venerdì 6 agosto 2021

Stefano Di Marino, l'ultimo gigante


Un ricordo da Andrea Carlo Cappi

Di solito alla morte di uno scrittore, si dice qualcosa come "Con la sua scomparsa, perdiamo una delle firme più illustri..."
No, con la scomparsa di Stefano Di Marino ne perdiamo almeno due: la sua e quella del suo alias Stephen Gunn (senza contare gli altri numerosi pseudonimi occasionali). Ognuna delle due - singolarmente - per qualità, quantità e passione delle opere, va ben oltre la produzione di qualsiasi scrittore italiano di oggi e si confronta direttamente con figure a cui è stato più volte accostato, come Emilio Salgari e Giorgio Scerbanenco.
Era un narratore - per usare la definizione che preferiva - senza pari non solo nel panorama italiano, ma anche a livello mondiale. E questo l'ho detto e scritto mille volte ben prima di oggi. Un romanziere in grado di passare da un genere all'altro della narrativa popolare, anche se noto soprattutto per la sua immensa, trentennale produzione nel campo della spy-story, spesso con connotazioni avventurose, ma con una profonda competenza sui retroscena del mondo dell'intelligence; la sua serie Il Professionista edita da Segretissimo Mondadori è un successo ininterrotto dal 1995, tant'è che nel 2020 per celebrarne i venticinque anni ha pubblicato da Bloodbuster Edizioni un volume di backstage per i suoi lettori più appassionati. Stiamo parlando di thriller che non hanno nulla da invidiare ai più noti autori stranieri del settore.
Ma era anche saggista su cinema, narrativa, arti marziali (di cui era un maestro riconosciuto), viaggi e ultimamente storia, con i recenti volumi sulla Legione Straniera e le culture Native American. Autore di centinaia e centinaia di titoli. Il più grande scrittore contemporaneo di letteratura di genere.
Non ci credete?
Solo negli ultimi due o tre mesi, con il suo nome, sono usciti il saggio Comanche da Odoya, l'horror Voodoo Darkness da Weird Books e il thriller all'italiana Il bacio della mantide da Oakmond. Mentre, come Stephen Gunn, ha pubblicato da Segretissimo Mondadori a giugno il nuovo volume de Il Professionista Story (con la riedizione di Campi di morte e l'inedito Fiesta di piombo), a luglio il nuovo romanzo Pistole in vendita, da pochi giorni il nuovissimo Terra di fuoco.
Questo solo negli ultimi tre mesi.
E allora, direte voi (se non siete tra i suoi fedeli lettori), "Perché non lo abbiamo mai sentito nominare? Perché non l'abbiamo mai visto come opinionista in tv? Perché nessuno ci ha detto che i suoi libri meritavano di essere letti?" 
Ecco.
Perché in Italia di autori come lui non si parla. E non si deve parlare. Ma soprattutto di lui, perché era (e rimane) il più grande. Tutte le volte che mi è capitato di presentarlo, la prima cosa che dicevo di lui era: lo scrittore di genere più venduto e letto in Italia. Ma pochi, al di fuori del nostro ambiente, lo sapevano,
Certo, i libri in edicola non vanno nelle bestseller list, anche se vendono più di molti che escono in libreria. Vengono considerati di serie B, così come i loro autori. Non importa se oltre a divertire il proprio pubblico dalle edicole (o "far sognare", come ha scritto oggi di lui una lettrice) ogni tanto pubblicano in libreria saggi che richiedono anni di studio e ricerche, come peraltro spesso avviene anche per i romanzi.
Per essere sincero, credo che sia frustrante, per un autore di tale livello, il disinteresse assoluto che l'Italia gli ha metodicamente tributato, al punto da nascondere il suo successo, impedendo che il suo pubblico potesse crescere ancora. Il che si traduce, dal punto di vista pratico, nel paradosso di essere al tempo stesso uno scrittore di riferimento, un autore bestseller, un maestro di molti generi, ma nel non essere riconosciuto a livello di cultura (cultura popolare, beninteso) e dover fare con attenzione i conti a fine mese.
So che Stefano - un collega, un amico e un fratello di narrativa - ha passato mesi difficili per questioni di famiglia che gli sono costate stress, denaro, preoccupazioni, amarezza. È stato un periodo difficile per lui, di cui non ha voluto parlare più che tanto su Facebook, dove appena aveva un momento libero consigliava invece, come sempre, libri e film (anche su questo era un punto di riferimento). L'ultima volta che l'ho sentito, ma vale per tutti gli amici, era difficile cogliere un segno di cedimento in un uomo che era stato sempre un tenace combattente, sempre pieno di idee e iniziative.
Invece non potrò più scambiare con lui opinioni su tecniche di narrativa, situazioni internazionali, fumetti o film d'azione. E come me soffrono tutti i suoi moltissimi amici, orfani di una figura insostituibile.
Non so cosa abbia scritto nel biglietto in cui avrebbe spiegato le sue motivazioni. Ignoro se la sua scelta di abbandonare questo mondo sia dovuta a un crollo inaspettato dopo le prove cui è stato sottoposto, o se ci sia anche un'altra motivazione. È stato chiamato per decenni "il nuovo Salgari". E sappiamo tutti che scelta fece Salgari quando scrisse "Vi saluto spezzando la penna." Se così fosse, tutti coloro che l'hanno ignorato e disprezzato in questi anni hanno contribuito a spingerlo fuori da quella finestra e a farci perdere un grande narratore.
Diceva spesso che, come scrittori popolari, siamo nani che salgono sulle spalle dei giganti che ci hanno preceduto. In realtà l'ultimo gigante è stato lui.

11 commenti:

  1. Una persona gentile. Diversa, troppo diversa dai suoi eroi di carta.

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  2. un vero 'grande', mai arrogante, anzi sempre gentile anche con chi, rompeva le tasche su l'ultimo Segretissimo, mi mancheranno i Suoi ...

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  3. Tutto drammaticamente vero. Amava il suo lavoro, ma non nascondeva la frustrazione. Ha avuto molto meno di quanto avrebbe meritato

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  4. Andrea, bellissime parole. Hai espresso tutto quello che penso. Un abbraccio purtroppo solo virtuale.

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  5. Davvero un bellissimo articolo, scritto da un amico per un amico che per tutti noi rimarrà il "nostro" Prof. Lascia sgomenti la sua dipartita e forse, gli eventi occorsi negli ultimi tempi lo hanno privato del senso di libertà che ha sempre manifestato (per chi lo ha conosciuto di persona) e per chi, come me, ne ha potuto apprezzare le sue opere. Chissà... Rimane sicuramente l'amarezza di non averlo più con noi.

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  6. Da ieri sento e leggo notizie eppure non riesco ancora a crederci, è una persona splendida e disponibile quella che perdiamo, che non ha mai negato una parola a nessuno ed è sempre stata disponibile anche quando poteva benissimo rimanere sulle sue. Di nuovo, una notizia semplicemente incredibile.

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  7. Solo tu potevi restituire con questa efficacia Stefano in tutta la Sua poliedricità e in tutto il Suo valore, umano e professionale. C'è davvero qualcosa di salgariano nella Sua pagina finale. Sono ancora incredulo.

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  8. Andrea, condivido parola per parola il tuo pensiero: un gigante! Come tanti amici di Stefano, persone a lui care e suoi estimatori, provo sgomento... sono scioccato e dispiaciuto. Grazie a Stefano ho pubblicato il mio primo racconto, uno spystory sotto pseudonimo... come è nella tradizione della "Legione": gli sono stato e sempre saró riconoscente per la generosità, fiducia e l'opportunità. Tu Andrea, Stefano, Giancarlo Narciso e Andrea G. Pinketts, con le vostre opere, con quello che avete sempre detto alle vostre mirabolanti e imprevedibili serate Borderfiction sullo scrivere, mi avete dato il coraggio di proporre i miei primi scritti, facendomi venir voglia di provare ad entrare nella squadra, mia fonte ispiratrice. Arrivederci, Prof, mancheranno i tuoi consigli su libri e film da vedere, la tua ironia, le tue sferzate di energia del mattino... Basta, troppe parole, e nessuna forse adeguata a rendere idea del dolore che provo e del vuoto che lasci... ti abbraccio con affetto, Stefano, ciao Prof!

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  9. Da trent'anni amico, punto di riferimento, consolatore, confessore dei miei problemi... grande autore in un'italietta editoriale che premia soprattutto chi si sa vendere bene anche senza alcuna vera capacità: grazie per quanto hai scritto

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  10. Direi che la mano del colonnello Karpov, capo dei servizi segreti albanesi, è facilmente distinguibile sullo sfondo di questa tragedia.

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  11. Cappi,cristo di un dio, mi hai fatto piangere

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