Iperwriters - Editoriale di Claudia Salvatori
Letteratura italiacana - 91 - Ritirata senza disonore
Venerdì, ore 13.
Vi chiederete perché, se avevo avuto accesso alle due più ambite case editrici di fumetto italiano, non ho lottato per mantenere le posizioni raggiunte, quello che avevo conquistato.
Intanto, per prima cosa, non avevo conquistato nulla. Fornivo prestazioni seriali su personaggi e testate creati da altri, anche se inoculavo spesso sangue e immaginario miei. Con nessuno dei due editori potevo pubblicare una serie di storie con un personaggio mio.
E le mie quotazioni non erano alte quanto avrei desiderato e creduto di meritare. Quando sono scivolata fuori, nessuno dei due editori ha fatto qualcosa per trattenermi, cosa che mi confermava di non avere una “posizione”.
Alcune persone (poche) mi dicevano: "Non capisco, hanno una personalità come te e non ti usano." Il fatto è che nessuna personalità era più desiderabile. Distinguersi significava solo ingombrare.
Ero stanca. Mi sentivo a un punto morto. Non sarei mai andata oltre. E scrivere a regime forfettario, senza maturare diritti d'autore, è un lavoro usurante.
Mi ero accorta che gli appartenenti alla nuova aristocrazia avevano messo gli occhi sul fumetto, dopo aver ingoiato letteratura e cinema. Non ci sarebbe più stata sana competizione, ma solo affiliazione. Quando l'avversario è troppo forte, la ritirata non è da codardi. Ritirarsi, non smettere di combattere. E come si legge del libro del Samurai, è inutile piangere perché non viviamo nella stagione dei fiori di ciliegio.
Verso la fine della collaborazione con la Disney sono in Brianza per partecipare a un gruppo di studio per sceneggiatori. Ci viene fornita una serie di testi per scrittori e sceneggiatori di film (ne avevo già alcuni), ma la vera sorpresa è l'insegnante. Uno scrittore che ha pubblicato un giallo con Marco Tropea appena un anno dopo di me, per cui sono un'anonima sceneggiatrice, non avendomi mai conosciuta di persona. Ci fa eseguire alcuni esercizi individuali, a coppie o gruppi.
Uno scrittore di livello non superiore al mio, insomma, viene pagato per insegnarmi quello che già ho imparato a fare da sola e per cui da vent'anni mi pagano.
Avevo cominciato a scrivere e sceneggiare perché non tutti potevano farlo. Ora, grazie a un lavoro di ingegneria costruttiva, lo avrebbero fatto tutti.
(Immagine realizzata mediante AI)
