venerdì 6 marzo 2026

Iperwriters - Il lungo addio alle nuvole parlanti


Iperwriters - Editoriale di Claudia Salvatori

Letteratura italiacana - 87 - Il lungo addio alle nuvole parlanti

Venerdì, ore 13. Mentre mi sto affannando a dare il mio modesto contributo alla letteratura italiacana, continuo a guadagnarmi da vivere scrivendo fumetti. Ma nel mondo delle nuvole parlanti le cose stanno cambiando: si affacciano nubi di tempesta (per alcuni) e nubi cariche d'oro (per altri).
Recentemente ho letto interventi e dibattiti sul passaggio dal fumetto come intrattenimento popolare al fumetto d'élite, la graphic novel assimilata ai prodotti delle letterature “alte”. La stessa transizione per cui è passato il giallo/noir/thriller, con le dovute differenze.
Un fenomeno che ha accompagnato e rispecchiato il mutamento sociale in corso negli ultimi decenni del Novecento: contrazione del mercato, concentrazione della promozione su una intellighenzia pomposa, cazzeggiante e arrogante, ed emarginazione di tutto il resto. I ricchi sempre più ricchi, i poveri sempre più poveri.
Questo fenomeno, io l'ho attraversato. Più o meno consapevole degli avvenimenti in corso, ma sempre fiutando la brutta aria che tirava .
Vedevo con sospetto corsi di scrittura creativa e corsi di sceneggiatura per film e fumetti in un contesto da sempre in crisi e ora al collasso. Plotoni di gente nutrita di belle speranze, pronta a piantare trionfalmente la bandierina sul proprio pezzo di terra, come coloni di un nuovo mondo. Ma il mondo era vecchio, e le poche terre fruttifere già occupate. Dove mai avrebbero lavorato, se gli editori chiudevano e l'inflazione di scrittori/sceneggiatori faceva crollare il valore del loro stesso lavoro?
Vedevo con sospetto le presentazioni di libri. Credo di aver assistito alle ultime presentazioni prestigiose e in grado di suscitare interesse all'inizio degli anni Ottanta. Poi, quando ha cominciato a presentare l'amico del cugino del cognato del vicino di casa, il pubblico si è giustamente allontanato. Vedevo con sospetto la microeditoria che lanciava libri destinati a sparire e poi spariva, in un flusso incessante di quella che in un'intervista definivo polvere creativa sparsa.
Ma il fumetto ha resistito più a lungo della narrativa, e io ho continuato a lavorare finché non sono uscita dall'ingranaggio, o meglio l'ingranaggio è franato. Ho smesso di sceneggiare istantaneamente, ma l'addio alle nuvole parlanti è stato lungo.

(Immagine: fumetti senza nuvole parlanti, da un fotogramma del film Fahrenheit 451 di François Truffaut, tratto dall'omonimo romanzo di Ray Bradbury)

mercoledì 4 marzo 2026

Miss Security - Intervista a una bodyguard donna

Immagine generata mediante AI

Intervista di Denise Jane Antonietti
(con la collaborazione di A. C. Cappi) 

Se per voi l'immagine della "guardia del corpo" è quella di un individuo robusto, vestito come "le Iene" di Tarantino, riconoscibile da occhiali neri, auricolare e fondina ascellare, forse vi stupirete scoprendo che a svolgere questo mestiere può anche essere una donna. Appena concluse le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, abbiamo avuto l'occasione di intervistare M. - che per motivi di discrezione preferisce mantenere l'anonimato - reduce da un delicato servizio di sicurezza in quei giorni.

Ciao M.! Grazie per aver accettato la nostra intervista. Prima domanda: raccontaci un po' del tuo lavoro, e come ci sei approdata: era il tuo sogno fin da bambina? Che cosa ti ha portato a questa scelta di carriera?

Ciao e grazie a voi!
Devo fare subito una precisazione: questo non è il mio unico lavoro, né qualcosa che potrei definire carriera.
Per dirla tutta, io non ho una carriera, un percorso lavorativo lineare, quanto piuttosto una serie di attività che svolgo a ritmo più o meno cadenzato. Non sono mai riuscita a inquadrarmi in una routine quotidiana standardizzata, per quanto abbia tentato, per diversi anni.
Si tratta piuttosto di servizi sporadici, per i quali servono disponibilità con preavvisi brevissimi e durante festività, un'ottima conoscenza della lingua inglese (e magari di altre lingue straniere), abilità di varia natura (sapere sciare, nuotare, cavalcare), capacità di reggere turni estenuanti anche di 17 o 18 ore al giorno, e di farlo, quando la situazione lo richiede, anche senza l'accesso a servizi igienici o cibo.
Diciamo che sicuramente serve grande resistenza fisica.
E devo ammettere che non è nemmeno qualcosa che ho scelto, quanto piuttosto un'opportunità che ho colto quando mi si è presentata.

Che iter bisogna seguire per arrivare al tuo profilo professionale? E' indispensabile avere un background nelle forze armate/di polizia?

Il background militare è utile, ma non indispensabile, come la pratica di arti marziali o tecniche di difesa personale: il concetto di security include molti servizi diversi, in cui possono essere ricercate diverse figure, dalla vera e propria bodyguard armata, fino al personale che sorveglia strutture in orario di chiusura.
In genere, in questo ambiente si arriva perché si conosce qualcuno che lavora già all'interno, e man mano ci si specializza acquisendo le competenze più spendibili, secondo il tipo di servizi che vengono più frequentemente offerti, dal primo soccorso alle tecniche di sopravvivenza, dal salvataggio in acqua alle discipline di combattimento.
Esistono poi dei corsi di formazione specifici, propedeutici, ma non indispensabili: i migliori colleghi che ho avuto hanno infatti imparato sul campo. Se non hai una naturale predisposizione e resistenza, non c'è corso che possa attrezzarti.

La close-protection, come anche tutti gli altri impieghi di ambito militare e paramilitare, sono considerati, quantomeno nella percezione comune, come ambienti prettamente maschili. Qual è stata la tua esperienza in questo senso?

Certamente l'ambiente è a maggioranza maschile: le figure femminili vengono appositamente ricercate su richiesta del cliente, in specifici casi, e restano una percentuale molto più bassa.
Spesso governanti e diplomatici dei paesi musulmani, per esempio, vogliono un "filtro" per le donne, le quali non si sentirebbero a loro agio circondate da personale esclusivamente maschile.
Oppure, come nel caso delle recenti Olimpiadi, certi gruppi di atlete desideravano espressamente mandare un messaggio di inclusività, circondandosi di addetti/e alla sicurezza maschi e femmine.

Quando non siete "sul campo", come si svolgono le vostre giornate? Che tipo di lavoro preliminare si fa prima dell'inizio di un incarico?

Quando i servizi vengono commissionati, la preparazione indispensabile prevede i sopralluoghi dettagliati sul teatro delle operazioni: vanno valutati i punti di drop in/drop off dei target, i mezzi di trasporto, la loro grandezza e le manovre possibili, nonché le vie di percorrenza, le location degli eventi, con le entrate/uscite e tutti gli accessi. È fondamentale avere una conoscenza empirica dei luoghi operativi.
Una volta ispezionati e valutati con il massimo dell'attenzione, si stabiliscono le aree da coprire e il ruolo di ogni collega, secondo il piano di spostamenti programmato. Quando c'è.
Il lavoro preparatorio è sicuramente una delle fasi più importanti: se fatto meticolosamente garantisce un servizio quanto più fluido possibile e la possibilità di gestire al meglio problemi di qualsivoglia natura.

Grazie per la tua testimonianza, M. E in bocca al lupo per il tuo prossimo incarico.