venerdì 20 febbraio 2026

iperwriters - Le fiere delle mie vanità

Iperwriters - Editoriale di Claudia Salvatori

Letteratura italiacana - 86 - Le fiere della mia vanità


Venerdì, ore 13. Vi ricordate la pubblicità dell'autopubblicazione apparsa nel nuovo millennio su treni e autobus?
Ha cambiato tutto: editoria, industria culturale e perfino la Fiera del libro di Torino. Ricordo ancora l'emozione provata la prima volta in cui ho partecipato come autore. Presento una copia di Schiavo e padrona all'accettazione e Max presenta un suo contratto di edizione come traduttore. Abbiamo i nostri lasciapassare per l'ingresso gratuito, e avremmo continuato a riceverli per qualche anno al nostro indirizzo di casa.
Oggi non è più così. Per entrare si paga, a meno di essere organizzatori o partecipanti a eventi e presentazioni. E un “comune” scrittore privo di notorietà difficilmente si trova in questa posizione. Non esiste più differenza fra pubblicato e autopubblicato.
Quella prima volta ero un'ignota, come lo ero sempre stata visitando la Fiera, e guardavo sgomenta la gente che correva in massa a vedere i personaggi televisivi. Ma ero almeno nello stand di Tropea, e mi sentivo sulla rampa di lancio verso il sol dell'avvenire.
Anno dopo anno, questo sole è impallidito lasciandomi ignota, su una rampa che somigliava sempre più a quella di una giostra di luna park, fra molti competitori da autoscontro e un'atmosfera di maligno snobismo. E ogni volta che ho partecipato alla Fiera del libro di Torino, ho sempre sofferto crudelmente. Certo, me lo meritavo, certo. La mia vanità doveva essere punita.
Certo, il mondo non aspettava i miei capolavori. Ma poteva almeno riconoscermi il merito dei miei lavoretti. Mi lasciava sempre esterrefatta constatare che nessuno si accorgesse della loro originalità. Quando invece, se io fossi stata quello che non ero (un editore o cacciatore di teste), avrei cercato solo innovazione, sperimentazione e volontà di raccontare il mondo al mondo, sia pure sotto metafora.
L'esperimento Tropea era stata un'amara delusione. Per me e per lui che (l'ho saputo da fonti esterne) aveva contato di guadagnare parecchi soldi investendo su di me.
Max mi diceva che Tropea mi stava facendo perdere del tempo, degli anni. Io gli rispondevo che al di fuori di lui non c'era un editore per me.
I fatti mi avrebbero dato ragione.

(Immagine realizzata mediante AI)


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