giovedì 16 aprile 2026

Iperwriters - Il crepuscolo dei non-dei


Iperwriters - Editoriale di 
Claudia Salvatori

Letteratura italiacana - 90 - Il crepuscolo dei non-dei

Venerdì, ore 13. All'uscita di Superman non muore mai ero stata severamente rimproverata. I fumettisti sono dei tipi tosti che si divertono da paaaazzi! E io invece li avevo dipinti stralunati e disperati. Perché li avevo conosciuti così. Strani frutti della scuola dell'obbligo che pendevano non dagli alberi, ma dai concorsi per insegnanti e dipendenti pubblici. A domandarsi perché avessero un talento per le arti che non poteva trovare impiego. Chi si divertirebbe da pazzi in questa condizione? Piuttosto, pazzi ci si diventa, e non divertendosi affatto.
Ricordate che, molti editoriali fa, raccontavo del figlio di un operaio che aveva voluto diventare disegnatore di fumetti per non andare in fabbrica come suo padre? Bene, mi identificavo in quel disegnatore. Avevo trovato un sentiero adatto a me nella giungla delle belve, una via percorribile da quelli nati nella mia casta che avevano abbastanza immaginazione e disposizione al rischio o all'incoscienza, che poi è lo stesso.
I figli di papà avevano strade già pronte e ben comode. Ma ecco, verso la fine degli anni novanta erano sul nostro sentiero, a farci concorrenza. E loro sì, si divertivano da paaazzi! Il fumetto non era più un ghetto (o piuttosto il ghetto era stato fatto ascendere ai piani alti), e sceneggiare non era più da poveri.
L'editoria di intrattenimento popolare a fumetti è diventata sempre più piccola e stretta, come quegli isolotti erosi dalle maree e dalle eruzioni vulcaniche. Abitata da naufraghi e sorvolata da nostalgici.
Quando i vecchi giornalini straripavano dalle edicole era possibile, al culmine di una buona carriera, guadagnare di che vivere decorosamente. Durante la transizione al fumetto d'élite i compensi per sceneggiatori, anziché aumentare, sono diminuiti. Grazie al corto circuito fra vendite in picchiata e carica di nuovi sceneggiatori disposti a lavorare per pochi soldi, illusi e sfruttati.
Lo stesso è accaduto per la fiction seriale “di serie B”, divenuta un insieme di feudi governati dall'altissima borghesia radical-chic, l'aristocrazia dei giorni nostri.
Non c'era trippa per gatti di strada.
Non ricordo quando e cosa abbia sceneggiato per l'ultima volta, ma mentre scrivero Sublime anima di donna ero già disoccupata.

(Immagine realizzata mediante AI)

venerdì 3 aprile 2026

Iperwriters - Non ci sono più pecore


Iperwriters - Editoriale di Claudia Salvatori

Letteratura italiacana - 89 - Non ci sono più pecore

Venerdì, ore 13.
In realtà, non ho mai fatto parte di un gruppo di lavoro, a parte una settimana trascorsa alla sede di una emittente televisiva, fra sole donne, a ideare una sitcom erotica con sole donne sul modello di Sex and the city. sitcom mai venduta ed esperienza che mi ha confermata nei miei timori sul lavoro collettivo: se hai un'idea brillante viene manipolata, trattata con ammorbidente, limata alle attese generaliste... e infine il merito è diviso fra tutti.
Io, in un gruppo di lavoro, non solo non riesco ad avere idee brillanti, ma non posso neppure pensare e parlare. Avevo scelto di scrivere per alzarmi tardi, evitare autobus e treni e risparmiarmi la presenza fisica quotidiana di capi e colleghi. Capi e colleghi c'erano, e dovevo discutere con loro: ma l'ultima parola l'aveva il mio lavoro: che lo comprassero o no.
Così, con gioie e dolori, sono andata avanti per vent'anni. Se volete approfondire le mie vicissitudini negli anni ottanta leggete questa:
Negli anni novanta ero approdata a Bonelli, e come giallista ero stata assegnata alle testate gialle, Nick Raider (destinato a una prossima chiusura) e Julia (che non era nelle mie corde). Mi ci sono sentita stretta. In altri paesi e case editrici, per esempio la Marvel, uno sceneggiatore poteva intervenire su un personaggio innovandolo, se non sconvolgendolo. Lì non era possibile.
Per le mie vicende disneyane e la catastrofe della mia carriera da Bonelli vi rimando a questa, una delle interviste più complete che abbia rilasciato:
All'inizio degli anni duemila il mondo in cui avevo vissuto e lavorato non esisteva più. L'agenzia dei miei inizi, le case editrici che mi avevano dato di che vivere, come Ediperiodici e Lancio. La Dardo aveva chiuso. Topolino sarebbe passato alla Panini.
Gli sceneggiatori che avevo ammirato come Romano Scarpa e Carlo Chendi (quest'ultimo mio buon amico) erano in pensione. Non so che fine abbiano fatto altri che ho conosciuto a Genova, a Milano e a Roma. Spariti dal mercato, se non dal mondo.
Max e io, passeggiando sulle colline, avevamo fatto amicizia con pastori di pecore. Stavano per chiudere l'attività e non avremmo più visto il loro recinto e i loro agnelli. Noi vecchi fumettisti eravamo come quelle pecore. Non nel senso che seguivamo la coda dell'animale davanti a noi.
Nel senso che ora non si trova più pura lana.