venerdì 3 aprile 2026

Iperwriters - Non ci sono più pecore


Iperwriters - Editoriale di Claudia Salvatori

Letteratura italiacana - 89 - Non ci sono più pecore

Venerdì, ore 13.
In realtà, non ho mai fatto parte di un gruppo di lavoro, a parte una settimana trascorsa alla sede di una emittente televisiva, fra sole donne, a ideare una sitcom erotica con sole donne sul modello di Sex and the city. sitcom mai venduta ed esperienza che mi ha confermata nei miei timori sul lavoro collettivo: se hai un'idea brillante viene manipolata, trattata con ammorbidente, limata alle attese generaliste... e infine il merito è diviso fra tutti.
Io, in un gruppo di lavoro, non solo non riesco ad avere idee brillanti, ma non posso neppure pensare e parlare. Avevo scelto di scrivere per alzarmi tardi, evitare autobus e treni e risparmiarmi la presenza fisica quotidiana di capi e colleghi. Capi e colleghi c'erano, e dovevo discutere con loro: ma l'ultima parola l'aveva il mio lavoro: che lo comprassero o no.
Così, con gioie e dolori, sono andata avanti per vent'anni. Se volete approfondire le mie vicissitudini negli anni ottanta leggete questa:
Negli anni novanta ero approdata a Bonelli, e come giallista ero stata assegnata alle testate gialle, Nick Raider (destinato a una prossima chiusura) e Julia (che non era nelle mie corde). Mi ci sono sentita stretta. In altri paesi e case editrici, per esempio la Marvel, uno sceneggiatore poteva intervenire su un personaggio innovandolo, se non sconvolgendolo. Lì non era possibile.
Per le mie vicende disneyane e la catastrofe della mia carriera da Bonelli vi rimando a questa, una delle interviste più complete che abbia rilasciato:
All'inizio degli anni duemila il mondo in cui avevo vissuto e lavorato non esisteva più. L'agenzia dei miei inizi, le case editrici che mi avevano dato di che vivere, come Ediperiodici e Lancio. La Dardo aveva chiuso. Topolino sarebbe passato alla Panini.
Gli sceneggiatori che avevo ammirato come Romano Scarpa e Carlo Chendi (quest'ultimo mio buon amico) erano in pensione. Non so che fine abbiano fatto altri che ho conosciuto a Genova, a Milano e a Roma. Spariti dal mercato, se non dal mondo.
Max e io, passeggiando sulle colline, avevamo fatto amicizia con pastori di pecore. Stavano per chiudere l'attività e non avremmo più visto il loro recinto e i loro agnelli. Noi vecchi fumettisti eravamo come quelle pecore. Non nel senso che seguivamo la coda dell'animale davanti a noi.
Nel senso che ora non si trova più pura lana.

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