Iperwriters - Editoriale di Claudia Salvatori
Letteratura italiacana - 88 - Scuola di fumetto
Venerdì, ore 13. Come dicevo, alle soglie del secondo millennio le accademie di fumetto e le scuole per sceneggiatori immettevano sul mercato vagoni di aspiranti fumettisti. Erano i figli di quelli che (pur dotati di istruzione universitaria) confondevano la sceneggiatura con la scenografia. Certamente, il mestiere di sceneggiatore era mooolto appetibile: così creatiiiiivo, così appagaaaante, così diverteeeeente!!!
Ma la grande editoria a fumetti era in sofferenza. Restavano le roccaforti, molto ambite, della Disney Italia e di Sergio Bonelli Editore. A meno di poter espatriare in America o in Giappone, reami fiabeschi delle nuvole parlanti.
La Disney Italia, dopo un decennio di forte espansione, e Bonelli, passato il boom di Dylan Dog, risentivano di un calo di vendite, come del resto le collane Mondadori di fiction da edicola. La caduta libera de Il Giallo Mondadori è parallela (e si spiega) con l'ascesa del giallo “raffinato” che appariva in libreria. Ogni editore lanciava e sosteneva il suo giallista o noirista di punta, e il pubblico seguiva questa moda, abbandonando le più “rozze” e “semplici” pubblicazioni seriali.
Nel caso del fumetto credo si sia verificato lo stesso passaggio, in modo meno evidente, più sotterraneo, impalpabile, ma con analoghi risultati: dalle edicole (che peraltro oggi sono falcidiate anche come luoghi fisici di vendita) alle fumetterie d'élite e alle fiere per un popolo di collezionisti e appassionati.
Le mie esperienze personali mi lanciavano continui segnali d'allarme. Registravo, per esempio, la tendenza ad agglomerare il lavoro in terribili brainstorming, che per me erano schiacciamenti e spremute di talenti, costitutivi dell'attuale AI. E la tendenza a incanalare i generi di fiction in regole sacre e inviolabili, a cancellare ogni impulso di originalità, stile, peculiarità di immaginario e linguaggio a favore di una omologazione dei prodotti allo scopo di fidelizzare un pubblico che peraltro progressivamente si allontanava sempre di più.
Tutto doveva essere pensato e fatto in gruppo, o da una sola persona tenuta a esprimersi come un gruppo, o da più persone tenute a esprimersi come una sola persona che serviva un target di destinazione.
Ora, io non avevo problemi a clonare strutture e linguaggi. Ma l'idea di far parte di un gruppo di lavoro mi angosciava.
("Gruppo di lavoro", immagine realizzata mediante AI, ça va sans dire)
Ma la grande editoria a fumetti era in sofferenza. Restavano le roccaforti, molto ambite, della Disney Italia e di Sergio Bonelli Editore. A meno di poter espatriare in America o in Giappone, reami fiabeschi delle nuvole parlanti.
La Disney Italia, dopo un decennio di forte espansione, e Bonelli, passato il boom di Dylan Dog, risentivano di un calo di vendite, come del resto le collane Mondadori di fiction da edicola. La caduta libera de Il Giallo Mondadori è parallela (e si spiega) con l'ascesa del giallo “raffinato” che appariva in libreria. Ogni editore lanciava e sosteneva il suo giallista o noirista di punta, e il pubblico seguiva questa moda, abbandonando le più “rozze” e “semplici” pubblicazioni seriali.
Nel caso del fumetto credo si sia verificato lo stesso passaggio, in modo meno evidente, più sotterraneo, impalpabile, ma con analoghi risultati: dalle edicole (che peraltro oggi sono falcidiate anche come luoghi fisici di vendita) alle fumetterie d'élite e alle fiere per un popolo di collezionisti e appassionati.
Le mie esperienze personali mi lanciavano continui segnali d'allarme. Registravo, per esempio, la tendenza ad agglomerare il lavoro in terribili brainstorming, che per me erano schiacciamenti e spremute di talenti, costitutivi dell'attuale AI. E la tendenza a incanalare i generi di fiction in regole sacre e inviolabili, a cancellare ogni impulso di originalità, stile, peculiarità di immaginario e linguaggio a favore di una omologazione dei prodotti allo scopo di fidelizzare un pubblico che peraltro progressivamente si allontanava sempre di più.
Tutto doveva essere pensato e fatto in gruppo, o da una sola persona tenuta a esprimersi come un gruppo, o da più persone tenute a esprimersi come una sola persona che serviva un target di destinazione.
Ora, io non avevo problemi a clonare strutture e linguaggi. Ma l'idea di far parte di un gruppo di lavoro mi angosciava.
("Gruppo di lavoro", immagine realizzata mediante AI, ça va sans dire)

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