mercoledì 25 marzo 2026

Spy Game incontra Alberto Costantini


Nell'ambito degli incontri con autori e autrici della collana in ebook Spy Game - Storie della Guerra Fredda di Delos Digital, oggi parliamo con Alberto Costantini.
Scopriamo i segreti di un autore che spazia dalla saggistica al fantastico, ma ha sempre tenuto d'occhio la spy story, fino a entrarci a pieno titolo con Missione Iraq, un romanzo in tre parti pubblicate rispettivamente nei mesi di marzo, aprile e maggio 2026.

SG: Parlaci di Missione Iraq, pubblicata in tre uscite consecutive di Spy Game, la collana fondata dal maestro della spy story italiana Stefano Di Marino.

AC: Se è vero, come diceva Oscar Wilde, che “perdere un genitore può essere considerata una disgrazia; perderli entrambi è segno di trascuratezza”, anche perdere una spia da qualche parte in Medio Oriente non è uno scherzo, soprattutto se questa era stata intrufolata ai tempi del Duce e ancora negli anni Ottanta era operativa, nonché al centro di vicende molto, molto delicate.
Bene. Per cercarne le tracce (o rassegnarsi alla sua dipartita), occorre una copertura convincente; niente di meglio, quindi, che affiancare una donna iraqena - che da anni vive in Italia e lavora per i Servizi - ad Andrea, archeologo che ha partecipato a numerose campagne di scavo, con la perfetta, giustificata copertura di dover ispezionare un sito presumibilmente danneggiato nella dura guerra Iran-Iraq.
I due, via Tunisi e Amman, raggiungono l’Iraq, dove Andrea riprende il contatto con gli archeologi locali. Il sito risulta sul serio danneggiato, ma emergono comunque reperti che non erano stati individuati in precedenza.
Anna intanto svolge con discrezione le sue indagini…


SG: Missione Iraq rappresenta (ma se sbagliamo, correggici!) il tuo esordio ufficiale nella narrativa di spionaggio. Cosa ti ha portato a questo genere?

AC: È vero, ma tanto nei romanzi di fantascienza come in quelli storici e di avventura, di missioni non troppo diverse ne avevo già messa in campo più di una.
Qualche esempio. In Stella cadente (Premio Urania 2006), nel terzo episodio una spia americana viene paracadutata per indagare su certi strani scavi operati dai nazisti nel Norditalia, e nei romanzi La guerra dei Multimondi e L’Eresia del Multiverso gli agenti operano addirittura in un universo parallelo.
Ma Napoleone è morto ad Arcole? vede la protagonista, una spia veneta del XVIII secolo al soldo degli Inquisitori di Stato, spedita nel nostro tempo con una delicatissima missione.
Nell’ucronico Il cratere ove gorgoglia il tempo un gruppo di soldati e studiosi è incaricato di dipanare un bel mistero “scoppiato” (letteralmente) in zona nemica.
Passando ai romanzi storici, ne I Figli del Leone il giovane romano Marco deve relazionare la Repubblica sullo stato delle mura e delle difese di Cartagine, e in Attila, il Principe delle Locuste, il protagonista è un ufficiale romano specializzato nell’infiltrarsi fra i barbari.
È altresì vero che Missione Iraq è il mio primo romanzo inserito in una collana di storie di spie.

In questa vicenda, dimostri di conoscere bene il genere spionistico. Quali sono le tue esperienze come lettore o spettatore di storie di spionaggio?

Naturalmente, come tutti, ho visto dozzine di film, e come molti ho letto i classici dello spionaggio, oltre a qualche storia un po’ dozzinale, compresi ovviamente i romanzi di spionaggio-fantascienza, spionaggio-fantapolitica eccetera.
Aggiungo che fin da bambino adoravo leggere saggi di storia, soprattutto del Novecento, e mi sono appassionato alle vicende in cui spie alleate, comuniste o naziste hanno cercato di dare una svolta alla guerra, qualche volta persino riuscendoci.
Una volta deciso di cimentarmi in una spy-story senza più commistioni o simbiosi, sono partito da quello che conoscevo.
Ho insegnato per trentasette anni, quindi niente di strano se il protagonista è un docente. Ho studiato Lettere Antiche, quindi il nostro insegnate delle Medie è altresì uno storico o un archeologo. A questo punto, meglio un archeologo, e la copertura era pronta.
Avevo appena finito di rileggere il volume dedicato da De Felice all’Italia fascista durante la Guerra, comprese certe operazioni diplomatiche, ideologiche e militari in Medio Oriente. Quindi, la scelta è caduta sull’Iraq.
Da ultimo, avevo letto un saggio sul famoso “Lodo Moro”, che peraltro fu faccenda molto più complicata e prolungata nel tempo.
Ora gli ingredienti c’erano tutti; serviva soltanto una storia che reggesse il gioco narrativo.
Naturalmente, una volta impostata la trama, mi sono documentato sugli aspetti specifici e mi dispiace se a quel tempo (otto mesi fa, mica tanto) ignoravo l’esistenza di un Copilot che mi avrebbe reso la ricerca dei luoghi, dei tempi e degli eventi molto più facile.


SG: Raccontaci il tuo percorso come scrittore tra saggi a narrativa di genere.

AC: La mia è una storia bella e istruttiva, tant'è vero che la racconto in tutte le occasioni, aggiungendovi via via sempre qualche nuovo particolare.
Da bambino non sono stato il classico appassionato di romanzi che a dodici anni scrive il primo racconto e a tredici inizia a tormentare i professori perché leggano il suo giovanile capolavoro.
Dirò anzi di più e di peggio: ero il classico ragazzino non lettore, ma la colpa non era tutta mia, bensì di scelte infelici su cosa mettermi in mano; per meglio dire: di libri che sarebbero stati adattissimi a un altro bambino o un ragazzo della mia età ma che io proprio non digerivo.
Di qui la mia predilezione per la saggistica, soprattutto di Storia ma anche di popoli, viaggi, esplorazioni, luoghi strani.
Aggiungo che fin dalla terza media avevo iniziato a seguire con passione le vicende della politica, soprattutto internazionale.
Il servizio militare mi ha dato l'occasione di leggere o rileggere tutti i romanzi che mi mancavano, e gli esami di abilitazione per la scuola mi hanno costretto a un tour de force non indifferente.
A quel punto, ho scoperto che leggere mi piaceva, solo che dovevo essere io a scegliere; e dai quattordici anni in poi sono stato il Dottor Jekyll e Mister Hyde: romanzi classici come insegnante, narrativa “di genere”, possibilmente genere alto, per il mio divertimento.
Quanto allo scrivere qualcosa di mio, non ci pensavo proprio, almeno di narrativa, perché avevo già cominciato a buttare giù i primi saggi.
Le ragioni di questa repulsione le ho spiegate parecchie volte, ma una delle principali era che, soprattutto al tempo in cui ero ragazzo, odiavo i narratori che chiamavo "spudorati", ossia quelli che approfittano della pagina bianca e della finzione narrativa per spiattellare all'universo intero i loro problemi personali o esistenziali.
Così, quando ho trovato finalmente il coraggio di inventarmi io delle storie anziché limitarmi a leggere quelle degli altri, mi sono orientato verso due generi che mi consentivano un sufficiente distacco, ossia la fantascienza e il romanzo storico: come a dire due modi per allontanarmi nello spazio e nel tempo.
Visto poi che quelle storie tutto sommato mi divertivano e piacevano a qualcuno, ho insistito con questi generi, anche con qualche esito positivo, come è stato per le due volte che ho vinto il Premio Urania.
Probabilmente avrei continuato con il binomio fantascienza-storia, se sulla mia strada non avessi incontrato le premiata ditta Delos Digital, che offriva agli autori un ventaglio di possibilità fra i generi più diversi della letteratura di genere, e uso questa ripetizione consapevolmente. 
Giusto qualche giorno fa, un'intelligenza artificiale mi ha raccomandato di non mettere nel curriculum personale, da inviare a una casa editrice, la mia esperienza di scrittore di genere, rimanendo quindi sul generico, perché persino un solo accenno alla fantascienza avrebbe destinato anche un buon romanzo mainstream al cestino.
Io mi rifiuto di credere che le intelligenze artificiali che valutano i manoscritti siano state addestrate a triturare tutta la fantascienza che passa sotto i loro occhi, se occhi hanno; però è un fatto che, quando uno si trova incastrato nella letteratura di genere, viene sempre guardato con un po' di sospetto.
Un sospetto - mi si consenta di dirlo - del tutto incongruo, in quanto si può benissimo scrivere un racconto di anticipazione o un romanzo storico e vederlo vincere il Nobel per la letteratura.
Ma qui il discorso ci porterebbe lontano.
Ho quindi inviato racconti alla serie che pubblica weird e alla collana di romanzi per ragazzi, poi sono entrato nel mondo del fantasy e dei romanzi di indagine...
Tutto sommato, per uno che ha scritto tante storie d'avventura, offrirsi per una spy story non mi e sembrato neanche tanto strano.
E questa è la mia storia.

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