaños, da "Modern Screen", gennaio 1965

C'è però una conttraddizione stridente: Bolaños è nell'ambiente della sinistra a Città del Messico, ma risulta anche essere amico di E. Howard Hunt, che non solo è tuttaltro che di sinistra ed è un nemico dei Kennedy, ma pure un agente della CIA che a lungo ha operato da quelle parti. È una singolare coincidenza, oppure Bolaños è una spia infiltrata da Hunt tra gli intellettuali socialisti e comunisti? Ed è stato messo a fianco di Marilyn (che in quel momento è amante dei Kennedy) per fornire informazioni su di lei? E viene quindi usato da Hunt, forse a sua insaputa, per una vendetta trasversale contro i Kennedy, o addirittura un avvertimento per il destino che attende tanto John quanto Robert (assassinato nel 1968, quando si candida a nuovo presidente)?
Nel mio libro ero riuscito a smontare molte delle tesi complottiste sulla morte dell'attrice: potrebbe non essersi trattato di suicidio, tantomeno di omicidio, bensì di un'overdose accidentale, dovuta alla scarsa attenzione che Marilyn prestava ai farmaci di cui abusava; gli strani movimenti di quella notte in casa della diva potrebbero essere spiegati da una frenetica ricerca di materiale compromettente per i Kennedy, che non doveva arrivare alla stampa; le mancanze dell'inchiesta potrebbero essere dovute a clamorose sviste e a pressioni dall'alto per chiudere in fretta il caso.
Eppure, quando pensavo di avere smontato ogni tesi cospirazuonista, in un articolo dello scrittore Norman Mailer ho scoperto il legame Bolaños-Hunt, che mi ha aperto un'intera nuova pista. L'ultima apparizione pubblica di Marilyn fu a New York il 28 maggio 1962, quando cantò "Happy Birthday, Mr. President" per John Kennedy, nato il 29. Festeggiare un compleanno in anticipo porta sfortuna: Marilyn e JFK sarebbero entrambi morti entro diciotto mesi. E nei due casi, in un modo o nell'altro, aleggia la presenza di E. Howard Hunt, un agente della CIA che si è conferito da solo la "licenza di uccidere".






domenica 31 luglio 2022

Marilyn e Diana: due morti "accidentali"

Marilyn e i Kennedy, dipinto di Carlo Jacono (1998)


Ultimo appuntamento della stagione e doppio mistero, sul filo di due anniversari che ricorrono nelle prossime settimane. Il primo è quello della scomparsa di un mito di Hollywood: la trentaseienne Marilyn Monroe il 5 agosto 1962. Sessant'anni fa l'attrice fu trovata morta nella sua casa di Brentwood, Los Angeles, uccisa da un'overdose di sonnifero.
L'autopsia decretò un "probabile suicidio", anche se un'inchiesta successiva ammise una possibile overdose accidentale. Si sa che Marilyn - vittima di gravi traumi nell'infanzia - era in cura presso uno psichiatra, il dottor Ralph Greenson, che le prescriveva farmaci in quantità industriale. Aveva persino una domestica-infermiera, la signora Eunice Murray, che aveva il compito di somministrarle i medicinali, ma a volte Marilyn li prendeva anche per suo conto. Non è da escludere che si sia trattato di un tragico errore.
Senonché Marilyn era suo malgrado al centro di diversi intrighi, che hanno dato origine a mille ipotesi di complotto. Si sa che era sotto la sorveglianza dell'FBI, perché frequentava vari intellettuali (incluso il drammaturgo Arthur Miller, suo ex-marito), fra cui si sospettava ci fossero spie sovietiche. Era stata amante del presidente John Kennedy, che in quel momento era in pessimi rapporti con la CIA. Poi era stata amante del fratello Robert Kennedy, ministro della Giustizia, impegnato nella lotta al crimine organizzato. Però era stata anche amante di Frank Sinatra, di cui sono note le amicizie mafiose. Marilyn potrebbe essere stata vittima di una vendetta trasversale nei confronti dei Kennedy, che sarebbero stati entrambi assassinati negli anni successivi.
Ma anche a non voler essere complottisti, c'è una coincidenza sospetta: l'ultimo fidanzato di Marilyn, il regista messicano José Bolaños, era amico di Howard Hunt, l'agente della CIA di cui abbiamo parlato a proposito del caso Watergate; Hunt è sospettato anche di essere coinvolto nella morte del presidente Kennedy. A questo punto c'è da chiedersi se la morte di Marilyn Monroe sia stata davvero un suicidio o un'overdose accidentale.


Il secondo anniversario di cui parliamo oggi è tra un mese: venticinque anni dalla morte di Lady Diana Spencer, del suo fidanzato e del loro autista, il 31 agosto 1997 in un incidente a Parigi. Anche lei è scomparsa a soli trentasei anni, anche lei è al centro di ipotesi di complotto.
Dopo il divorzio dal principe Carlo era diventata un'importante figura mediatica, superando in popolarità la famiglia reale britannica. Aveva dato inizio a una campagna internazionale contro le mine antiuomo e sostenuto il Partito Laburista, che doveva in parte a lei la vittoria alle elezioni. Si era fidanzata con il produttore cinematografico Dodi al Fayed, figlio dell'egiziano Mohammed al Fayed - proprietario dei grandi magazzini Harrods a Londra dell'Hotel Ritz a Parigi - e nipote del celebre finanziere saudita Adnan Kashoggi. E oltretutto l'ex-marito, allora come oggi erede al trono d'Inghilterra, non poteva risposarsi con la fidanzata Camilla finché Lady Diana era viva. Sotto molti aspetti era una donna scomoda e in certi ambienti già a metà agosto correva la voce che sarebbe successo qualcosa entro la fine dell'estate.
E infatti "qualcosa" è successo il 31 agosto, anche se all'epoca non si poteva parlare di "complotto". I media accusavano prima i paparazzi che correvano dietro a Lady Diana - ma che lei aveva imparato a gestire benissimo - e poi l'autista Henri Paul che non era affatto ubriaco come si sosteneva all'epoca, come avrebbero dimostrato le riprese dalle videocamere di sicurezza del Ritz di Parigi. Io invece scoprii uno dei possibili metodi per sabotare l'automobile e causare l'incidente, e ci si scrissi sopra un romanzo intitolato "Ladykill-Alla ricerca della verità sulla morte di Lady D", che si trova su Amazon nella nuova edizione di Oakmond Publishing dello scorso anno. Dopo venticinque anni è ancora considerato la ricostruzione più plausibile di un ipotetico complotto e punta il dito su un gruppo clandestino legato ai servizi segreti di Londra, all'epoca già sospettato di vari omicidi. Posso dire che all'epoca è stato molto apprezzato da Corrado Augias e ha ancora oggi lettrici e lettori.
D'altra parte, come dice lo studioso del complottismo Bob Brotherton, autore del saggio "Suspicious Minds", è sbagliato credere ciecamente a qualsiasi complotto, ma è altrettanto sbagliato escluderli a priori, perché talvolta c'è davvero qualcuno che insabbia o disinforma.





Iperwriters - Sublime nulla

Iperwriters - Editoriale di Claudia Salvatori Letteratura italiacana - 99 - Sublime nulla Venerdì, ore 13. E dopo non succede niente. Ma non...